Università: «Il governo ci taglia i fondi,
i cittadini ci donano il 5 per mille»
UNIVERSITÀ. Sono arrivati 126mila euro da 1.600 veronesi. L'assessore Coletto: «Un bel gesto finanziare i progetti». L'affondo del rettore Mazzucco alla consegna delle borse di studio destinate a 31 tra i migliori dottorandi dell'Ateneo
Verona. «I continui tagli, da parte del governo, all'università mantengono la ricerca italiana molto indietro rispetto alla sfida del confronto a livello mondiale. La scelta dei cittadini di destinare il proprio 5 per mille all'Ateneo di Verona ci compensa, anche se in piccola parte, e testimonia la vicinanza della società civile allo sviluppo, che passa anche attraverso la ricerca».
Il Rettore dell'università, Alessandro Mazzucco ha espresso chiaramente il proprio pensiero nel corso della cerimonia di conferimento delle borse di studio destinate ai migliori dottorandi dell'Ateneo, finanziate grazie ai proventi del 5 per mille.
Mille e seicento cittadini, al momento di compilare la dichiarazione dei redditi, hanno infatti scelto di destinare un parte dell'imposta all'Università, consegnandole un tesoretto di circa 126mila euro.
«È un piccolo budget, che abbiamo voluto destinare nella ricerca, anche per dimostrare trasparenza e far vedere concretamente agli investitori, in questo caso i cittadini, come vengono utilizzati i loro soldi», ha affermato Gian Paolo Romagnani, presidente della commissione ricerca».
Trentuno tra i migliori dottorandi, ventisei donne e cinque uomini, avranno quindi la possibilità di trascorrere un periodo di due o sei mesi nelle più prestigiose università del mondo. Presenti alla consegna dei simbolici assegni anche il vicepresidente della Provincia, Fabio Venturi, il presidente della Camera di Commercio, Alessandro Bianchi e l'assessore regionale alla sanità, Luca Coletto che ha sottolineato il coraggio mostrato dal rettore nel scegliere di destinare i fondi del 5 per mille alla ricerca, invece che inglobarli nel calderone delle spese, investendo nel futuro del territorio: «Vi aspettiamo di ritorno» ha detto Coletto, «per dare più forza al nostro paese».
Sempre più spesso infatti si parla di cervelli in fuga all'estero, ma non è questo il problema, secondo Denis Delfitto, delegato all'internazionalizzazione dell'Ateneo: «Il punto dolente non è che i nostri giovani mettano le proprie doti al servizio di altri paesi, ma che l'Italia non sia in grado di attrarre talenti, incentivando un' immigrazione qualificata, proprio come non sa attrarre investimenti. Il mondo accademico», ha concluso Delfitto, «deve uscire dai localismi campanilistici e aprirsi all'internazionalizzazione, solo così il nostro paese non correrà il rischio di ritrovarsi povero e ai margini dell'Europa. Gli investimenti nella ricerca hanno un importante valore pratico, per lo sviluppo futuro ed il ruolo dell'Italia nel mercato globale».
Elisa Innocenti
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1 claudiotubini 20/05/2011 11:35 694 commenti
beh! prima della miniera ci sono sempre possibilità per: veline, escort (con possibilità di cariera politica), calciatori, politici (si parte sempre dal basso, ma si sale facilmente, basta dire sempre silviosì), ecc. senza bisogno di studiare tanto (che è pure anche noioso).............