Ore 13.15, brilla la bomba: emergenza finita
LA GUERRA 70 ANNI DOPO. Pesava oltre due quintali ed era stata rinvenuta durante uno scavo. Le operazioni sono state condotte dall'8° Reggimento del Genio guastatori. Evacuata Volargne, chiuse autostrada e ferrovia L'ordigno, ricordo del bombardamento Usa del novembre '44, è stato fatto esplodere in sicurezza
Volargne. E' stato fatto brillare ieri mattina nella cava Boscarola a Volargne la grossa bomba d'aereo a forma cilindrica di 114 cm di lunghezza, 34 cm di diametro e 500 libbre di peso (corrispondenti a 226 kg), trovata a Dolcé durante i lavori di scavo per una lottizzazione, vicino a via Padre Bardellini.
BOMBA AMERICANA. Si tratta di una bomba da aereo di fabbricazione statunitense, rimasta inesplosa, ma con tutta la sua potenzialità distruttiva, nell'azione del novembre 1944, quando gli alleati bombardarono la linea ferroviaria verso il Brennero, che rappresentava l'unica via di fuga per le truppe di terra, dove stazionavano i treni tedeschi pieni di tritolo. In quell'operazione il paese di Volargne venne distrutto. Negli ultimi cinque anni sono stati rinvenuti tre ordigni bellici durante lavori di scavo edilizio nella zona. Imponenti le misure di sicurezza: dalle 9 della mattina è stato evacuato tutto il paese, sono state chiuse le linee del gas e dell'elettricità, sospesa la circolazione stradale sulla statale 12, il traffico deviato all'altezza del Passaggio Napoleone e a Peri a cura dell'Anas e istituito posti di blocco ai limiti dei 500 metri.
Interrotto il traffico anche sulla linea ferroviaria e bloccato lo spazio aereo, fino a mezzogiorno, quando sono state riaperte le arterie e gli abitanti hanno potuto tornare nelle loro case. Sull'ordigno quattro artificieri dell'8° Reggimento del Genio guastatori della Folgore di Legnago, al comando del capitano Giuseppe La Ianca, hanno compiuto il delicato lavoro di despolettamento, trasporto e detonazione della bomba. Sono stati mobilitati i carabinieri della stazione di Peri col maresciallo capo Guido Vicentini, quelli di Sant'Ambrogio, la polizia di Stato e locale, i vigili del Fuoco e il 118; cui vanno aggiunti una sessantina di volontari della Protezione civile di Dolcè, Rivoli, Caprino e Sant'Ambrogio, operatori dell'associazione radioamatori e i carabinieri in congedo di Dolcè.
LE OPERAZIONI. Le operazioni sono state coordinate con la Prefettura. Per il Comune di Dolcè ha seguito le operazioni il vicesindaco, Massimiliano Adamoli. Dopo il ritrovamento l'ordigno era stato interrato e l'area delimitata. Le operazioni di disattivazione della bomba sono spiegate dal capitano La Ianca: «L'ordigno viene prima privato degli organi di accensione, le spolette, e questa è la fase più pericolosa; dopo viene rimosso e trasportato nella cava della Villaga Calce, dentro una buca- fornello; vi si collegano delle cariche esplosive, la buca viene ricoperta per un'altezza di 4 metri dal piano campagna con terra, quindi la bomba viene fatta detonare in sicurezza. Durante questa fase l'area di sgombero è di 300 metri sul punto di brillamento.
Ogni anno eseguiamo circa 300 interventi di bonifica di varia entità», continua La Ianca, «abbiamo sei province di competenza, oltre a Verona, Rovigo, Carrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini dove c'era la linea gotica, quindi vengono ritrovati numerosi ordigni».
Attualmente, sottolinea il capitano, il reggimento è impegnato in Afghanistan nell'ambito della missione di pace Isef. Il Comune di Dolcè aveva istituito vicino al campo sportivo un centro di raccolta per la popolazione impossibilitata a muoversi. Nell'area sotto un gazebo all'ombra c'era solo una ventina di persone anziane, accudite dalla protezione civile, che aveva istituito un posto di ristoro. Poche persone, perchè la maggior parte si era recata al mercato di Sant'Ambrogio o in gita al lago, sfruttando la splendida giornata di sole. Qualche anziano, solo, sbuffava per il caldo, continuando a chiedere quando si poteva tornare a casa.
I RICORDI. Qualche altro, invece, ricordava chiaramente quel giorno del '44, come Gaetano Fasoli, 77 anni. «Quando è scoppiato il treno io mi trovavo a cento metri di distanza, ma ero riparato. E' stato un miracolo che mi sono salvato. Avevo dieci anni, ma ricordo tutto come fosse adesso. Ricordo anche che quel giorno, il 21 novembre del '44, era un martedì, è stato terribile, è venuto giù tutto il paese. Tutte quelle bombe, chissà quante ce ne sono sotto terra ancora».
Tranquillamente, insieme alle suore dell'Istituto Pietro Valentni di Volargne, ha aspettato che finissero le operazioni di brillamento della bomba per poi tornare a casa col suo bastone, a piedi. Verso le 13,15 un leggero tremolio del terreno, una nuvola di fumo in direzione cava Boscarola, ben visibile dalla strada statale, e l'operazione è terminata. Al termine, gli alpini di Volargne hanno preparato la pastasciutta per tutti, volontari e militari, nella baita.
Giancarla Gallo
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1 azul 11/04/2011 14:54 1673 commenti
Lottizzazione, in zone suggestive per il loro fascino della natura, con il pericolo di trasformare un cementificio, Dolcè e i suoi dintorni, per chi poi, chi?