Tosi: «Un assurdo il referendum per il traforo»
Il sindaco: ci fa solo spendere soldi. Recentemente il tribunale di Verona aveva emesso un'ordinanza in cui stabiliva che l'insediamento di una commissione scelta unilateralmente dal Comune, per quanto composta da esperti dell'Iss, non faceva venir meno il diritto dei cittadini a pronunciarsi in un referendum
Verona. «Questa richiesta di referendum è assurda. È totalmente inutile far spendere al Comune quasi un milione di euro per far approvare dai cittadini la richiesta di istituire una commissione scientifica che valuti gli eventuali danni alla salute, quando questa richiesta è già stata accolta, la commissione di esperti indicati dall’Istituto superiore della sanità è già stata istituita ed è anche già al lavoro». Questo il commento del sindaco Flavio Tosi alla presentazione delle novemila firme per il referendum contro il passante nord con traforo delle Torricelle.
Soltanto pochi giorni fa, il tribunale di Verona aveva emesso un'ordinanza che, ancora una volta, dava ragione al comitato che chiede un referendum sul traforo. Il collegio presieduto dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del tribunale scaligero, contestava la terzietà della Commissione di esperti istituita a fine maggio da Palazzo Barbieri e composta da personalità indicate dall’Istituto superiore di sanità.
Il suo compito è stabilire se l’opera arrecherà danni alla salute della popolazione ed eventualmente indicare dei correttivi.
Nelle intenzioni dell’amministrazione il lavoro di questa commissione avrebbe dovuto rendere superflua la celebrazione della consultazione che, nell’unico quesito passato indenne al vaglio del Collegio dei garanti, chiede la creazione di un organismo super partes con questo compito specifico.
Per i giudici, tuttavia, quello nominato il 28 maggio dalla giunta comunale non è un organo indipendente, di talché il referendum va fatto. Il tribunale declassa la commissione ad «attività di consulenza commissionata dal medesimo ente che deve procedere ad indire la gara per l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori».
E argomenta: «Non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all’amministrazione comunale», che l'ha scelta unilateralmente. Quest'iniziativa, si legge nell’ordinanza, «è stata posta in essere con l’esercizio di valutazioni discrezionali, con modalità che confermano una condizione di sostanziale disparità tra l’ente e il comitato promotore, rimasto estraneo all’iter procedimentale di nomina della commissione».
La conclusione - ovviamente contestata dl sindaco, che parla di decisione politica - è tranciante: «L’iniziativa del Comune non può comunque sostituirsi al diritto alla consultazione referendaria».
«Dalla motivazione», commenta il giudice, «risulta tra l’altro che il referendum nelle amministrazioni comunali e provinciali è riconosciuto come diritto della collettività da precise norme
di legge, che a questo tipo di consultazione fa esplicito riferimento lo statuto del Comune di Verona e che nel quesito referendario ammesso, allo scopo di valutare possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, si faceva riferimento a una commissione di esperti “indipendente”, che non fosse cioè emanazione di una sola parte, e non ad una commissione di esperti, anche se sono i migliori, designata unilateralmente dal Comune.
Il Comune, preventivando la spesa di 22.800 euro, aveva anche commissionato alla Swg di Trieste un sondaggio su 1.400 veronesi («di cui 400 residenti nell'area interessata dai lavori»), per misurare il gradimento del traforo. Ma le condizioni del sondaggio prevedono che «i risultati del servizio sono di esclusiva proprietà del committente, il quale potrà introdurvi nel modo e con i mezzi che riterrà più opportuni, tutte le variazioni ed aggiunte», e stabiliscono che la Swg non può divulgarne gli esiti nemmeno dopo la scadenza del contratto.
Nei giorni scorsi, poi, fra il comitato anti-traforo e il Comune c'erano state altre schermaglie. Il comitato aveva protestato perché - spiegava - i cittadini interessati a consultare i progetti negli uffici comunali venivano sottoposti a schedatura. «Ci saremmo aspettati», scriveva il comitato in una nota, «una grande sala con funzionari e tecnici a disposizione; invece, in Comune il materiale a
disposizione dei cittadini è in un piccolo ufficio dove è difficile, se non impossibile, la presenza di più di due persone. Ma la cosa più sorprendente è che, dopo il consueto riconoscimento all'ingresso, nell’ufficio avviene la schedatura di coloro che vogliono visionare il progetto».
L'amministrazione aveva replicato sostenendo che «dire che il Comune effettua la schedatura di chi viene a visionare gli atti sulla variante del traforo è falso e tendenzioso. Gli uffici si limitano a dare esecuzione a ciò che la legge e il regolamento
comunale prevedono: i cittadini possono visionare o estrarre copia dei documenti, qualora ne abbiano diritto, facendone domanda scritta su appositi moduli».
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1 PolentaEMusso 17/08/2010 19:23 969 commenti
questo paio di balle, se il referendum viene perso, devono pagare i promotori + i saggi altroche'...