Pesata per anni a scuola, minaccia il suicidio
IL CASO. La denuncia è contenuta nella lettera dei genitori al dirigente dell' istituto, a quello dell'ufficio scolastico provinciale, Pontara, e regionale, Palumbo. Una ragazzina di terza media è caduta in depressione e non è stata ammessa all'esame finale. L'insegnante di ginnastica giustifica il proprio operato
«Le persone non si pesano ma si rispettano»: è una delle frasi che una coppia di genitori veronesi ha scritto in una lettera indirizzata al dirigente scolastico di una scuola media veronese, ma anche al dirigente dell'ufficio scolastico provinciale Giovanni Pontara e a quello dell'ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo.
La lettera, che segue un incontro con il dirigente dell'istituto, è ovviamente firmata ma omettiamo i riferimenti alla famiglia, come anche dell'istituto, per non rendere riconoscibile la protagonista di questa storia. La chiameremo Laura, una tredicenne che da sempre combatte con la ciccia in più e con le difficoltà di accettazione di se stessa che questa situazione comporta. «A dicembre Laura torna da scuola in preda a una crisi di pianto: "Non ce la faccio più, dice tra le lacrime, il prof di ginnastica mi pesa davanti a tutti», racconta il padre. Il giorno dopo la madre va a scuola e chiede spiegazioni all'insegnante che, sempre secondo i genitori, difende il suo metodo di verifica del corretto sviluppo dei ragazzi. «Da allora inizia il calvario: Laura va a scuola ma la mattina sta tanto male da costringere gli insegnanti a chiamarmi per andarla a prendere. Lamenta dolori addominali, malesseri che mi costringono in più di qualche occasione a portarla al pronto soccorso. Gli episodi si ripetono», racconta il padre, «ed iniziamo uno screening completo sottoponendo Laura ad esami su esami. Va avanti così, tra assenze da scuola di quasi 40 giorni, per circa tre mesi. Gli accertamenti diagnostici non evidenziano alcunché e i vari specialisti, medici ospedalieri che consulto privatamente, concludono praticamente all'unisono, parlando di problema psicologico. Così mi rivolgo ad un neuropsichiatra infantile: Laura inizia i consulti ma anche una terapia antidepressiva che comincia l'ultimo mese di scuola».
I genitori raccontano di un miglioramento generale di Laura, che riprende a frequentare, anche se con minor assiduità ed entusiasmo, le associazioni da cui si era allontanata. Rientra a scuola e tenta di recuperare le lacune: «Aveva chiuso il primo quadrimestre con due insufficienze, e dopo tante assenze lei stessa si era posta il problema di superare l'esame di terza media».
Tre giorni prima della pubblicazione degli scrutini, sempre stando al racconto dei genitori, la dirigenza scolastica li contatta chiedendo cosa stia succedendo alla ragazza. «Passano tre giorni e Laura apprende di non essere stata ammessa all'esame da un sms di un compagno. Lei risponde con due parole: mi uccido. Fortunatamente il suo compagno avvisa la madre che ci contatta subito». Laura si barrica in camera sua tra digiuno totale e rifiuto di mettere il naso fuori dalla porta. «Solo qualche giorno dopo trova la forza di parlare. Piange, e torna ancora sulla pesatura davanti ai compagni. È allora che racconta che questa è stata la prassi per tutti e tre gli anni della scuola media», dice il padre. «Solo allora scopro», racconta, «che anche qualche altro genitore non condivide le scelte dell'insegnante di ginnastica mentre qualche docente dice di aver interpretato il cambiamento di Laura alla luce del profitto scolastico non brillante». Piano piano Laura, proseguendo il suo cammino con il neuropsichiatra, comincia a stare meglio: parla della scuola che vuole finire ma in un altro istituto. «Non eravamo a conoscenza di quello che succedeva nelle ore di ginnastica, e non è perché Laura non è stata ammessa che abbiamo voluto raccontare la vicenda, anche se crediamo che la possibilità le poteva essere concessa», dicono i genitori. «Vogliamo richiamare l'attenzione di chi ha scelto l'insegnamento sul fatto che davanti ha delle persone. Per qualcosa che definiremo leggerezza, oggi ci troviamo con una ragazza psicologicamente distrutta. A scuola si presta tanta attenzione alla didattica, ma forse poca alla persona e la cosa è ancor più grave per questa fascia di età».
Ma c'è anche un altro aspetto: «La pesatura, pubblica per di più, appare del tutto estranea alla materia di insegnamento e comunque costituisce un atto illecito, visto che incide sulla sfera privata delle persone», rimarca il padre di Laura. E chiude con una riflessione per tutti i genitori: «Siate più attenti. Segnalate quel che accade nelle scuole, solo così si può ricordare agli insegnanti il loro ruolo anche educativo». Il dirigente della scuola non commenta: «Ho preso atto della segnalazione della famiglia ma ammetto che non sapevo nulla delle iniziative del docente di ginnastica; comunque il presupposto è che sia stato fatto con un intendimento positivo. Mi confronterò con l'insegnante: va fatta una valutazione nella prospettiva dei prossimi anni scolastici». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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1 alia00 20/07/2010 20:30 1 commenti
Accadeva anche a me lo stesso, nel lontano 1994. Ero solo un po' robusta (1.61 x 63), ma tanto bastava ai miei compagni per rincarare in palestra la dose quotidiana che gia' avveniva in aula. I dati di peso e altezza venivano dichiarati ad alta voce e trascritti da un'alunna addetta su un'apposita tabella. Risultato? Due anni di anoressia. Poi 70 kg. Oggi normopeso depressa e con autostima sottozero. Oggi per fortuna se ne parla, allora appariva tutto normale, non c'era internet, non se ne discuteva, il bullismo era una paranoia delle vittime. Ancora La ringrazio, Esimio Prof. G. P.