Un'epopea tutta da leggere
La storia ricorda le imprese di balenti sardi o corsi, uomini d'onore siculi, criminali endragatusi o camorristi facili al coltello, affiliati della Sacra Corona Unita pugliese, sbudellamenti di faida albanesi o rizzigliate di Trinacria «alla Camilleri». Invece è epopea gardesana, tutta da leggere. La vicenda risale ai primi anni del Seicento e si svolge nell'alta riviera del Garda, di qua e di là del lago. Per chi ama la storia e la vuole collocare nel suo tempo con il ricchissimo apparato d'editti, proclami, corrispondenza con Palazzo Ducale, cronichon parrocchiali, istanze, suppliche, bandi, sentenze, testimonianze, processi, relazioni scritti in volgare maccheronico delizioso, raramente in latino questo è il libro che ci vuole.
L'ACRIBIA dell'autore Claudio Povolo rimanda a Jacques Le Goff e alla sua ricostruzione della vita di un villaggio francese del Trecento, dove il grande storico ci dice pure cosa mangiavano, come vestivano e di cosa morivano allora. Dall'indagine sul bandidismo gardesano seicentesco esce un quadro sorprendente di violenze, soprusi, vendette, tresche, trame, intrighi, efferatezza delle fazioni, crudeltà gratuite (prigioni sempre al buio), pompa prelatizia-governativa, per non parlare del linguaggio scritto che varia dal pompieristico, ampolloso, stuccchevole messaggio alle Loro Eccellentissime Signorie al trucibaldo delle descrizioni dei briganti.
TERRE oggi relativamente tranquille, quelle del Garda. Ma qui, si apprende, ci si è scannati con largo profitto: per fare un confronto, nel Trecento in Italia c'erano 100 omicidi ogni 100mila abitanti, oggi ce n'è uno. Alla banda Zanzanù, a Salò, murarono due lapidi a perenne memoria, e monito, di quegli «Homini scelerati e ribaldi, tristissimi vagabondi, pessimi et inumani. Banniti insignis».B.F.
Tweet