Simboli, scontro Hellas-Chievo
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IL CASO. Dopo le scritte di protesta e contro il presidente clivense, un comunicato ufficiale del Verona che non condanna l'episodio ma attacca il club di via Galvani. «Diamo voce al rammarico nostro e dei nostri tifosi». La società della Diga: imbarazzante silenzio sulle minacce rivolte a Campedelli
Verona. Diventa incandescente il derby tra Hellas Verona e Chievo ma questa volta fuori dal campo di gioco. Dopo che sono comparse le scritte minacciose contro la società di Chievo perché userebbe i simboli dell'Hellas e contro il presidente Campedelli che viene invitato a farsi la scorta (scritte sulle quali indaga la Digos e che i capi della tifoseria intervistati ieri hanno avvallato), ora è la società scaligera dell'Hellas a prendere uffficialmente posizione. E lo fa con un comunicato diffuso sul proprio sito con il quale si allinea alle posizioni espresse dalla sua tifoseria e attacca frontalmente, caso unico finora, i cugini del Chievo. Ma nella nota ufficiale non c'è alcun cenno o presa di distanza dalle scritte comparse allo stadio.
«Con grande rammarico e fermezza, Hellas Verona ritiene doveroso», si legge nel comunicato, «dar voce al proprio disappunto ed a quello dei proprio tifosi, manifestato con numerose segnalazioni, dovute all'evidente lento e progressivo tentativo di altra società sportiva cittadina di far propri negli anni i colori d'origine (giallo e blu) e simboli cittadini (vedi la Scala degli Scaligeri, ecc.), da sempre utilizzati dal club di Via Torricelli».
Il comunicato dell'Hellas, senza mai citare il precedente delle scritte e le minacce a Campedelli, prosegue: «L'intervento, pur nel rispetto altrui e nell'orgoglio di essere presi ad esempio, è finalizzato a tutelare l'identità e la fede di tutti i sostenitori dell'Hellas: è infatti palese come tale discutibile e reiterato comportamento generi confusione e non sia, pertanto, accettabile. Sarebbe ben più auspicabile che ogni sodalizio utilizzasse propri canoni identificativi senza strumentalizzare simboli da sempre utilizzati da Hellas Verona, per i quali questa società è storicamente riconosciuta».
«L'augurio è quindi», conclude la nota, «che nel presente e nel futuro immediato ogni realtà sportiva, locale e non, possa brillare di luce propria, non incanalandosi scientificamente nella scia di una fede unica ed inimitabile, quella verso l'Hellas, che risale, con orgoglio e passione gialloblù, al lontano 1903 e che è nostra interdizione tramandare immutata alle future generazioni».
Già l'altro giorno il presidente Campedelli non aveva voluto enfatizzare il caso delle scritte contro la sua società e le minacce nei suoi personali confronti. E con altrettanto fair play i sostenitori del Chievo che ieri sono andati a sottoscrivere gli abbonamenti per la prossima stagione, con grande tranquillità e poca voglia di fare polemiche nonostante siano ancora visibili alcune scritte sul muretto poco distante all'entrata del cancello della curva Sud.
I TIFOSI. Alcuni tifosi non hanno voluto commentare le scritte, altri invece le hanno accolte con un sorriso per niente preoccupati, mentre altri ancora si sono dichiarati favorevoli al ritorno ai colori bianco-azzurri degli anni Quaranta. Colori che il Chievo talvolta usa ancora oggi in trasferta.
«Non c'è da preoccuparsi per queste bravate - dice un tifoso - certo che se sono arrivato ad imbrattare i muri dello stadio, con frasi ingiuriose nei confronti del presidente e della società, vuol dire che in giro c'è parecchia invidia. Per carità - aggiunge un amico - anche la tifoseria dell'Hellas è corretta ma purtroppo ci sono degli ultrà che fanno solo del male all'Hellas e alla città. Per i colori sociali personalmente sarei favorevole al ritorno a quelli tradizionali bianco-azzurri».
