In 2.200 per dieci posti in Comune
LAVORO E CRISI. Al Palasport la prima selezione del concorso per impiegato amministrativo indetto da Palazzo Barbieri. Ieri si sono presentati in 1.247. La prospettiva: 1.200 euro netti e sicuri. «È corsa al posto fisso»
Pochi, maledetti e subito. In tempo di crisi, tutto ciò che si richiede ad un posto di lavoro, è garantire uno stipendio, anche se esiguo, quei soldi, necessari alla sopravvivenza. E che non si tratti dell'impiego che si sognava da ragazzi, è del tutto secondario. Così la pensano i quasi 1.250 iscritti al concorso bandito dal Comune, per assegnare dieci posti da impiegato amministrativo, il primo dopo quasi un decennio.
«Tra tutte le domande arrivate, abbiamo selezionato circa 2.200 persone idonee», spiega Marco Crescimbeni, capo del personale in Comune. «E' fisiologico, però, che il giorno del concorso se ne presentino meno, infatti oggi sono 1.247. Questa è solo una fase di preselezione, da cui usciranno i nomi dei 200 che andranno ad affrontare la selezione vera e propria. Di sicuro, in questo difficile momento economico, l'idea di trovare lavoro come dipendente comunale ha un certo fascino. È un lavoro che offre sicurezza». E difatti le parole che più ricorrono tra i candidati sono proprio quelle che si riferiscono alla serenità lavorativa, quella che solo la pubblica amministrazione sembra oggi in grado di offrire, e non soltanto ai giovani.
«Avevo un'attività mia», racconta la quarantenne Cecilia, «ma voglio cambiare lavoro. In questo momento di crisi, in cui mancano le certezze, è meglio essere dipendenti, avere il posto fisso: si sta più tranquilli». La precarietà, infatti, è lo spettro che aleggia e spaventa quasi tutti i presenti, che dopo anni di contratti interinali, sperano finalmente di agguantare il posto all'interno della pubblica amministrazione, desiderabile quanto un sei al superenalotto, e statisticamente quasi altrettanto poco probabile.
«Ho un contratto che mi viene rinnovato di tre mesi in tre mesi e non ne posso più», confessa Chiara, 34 anni. «Il privato non garantisce sicurezza, è un ambiente competitivo, con orari più lunghi e minori garanzie. Le mie priorità ora sono cambiate, sogno un lavoro tranquillo, che mi lasci del tempo per la famiglia».
Nonostante il bando del concorso richiedesse come requisito il semplice diploma, moltissimi sono i laureati, rassegnati ormai a non veder riconosciuta la propria professionalità, in cerca di un impiego qualsiasi, purché garantisca uno stipendio a fine mese.
«Siamo tutti senza lavoro», spiega Manuela, che ha partecipato al concorso insieme agli amici, tutti giovani neolaureati, tra i 25 e i 30 anni. «Ci stiamo accontentando, non è questo il lavoro che immaginavamo, ma non ci sono altre possibilità. Se si vuole avere l'opportunità di formarsi una famiglia, fare dei figli, serve il posto fisso». Tutti ragazzi e ragazze preoccupati di non riuscire a pianificare un futuro. Di sogni nel cassetto poi, meglio non parlarne. Quelli ormai sono dimenticati, infranti contro la realtà del mercato del lavoro italiano, come racconta Manuel, 32 anni, laureato e disoccupato: «Dopo la laurea ho lavorato, ma sempre da precario. Certo, i miei desideri erano altri, ma questo è un buon impiego, che può garantire stabilità».
Perfettamente rappresentata, dunque, la recente proiezione Istat, secondo cui, oggi, in Italia, un giovane su quattro è disoccupato. Ma anche chi un lavoro ce l'ha, sarebbe disposto ad abbandonarlo pur di ottenere un rassicurante impiego comunale, come Erica, 35 anni e due figli: rinuncerebbe all'attuale contratto a tempo indeterminato per un posto da amministrativo a Palazzo Barbieri: impiegato di livello C1, 1.200 euro netti al mese.
«In questo momento il lavoro privato non dà garanzie, si può essere licenziati da un momento all'altro», assicura, per nulla spaventata dall'idea di andare a guadagnare meno, purché lo stipendio sia sicuro. Il posto pubblico è il sogno di Maria di Milano, altro che ripiego: «Ho un contratto a tempo indeterminato, ma sarei disposta a lasciare tutto e trasferirmi a Verona pur di ottenere questo impiego e impegnarmi nella cosa pubblica».
La prova di selezione ha previsto cento quesiti, in 75 minuti di tempo. Domande attitudinali, per verificare le competenze verbali, logiche e matematiche. Nessuna di cultura generale e neanche tecnica o specifica di qualche disciplina. Il test di preselezione serve solo ad individuare i candidati più idonei. Dei 1247 che hanno partecipato ieri, ne verranno selezionati 200. A questi si aggiungeranno circa altri 200 candidati, che non hanno dovuto sostenere la prima prova, per diversi motivi. Questi 400 affronteranno poi una prova scritta ed una orale, dall'esito delle quali dipenderà l'assegnazione dell'impiego.E..Inn.
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1 sardella 13/09/2010 14:04 2 commenti
i "motivi diversi" sono indicati nel bando, basta leggere