«Un'ingiustizia tassare i permessi di soggiorno»
INTEGRAZIONE. Fa discutere la proposta del Governo Monti. I diretti interessati non ci stannoGli stranieri: «Continuano ad aggiungere tasse e chiederci soldi» Tosi: «Normale pagare un contributo, soprattutto in tempi di crisi»
Alzano le barricate, gli stranieri, contro quella tassa sui permessi di soggiorno, prima studiata dal governo Berlusconi, poi apparsa sulla Gazzetta ufficiale del 31 dicembre, poi di nuovo messa in discussione.
I diretti interessati la ritengono un balzello ingiusto: la nuova norma prevede che gli immigrati, per ottenere il permesso, versino un contributo variabile da un minimo di 80 a un massimo di 200 euro a seconda della durata, in aggiunta agli altri costi della pratica. I ministri dell'Interno, Anna Maria Cancellieri e della Cooperazione, Andrea Riccardi, sembrano però aver fatto marcia indietro, annunciando di volerla modulare rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare.
Ma che ne pensano gli stranieri? «Ad avere la peggio siamo sempre noi. Per avere il permesso di soggiorno prima pagavo 70 euro: tra poco ci chiederanno cifre astronomiche», è il commento Moustapha, originario del Senegal ma residente da dieci anni in Italia e padre di tre figli. «Per fortuna ho un lavoro, ma i soldi che guadagno se ne vanno tutti in fretta per versare l'affitto, mantenere la famiglia e pagare anche tutte queste pratiche».
Perché i documenti non vengono rilasciati gratuitamente. Oggi il permesso di soggiorno costa circa settanta euro: 27,50 per il tesserino elettronico, 14,62 euro per la marca da bollo e altri 30 euro al momento della spedizione della raccomandata.
Daniela, originaria della Moldavia, vive a Verona da otto anni e lavora come domestica. «Sto cercando di fare il ricongiugimento con mio marito», spiega la giovane colf dell'Est europeo. «Quando arriverà sarà a mio carico, almeno fino a quando non troverà un lavoro e questa nuova tassa, se effettivamente verrà introdotta, andrà ad aggiungersi a tutte le spese che già devo sostenere». Ma c'è anche a chi va peggio. «Il governo lo sa che c'è la crisi: io non ho un lavoro e nemmeno una casa», racconta Sami, tunisino ma da 20 anni in Italia. «Continuano a chiederci soldi, ma noi dove li andiamo a prendere?».
Il sindaco Flavio Tosi, tuttavia, non condivide le perplessità del governo Monti sull'introduzione della tassa. «Viviamo in un momento di grave crisi economica, che comporta sacrifici per tutti», commenta Tosi. «Trovo assolutamente normale che gli stranieri paghino un contributo per avere il permesso di soggiorno. Non è una tassa, quei soldi servono a coprire le spese legate alle procedure amministrative». Abolire il balzello, secondo il sindaco, significa privilegiare una categoria di cittadini a scapito di altri: «Una scelta tutta politica, che un governo tecnico non avrebbe mai dovuto prendere».
Manuela Trevisani
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1 marlui46 09/01/2012 09:16 740 commenti
Per poter dire “se è abuso lo è in tutta europa” occorre aspettare ancora qualche anno (se va bene), il tempo perché l’Europa possa darsi, non solo una legislazione comune, ma un’economia comune: non basta certo una moneta comune nella crisi attuale! A questo punto, cioè nel momento dei sacrifici, ci sono forze che vorrebbero 1farci uscire dall’UE invece di insistere per proseguire il cammino di unificazione, 2distinguersi per non assumere le buone pratiche che si trovano in Francia e Germania etc. (dove le tasse si pagano tutte), 3contrastare lo straniero anche imponendo tasse oltre misura, mentre ne abbiamo sempre più bisogno (nelle case e nelle attività più dure). Ecco perché non dobbiamo infierire sui permessi di soggiorno.