Poco convinto invece un altro tifoso che si dice preoccupato delle scritte e sottolinea che sia giusto che la squadra di Campedelli continui con il gialloblù che sono i colori di Verona. «In fin dei conti - dice Osvaldo - Chievo è un quartiere che nel calcio rappresenta nel migliore dei modi la nostra città. In giro per l'Italia siamo conosciuti e apprezzati per la nostra correttezza e conosciuto con i colori gialloblù e con i nostri simboli che hanno poco o niente da spartire con l'altra sponda dell'Adige».
Diverso invece il parere di Giulio un tifoso con addirittura quattro tessere in mano. «Sono gli abbonamenti della curva per tutta la famiglia - spiega subito il tifoso con mogli e due figli - e vorrei ringraziare il presidente Campedelli per averci regalato questo bel miracolo e l'opportunità di poter andare allo stadio a prezzi accessibili per la serie A. Per quanto attiene le scritte, le minacce e i presunti furti di stemmi e quant'altro, credo che più una contesa sui simboli ci sia tanta rabbia e frustrazione da parte dei tifosi del Verona nel vedere la loro squadra giocare in Lega Pro».
I COMMENTI. Molto pungente anche il commento di un pensionato seduto su una panchina adiacente all'entrata allo stadio. «Chi ha scritto sul muro le minacce al presidente Campedelli o è un buontempone oppure una persona che non altro di meglio che fare». Intanto fuori dai cancelli a pochi passi dalle scritte sul muretto di cinta dello stadio un paio di ragazzi commentano così la vicenda. «Non penso che si possa chiamare furto di simboli la raffigurazione della scala sulle maglie e non credo sia un problema. A noi interessa soprattutto che si possa andare allo stadio con la famiglia in un ambiente tranquillo; per i colori sociali si può tranquillamente tornare al bianco-azzurro». Anche un altro tifoso si dice d'accordo nel cambiare i colori sociali. «Io francamente sarei favorevole che il Chievo tornasse al bianco-azzurro».
Pochi passi ed arriva un tifosissimo del Chievo con tanto di pantaloncini corti, neanche a dirlo bianco-azzurri, con il simbolo della Scala. «Questi pantaloncini sono un regalo di un giocatore - dice con orgoglio il tifoso curvaiolo - come si vede i colori sono bianco-azzurri mentre le scritte nere sui muri dello stadio sono opera di alcuni stressati che evidentemente conoscono poco la storia del Chievo le cui maglie già da mezzo secolo sono tinte con i colori della città di Verona, il gialloblù. Una polemica quindi inutile messa in piedi alcuni tifosi del Verona che probabilmente non sopportano che il Chievo giochi nel massimo campionato».
LA NOTA DEL CHIEVO. Solo in tarda serata il sito del Chievo ha pubblicato una breve nota di replica spezzando la scelta del silenzio fatta in precedenza. «L'A.C. ChievoVerona ha letto con inevitabile imbarazzo il comunicato ufficiale emesso dall'Hellas Verona F.C», scrive la società della Diga. «Nel ringraziare per la lezione di storia in esso contenuta, sia pure lacunosa nella sua totalità, sottolinea che, probabilmente, per una banale dimenticanza unita all'esigenza di esprimere concetti così profondi di sport e di civiltà, non censura né prende le distanze dalle minacce di cui è stato vittima il presidente Luca Campedelli». E poi la conclusione con un auspicio: il Chievo «da ultimo esprime la profonda convinzione che lo stesso comunicato emesso dall'Hellas Verona F.C. non possa rappresentare i sentimenti dei veri sportivi veronesi».© RIPRODUZIONE RISERVATA Ha collaborato Luciano Purgato
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1 Beppe_da_Lugagnan 29/07/2010 12:26 1935 commenti
*** le purghe ci sono state per tutti: Dove sono andati a finire tutti i commenti?