I ricercatori non mollano,
lezioni a rischio in 4 facoltà

UNIVERSITÀ. Scelta la linea della fermezza in tre ore di serrata assemblea in seguito all'appello di Mazzucco

Respinte le offerte del rettore definite «piatto di lenticchie». Il nodo da sciogliere l'iter da prof aggregato ad associato
09/09/2010
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Una recente protesta dei ricercatori universitari davanti al rettorato

I ricercatori hanno detto no al «piatto di lenticchie» offerto dal rettore. In quattro facoltà rischiano di non partire i corsi a ottobre: Lettere, Lingue, Scienze della Formazione e Scienze matematiche fisiche e naturali. Ieri il rettore Alessandro Mazzucco aveva promesso di stanziare un milione di euro, subito soprannominato dai ricercatori «il milione del signor Bonaventura», a favore delle assunzioni di nuovi professori associati in cambio della rinuncia da parte dei ricercatori a non tenere più i loro corsi universitari. Ma i ricercatori, dopo quasi tre ore di dibattito e incertezze, hanno scelta la linea della fermezza e quindi di non abbandonare la strategia della protesta nazionale almeno sino a quando non sarà concluso l'iter parlamentare della riforma Gelmini, la quale dovrebbe passare alla Camera a fine settembre. Mazzucco aveva spiegato che se le proteste fossero continuate avrebbe invece dovuto stanziare il milione per sostituire i ricercatori con dei supplenti. «Ricatti», «minacce», «è un baratto», «dove erano questi soldi fino ad oggi?», «sostituirci non potrebbe mai costare mai così tanto», parole di preoccupazione e perplessità si sono alzate tra i ricercatori durante la sofferta assemblea di ieri mattina, fino a decidere per il no. Edoardo Ferrarini, ricercatore della facoltà di Lettere e Filosofia, spiega: «Nonostante abbiamo deciso di non abbandonare la nostra presa di posizione, abbiamo apprezzato la lettera del rettore. Siamo soddisfatti del dialogo che si è aperto e vogliamo indire un tavolo di contrattazione tra ricercatori e istituzione».
Arnaldo Soldani, sempre ricercatore di Lettere, dice: «Siamo anche molto contenti dell'attenzione che finalmente hanno deciso di darci sia il rettore che i mass media. Fino a poche settimana fa la nostra condizione e la nostre azioni erano totalmente ignorate, le problematiche dei ricercatori venivano confuse con quelle dei precari in una situazione di confusione generale. Sentiamo che qualcosa si sta muovendo positivamente, anche grazie alla lettera inviata dal presidente della Repubblica Napolitano ai ricercatori».
Il fulcro della questione sulla quale si basa la protesta sia locale che nazionale, è l'iter per il passaggio da professore aggregato a associato. Soldani spiega: «La parola professore aggregato non ha in sostanza alcuna valenza. Non è altro che un ricercatore che tiene delle lezioni a titolo gratuito in attesa di diventare associato». Attualmente, la legge prevede una serie di complicati vincoli per i ricercatori che aspirano a diventare associati, vincoli che secondo Mazzucco dovrebbero cessare di esistere nel momento in cui la legge Gelmini diventerebbe effettiva. Ferrarini spiega: «Quando sostenuto da Mazzocco è in parte vero e in parte falso. Questi vincoli, contenuti in specifici decreti del 2008 e del 2009, potrebbero, sempre in teoria, essere by-passati solo ed esclusivamente da quegli atenei ritenuti virtuosi. La nostra perplessità nasce dal fatto che questa questione innanzitutto non è certa, e poi dal fatto che comunque Verona è in realtà al penultimo posto della graduatoria nazionale degli atenei virtuosi. Dopo Verona c'è solo Bari e poi tutti gli atenei in rosso».
I ricercatori sono in Italia 24 mila, 10 mila dei quali hanno aderito allo stop delle lezioni. Un alquanto numero consistente, se si pensa che la maggior parte dei 24 mila ricercatori sono medici, i quali hanno una contrattazione lavorativa a sé stante e non hanno aderito alla protesta semplicemente perché il ddl non li riguardava. Ad oggi, un ricercatore a tempo indeterminato che aspira a diventare docente aggregato deve partecipare ad un primo concorso, che si tiene una volta l'anno, a livello nazionale per essere abilitato alla professione. Se non lo supera, non lo può più tentare per due anni. Se lo supera, ha quattro anni di tempo per tentare un concorso locale in una facoltà per diventare finalmente associato. Se in quattro anni non riesce, deve nuovamente fare il primo concorso per l'abilitazione. Le università possono investire solo il 50% delle risorse disponibili in nuove assunzioni, ciò vuol dire che per ogni 200 docenti che vanno in pensione ne vengono assunti soltanto 20.

Irene Pasquetto


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1 phenomenon 09/09/2010 09:25 814 commenti

piano... innanzitutto il signor Bonaventura è un signor giocatore, non vedo perché accanirsi tanto, ce n'è di decisamente più scarponi, in giro. In secondo luogo danno troppa importanza al rettore, al quale chiaramente di loro non importa una cippa. Auspico un muro contro muro che porti alla destituzione coattiva del suddetto rettore e alla sostituzione con un rettore imposto dal basso boni !, molti tacci....

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