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mercoledì, 22 ottobre 2014

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25.01.2011

Inno e Unità, Gobbo attacca Tosi

TRICOLORE E POLEMICHE. Le iniziative che riguardano sentimenti e manifestazioni nazionali mettono in agitazione la politica. Gobbo contro il sindaco di Verona: «La sua linea sui 150 anni d'Italia non è quella della Lega». E la Martini approva

La visita del presidente Napolitano a Verona tra il sindaco Flavio Tosi e il presidente della Regione Luca Zaia
La visita del presidente Napolitano a Verona tra il sindaco Flavio Tosi e il presidente della Regione Luca Zaia
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Verona. Inno nazionale in Consiglio comunale, celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, invito a Napolitano in città e federalismo: mescolate tutto e ne esce un cocktail politico ad alto potenziale esplosivo. E ormai tra la Lega e il sindaco Flavio Tosi, leghista tricolore accusato di mancato rispetto dell'ortodossia padana, c'è il gelo anche se la polemica è molto strumentale in funzione del congresso regionale del movimento politico di Bossi. Che tra l'altro neppure si sa se si riuscirà a celebrare.
Fatto sta però che ieri il segretario veneto Gian Paolo Gobbo in un'intervista al Mattino di Padova ha attaccato il sindaco. Siccome Tosi punterebbe a scalzarlo dalla segreteria veneta della Lega, Gobbo commentando i possibili candidati ha detto: «Se poi a scalpitare sono quelli che celebrano il 150° dell'Unità d'Italia nonostante il partito si sia espresso diversamente, è normale che Bossi li consideri dei rompic....». Il riferimento così «british» è a quanto dichiarò a Calalzo dopo la cena degli ossi il Senatur Bossi e cioè che il segretario regionale della lega non dovrà essere un rompiscatole. Tosi lo è. Vuole fare la sua lista personale alle elezioni del 2012, celebra l'Unità d'Italia (con il Quirinale si stanno valutando alcune date estive per l'arrivo del Presidente Napolitano), si interessa di partite finanziarie e così via. Ma è sull'Unità d'Italia che i leghisti «duri e puri» che sono più vicini a Bossi storcono il naso. Prendiamo per esempio Francesca Martini, sottosegretario alla salute: la sua presa di distanza dalle decisioni del Comune di Verona è netta. «Con la decisione di celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia la Lega non c'entra nulla: è una iniziativa dell'Amministrazione comunale, cioè del sindaco con la Giunta. Non è una iniziativa dei parlamentari veronesi della Lega». Ma lei prenderebbe parte alla cerimonia? «Personalmente non parteciperei. E ne ho parlato anche con i miei colleghi veronesi, Montagnoli, Bricolo e Negro».
Ma che cos'avete contro l'Unità d'Italia? Siete antitaliani? «Non è questione di antitaliani, ma per noi le priorità sono altre. Vogliamo il federalismo, i costi standard, un Paese che superi la laceranti differenze che ci sono tra Nord e Sud sia dal punto di vista culturale che sulla gestione pubblica. Il dibattito sulle celebrazioni dei 150 anni, in un contesto come questo, mi sembra davvero sterile. Qui si tratta di tirar fuori il paese dal guado e la nostra gente ci chiede riforme e cambiamento».
Ma celebrare l'Unità d'Italia non è in contrasto con tutto questo no? «Capisco che le città importanti, e Verona lo è, devono porsi anche problemi come gli anniversari, le celebrazioni e così via, ma secondo me attorcigliarsi sui festeggiamenti è poco utile, il vero problema è il cambiamento».
Ma il presidente della Regione Luca Zaia, leghista doc con scarse simpatie per il tricolore, non inviterà pure lui a Venezia il presidente Napolitano? Sì, ma fanno notare in casa leghista, il Governatore non ha fatto strappi con interviste che l'avrebbero posto fuori dalla linea indicata da Bossi che è una sola: «Non c'è nulla da festeggiare». Il sindaco Tosi intanto tace, attende anche lui l'approvazione del federalismo e lascia correre le polemiche.
Polemiche che però ripartono in consiglio comunale che oggi si aprirà con l'esecuzione dell'inno di Mameli da parte del coro delle Voci del Baldo. Dal loggione infatti si leveranno le note patriottiche mentre dai banchi decolleranno le polemiche: la prima da parte del consigliere di An, Lucia Cametti, in aperta guerra con il presidente del Consiglio, Pieralfonso Fratta Pasini, accusato di non rispettare le decisioni dell'aula. Ma c'è da attendersi anche qualche azione dal gruppo dei leghisti duri e puri, che si sono astenuti alla mozione sull'esecuzione dell'inno e che solo oggi decideranno come comportarsi mentre il coro intonerà «Fratelli d'Italia».
«Sono felice che chi fino a qualche anno fa sventolava le bandiere rosse e considerava da fascisti cantare l'inno nazionale oggi si stia ricredendo e ne proponga l'esecuzione nelle sedi istituzionali», premette la Cametti riferendosi alla mozione del Pd proposta da Giancarlo Montagnoli, «ma come al solito si ripropone il conflitto istituzionale con il presidente Fratta Pasini che di suo libero arbitrio decide di far venire il coro, delegittimando le decisioni del Consiglio, proprio lui che dovrebbe tutelarlo». E prosegue: «La mozione diceva di eseguire le prime due strofe dell'inno a inizio seduta, invece il presidente fa il creativo senza interpellare l'aula».
Fratta Pasini però si difende: «Ogni pretesto è buono per Lucia Cametti per fare polemica con me dopo la diatriba sull'intitolazione dell'ospedale. Ad ogni modo, ho chiesto il parere della prefettura che suggeriva di evitare la ritualità, quindi si eseguirà solo in particolari circostanze e non in tutte le sedute». E sul punto interviene anche il proponente della mozione, Giancarlo Montagnoli che sottolinea: «Il documento dava mandato al presidente sull'attuazione dell'inno. Se la soluzione proposta è questa non sarò certo io a fare polemica sulle modalità che tengono conto delle diverse sensibilità».
Infine Barbara Tosi, capogruppo della Lega e sorella del sindaco, chiosa: «Non abbiamo ancora deciso cosa faremo durante l'esecuzione dell'inno sul quale ci siamo astenuti, personalmente però posso dire che suonarlo quando l'unità di Italia di fatto è solo sulla carta, mi sembra ipocrita. Ci fosse il federalismo, allora avrebbe un senso».M.Batt. e G. Cozz.

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