Vent'anni di Commercio solidale
SVILUPPO. Sabato e domenica, dalle 9 alle 23, nel Cortile del Tribunale si festeggerà un traguardo storico dell'associazionismo veronese«La crisi finanziaria», dice il presidente della Rondine, «non ha toccato la finanza etica». I prossimi obiettivi
Verona. Il commercio equo a Verona compie 20 anni. La Cooperativa La Rondine, la Cooperativa El Ceibo e l'Associazione Gamargioba, festeggeranno insieme questo traguardo con una grande festa in piazza del Cortile del Tribunale sabato 23 e domenica 24 maggio. Ognuna di queste realtà sostiene il commercio equo sia attraverso l'attività di promozione diretta nelle "botteghe del mondo", sia con un costante impegno di sensibilizzazione e di diffusione di informazione sulle dinamiche fra Nord e Sud del pianeta, con laboratori didattici, serate di incontro, giornate tematiche.Da sempre il commercio equo è collegato in modo inscindibile ad altre realtà che rappresentano un modello unico di sviluppo sostenibile: la finanza etica, il turismo responsabile, l'agricoltura biologica, la tutela dei diritti umani.
In questo momento di crisi finanziaria ed emergenze sociali globali, i modelli sostenibili offerti dal commercio equo e dalla finanza etica, sembrano gli unici ad offrire squarci all'orizzonte delle soluzioni possibili.
«La crisi finanziaria non ha toccato più di tanto il commercio equo e la finanza etica», dice Alberto Bonomo presidente della Cooperativa La Rondine, «perché il movimento e i meccanismi sia finanziari sia economici attuati all'interno del circuito solidale non erano collegati a quelli della finanza e del commercio tradizionale che invece hanno risentito pesantemente e con un effetto domino delle prime situazioni critiche. In termini di fatturato non c'è l' incremento a due cifre che ha caratterizzato gli anni a cavallo del 2000, tuttavia le realtà che hanno condotto sane e attente gestioni delle botteghe stanno reggendo bene. Non si vede, in altre parole, una flessione delle vendite, certo si nota una maggiore attenzione agli acquisti da parte dei consumatori, ma mi sembra di poter tranquillamente dire che anche la sobrietà e l' attenzione ai consumi sono concetti che noi stessi professiamo e sosteniamo, per cui ben venga la decrescita felice».
Ma com'è cambiato ili commercio equo in questi vent'anni? «Ricordo», dice Bonomo, «che ho incominciato partecipando a confezionare dei cesti natalizi in parrocchia che poi proponevamo con i banchetti all' uscita delle messe durante l'Avvento; organizzavamo incontri di riflessione sempre in parrocchia, poi un giorno sono entrato nei locali della cooperativa e ho conosciuto persone valide, disponibili e che si attivavano per un obiettivo che io avevo già maturato dentro di me come principale soluzione per riscattare il Sud del mondo: aiutare da qui le popolazioni a rendersi autonome con le loro mani e il nostro supporto. Le motivazioni e l' idea di fondo non sono cambiate oggi».
Ma in questi vent'anni sono stati raggiunti anche grandi traguardi come i progetti e le collaborazioni con l' Unione europea e l' ingresso nella grande distribuzione. «Quelli più importanti,», aggiunge Bonomo, « sono a mio giudizio quelli di valenza politica e culturale: non dimentichiamo che i principali referenti del commercio equo hanno dato il via in modo importante al percorso per arrivare alla nascita di Banca Etica. Dal commercio equo sono partiti i primi progetti di turismo responsabile. Ancora oggi le principali realtà sono emanazione dello stesso movimento. Il commercio equo con la sua attività informativa ha contribuito a far crescere la sensibilità critica dei consumatori».
Senza aprire il libro dei sogni ci sono però degli obiettivi da raggiungere a medio e lungo periodo. «Abbiamo intenzione di realizzare forti sinergie», continua Bonomo, «come stringere relazioni e rapporti continuativi con altre realtà sensibili. Per esempio alle tematiche della solidarietà al Sud del mondo e dello sviluppo attento all' ambiente oltre che con realtà che, come noi, svolgono attività di volontariato anche in altri settori. Il sogno personale è che un giorno il nostro ruolo non sia più di vendita, ma solo di sensibilizzazione e culturale perché tutta l' economia pratica il commercio equo e solidale e quindi i rapporti economici tra tutti i popoli saranno giusti, trasparenti, duraturi e sostenibli. Ho poi un altro sogno molto più locale ed è che le realtà che si occupano di commercio equo a Verona e provincia possano diventare un soggetto solo per razionalizzare e rafforzare gli impegni nei vari settori soprattutto dell' educazione e dell' informazione. Per esempio questa manifestazione realizzata con unità di intenti tra Rondine, Gamargioba e El Ceibo - le tre realtà storiche che si occupano di commercio equo in modo totalizzante a Verona e provincia -, è sicuramente un primo passo. Infine, mi piacerebbe che in tutte le scuole e a tutti i livelli i programmi scolastici includessero un percorso formativo sui temi a noi cari: mondialità, giustizia, integrazione, solidarietà. Già oggi siamo presenti in molte scuole di ogni ordine e grado con laboratori didattici e sessioni formative, ma solo se le scuole si attivano perché gli insegnanti sono sensibili e comprendono l'importanza di questa educazione alla mondialità. L' unione fa la forza anche nel volontariato e soprattutto nel sostegno ai progetti che mirano a realizzare un pianeta migliore».D.Z.
