Aperture alternate dei negozi
E le domeniche raddoppiano

SAN GIOVANNI LUPATOTO. La soluzione elaborata dal Comune mette d'accordo la piccola e la grande distribuzione. Sia gli esercizi del centro storico e delle frazioni che quelli dei centri commerciali rispetteranno la regola delle sedici giornate, ma con date diverse
02/02/2012
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Il centro commerciale Verona Uno a San Giovanni Lupatoto

San Giovanni Lupatoto. Come preannunciato dal sindaco Fabrizio Zerman e dall'assessore al commercio Luciano Novarini l'amministrazione comunale, sul tema delle liberalizzazioni degli orari dei negozi, ha deciso di tenere la posizione della Regione che si oppone alla liberalizzazione selvaggia. Di conseguenza, in base alla legge del dicembre 2011, sono state individuate le 16 festività di apertura alle quale vanno aggiunte le domeniche del mese di dicembre. Una ordinanza del sindaco del 24 gennaio, scaturita dopo un incontro con le organizzazioni di categoria dei commercianti (che hanno espresso il loro parere), fissa le 16 domeniche di apertura dei negozi. Spiega l'assessore Novarini: «C'è stata piena convergenza tra piccola e grande distribuzione sulle 16 domeniche fissate dalla legge regionale. Erano presenti anche i rappresentati dei lavoratori che hanno appoggiato la scelta. Le festività sono differenziate e coprono le diverse esigenze dei commercianti. Ad esempio le apertura dei negozi della zona storica avverranno in concomitanza con eventi sportivi o manifestazioni popolari della comunità locale». Ancora una volta viene infatti effettuata una diversa regolamentazione fra la zona industriale-commerciale (dove ci sono i centri commerciali) e quella del capoluogo. Per la zona industriale commerciale che ricomprende tutto il territorio comunale situato oltre il canale Milani con l'esclusione di via Garofoli per il tratto compreso fra il canale e via Monte Comun, si potrà tenere aperto, oltre al 6 gennaio, il 12 febbraio, il 26 febbraio, l'11 marzo, il 25 marzo, l'1 aprile, il 15 aprile, il 29 aprile, il 13 maggio, il 3 giugno, l'8 luglio, il 9 settembre, il 14 ottobre, l'11 novembre, il 18 novembre e il 25 novembre e inoltre il mese di dicembre. Per il resto del territorio comunale (che comprende i negozi del centro di San Giovanni, di Pozzo e Raldon), le domeniche, oltre a quelle di dicembre, dove le saracinesche dei negozi potranno restare alzate sono, oltre al 6 e all'8 gennaio, il 18 marzo, l'1 aprile, il 22 aprile, il 13 maggio, il 27 maggio, il 10 giugno, l'8 luglio, il 16 settembre, il 30 settembre, il 7 o 14 ottobre (giorno della festa dell'agricoltura), il 28 ottobre, l'11 novembre, il 18 novembre e il 25 novembre. In sostanza, per 33 domeniche dell'anno, escluso agosto, ci saranno negozi aperti nei centri commerciali o nel centro storico oppure in entrambe le realtà. L'ordinanza introduce anche altre novità. Tutti gli esercizi commerciali hanno la possibilità di apertura al pubblico dalle 7 alle 22, stabilendo liberamente momenti di apertura e chiusura del proprio esercizio. Il negoziante è però tenuto a rendere noto al pubblico, mediante cartelli affissi, l'orario di effettiva apertura e chiusura. Inoltre, con la nuova disposizione, non è più obbligatoria l'osservanza della mezza giornata di chiusura infrasettimanale. E' stata invece confermata la possibilità per i negozi di frutta e verdura di vendere caldarroste e frutta di stagione nelle domeniche del mese di novembre. Per gli spacci che vendono prodotti propri permane l'obbligo di osservare l'orario di negozi che vendono prodotti similari. I pochi (superstiti) negozi che vendono generi alimentari al dettaglio possono «spostare» una delle aperture domenicali autorizzate per aprire il 18 marzo, giorno della tradizionale festa delle Bocche, o a Pasquetta (che quest'anno cade il 9 aprile). Il comune si è dunque attestato sulla linea dei negozi del centro storico (e della Regione Veneto) contraria alla totale liberalizzazione degli orari. La legge nazionale approvata dal Parlamento su proposta del governo Monti non pone invece nessun vincolo di orario per gli esercizi pubblici. I negozi di vicinato sono contrari a questa soluzione in quanto non sono in grado di reggere un l'aumento di costi a cui andrebbero incontro aumentando il personale e per le difficoltà di organizzazione interna a causa dell'ampliamento di orario.

Renzo Gastaldo




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