Il Chievo di Pioli vince e convince

«SALUTATE LA CAPOLISTA». Liquidato il Catania che regge solo un'ora

Moscardelli esordisce con un gol da attaccante vero Alla prima distrazione pareggia Ricchiuti poi ci pensa capitan Pellissier a far impazzire i tifosi gialloblù
30/08/2010
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Pellissier trasforma il calcio di rigore a pochi minuti dalla fine: il gol vale tre punti. FOTOSERVIZIO EXPRESSE

E alla fine, dal cuore della Sud, la culla del North Side, si leva il coro più bello. Un inno (meritato) al primo Chievo della stagione. Pellissier infila Andujar dal dischetto e la Sud si lascia andare: «Salutate/la capolista... Salutate/la capolista». Con quel filo d'ironia che non guasta mai, ma con con tutto l'amore che il Chievo ritrova al debutto. Celebrato con 90 minuti decisamente all'altezza. Piace il nuovo Chievo di Pioli, che liquida il Catania bravo per un'ora, poi decisamente in panne, lasciato per strada da una squadra più fresca, più brillante, più cattiva. Più tutto. Quando Pellissier chiude il conto il Catania è da un po' sulle gambe, come un pugile alle corde. Il destro freddo del capitano è l'uppercut che lo manda al tappeto.
MOSCARDELLI SHOW. Prima del capitano è stato Moscardelli a guadagnarsi la giornata, con una prestazione d'alta scuola. Strano che uno come lui, s'è sempre detto, abbia navigato a lungo nei mari perigliosi della B, con gol d'autore e un curriculum che parla da solo. A suon di gol. «Magari, si diceva, è il classico attaccante da B». Se la prima impressione è quella che conta Moscardelli assomiglia molto al classico attaccante da... A. Tocca a lui spezzare il ragile equilibrio del match, dopo un quarto d'ora di approcci falliti. Il Catania s'addormenta dietro, lui prende palla, punta il portiere, salta un difensore come bevesse un caffè e mette dentro da cannoniere vero. Sarà per via del gol, sarà che è la sua serata, ma Moscardelli non fa solo questo. Fa legna per la comunità; ne prende e ne dà; «accorcia» la squadra; fa sponda; fa soprattutto reparto con Pellissier. Attorno ai suoi attaccanti, il Chievo sale di tono, anche se sull'unico sbandamento difensivo becca un pari che per un po' gli confonde le idee.
RIPRESA A MILLE. Come si ricomincia, il Chievo fa capire al Catania che non sarà semplice salvare la pellaccia. Alza i giri del motore e i siciliani si scoprono in riserva, costretti ad abbassare il baricentro lasciando al suo destino l'invisibile Lopez. Sardo alza la linea a destra, Mantovani aggredisce a sinistra, Pellissier fa le prove, una-due-tre volte. E pure Pioli ci mette del suo, azzeccando i cambi. Moscardelli è un po' stanco, dentro Granoche. Bentvoglio ha speso molto, ecco Bogliacino. Sarà un caso, ma Giampaolo non trova le contromisre. Bogliacino aggiunge qualità, il Chievo comincia a respirare aria di colpaccio. Pellissier sembra pure con la mira storta, arriva un pelo dopo su una palla d'oro di Bogliacino, spreca sull'esterno un assist di Mantovani. Poi però, quando Granoche lo piazza in corridoio a sinistra, scatta, lascia sul posto lo stralunato Alvarez, entra in area e l'altro lo stende senza remissione. Rigore. Non c'è Marcolini, sul dischetto va proprio il capitano. Oddio, pensi, nel calcio di una volta si diceva, «mai far battere il rigore a chi subisce il fallo». Che sia ancora buona, la vecchia regola? Pellissier toglie i dubbi e infiamma il Bentegodi.
FINALE IN TRINCEA. Allora, e solo allora, il Catania prova a riappropriarsi di un match dal quale s'è chiamato fuori troppo presto. C'è qualche mischia, un paio di brividi, una traversa scheggiata da Spolli, ma il Chievo ha in mano il match e non se lo lascia scappare.
Anzi, potrebbe chiuderlo su contropiede di Pellissier, che sfuma di un soffio. C'è tempo ancora per i tre minuti di recupero, per i pugni chiusi di Pioli, per la corsa sotto la curva. Ci sarà tempo, adesso, per le ultime mosse di Sartori, per registrare le ultime cose da sistemare, in questi quindci giorni prima di Genova e del Grifone. Però, se serviva una conferma dopo un precampionato coi fiocchi, eccola servita. Il Chievo c'è, bello, fresco, coraggioso, convincente, sicuro, umile, forte. Tutto quello che serve per vincere anche stavolta il suo scudetto. Per ora basta così. Salutiamo/la capolista... Salutiamo/la capolista...

Raffaele Tomelleri


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1 198485 31/08/2010 13:23 2 commenti

come posso essere triste con gente come te?

2 crismas 31/08/2010 08:40 708 commenti

Per 198485: sei triste pure tu con questi interventi.

3 198485 30/08/2010 17:54 2 commenti

quindi ti riferisci a te stesso?

4 crismas 30/08/2010 16:08 708 commenti

I tifosi dell'Hellas meglio che stiano zitti perchè è anni che fanno (***) quanto la squadra. Ridicoli contro il Casarano con i soliti coretti a sfondo territoriale, poi ripetutisi a Pagani. E poi si permettono di esprimere giudizi sul chievo ...che vince. A me il chievo non esalta ma fa piacere che una società piccola e seria abbia saputo ritagliarsi uno spazio in serie A. (faccio presente che io tifo Hellas)

5 svulette 30/08/2010 15:20 52 commenti

....cose che succedono: curve che cantano poco e vincono, altre che sbraitano e perdono....

6 albertoturina 30/08/2010 14:32 166 commenti

Forza Hellas!!!

7 faccio 30/08/2010 13:40 139 commenti

Si, si, voi dell'hellas.......sempre bravi a parlare.....continuate pure a parlare che avanti di questo passo anche quest'anno resterete lì dove siete, se non andate ancora più in giù. Cosa c'è dopo? Intanto, il Chievo pensA Alle cose concrete.......e A vincere per restAre in serie A. Bravo Campedelli, bravo Sartori, bravo Pioli e bravi tutti i giocatori, tutti sempre con lo stesso spirito. E quei dell'Hellas..........lassa che i parla .........e che i strangossa.

8 garcia 30/08/2010 12:43 186 commenti

Bravo Pioli, mi sei simpatico da quando un certo Preben Larsen Elkjaer ti ha scartato senza una scarpa quando giocavi con la Juve, ti ricordi? O mi sbaglio?

9 daviver81 30/08/2010 10:42 196 commenti

la curva del chievo canta? che succede?

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