Blitz della Coldiretti davanti alla Trentin
CEREA. L'associazione segue un camion di formaggio dalla Germania diretto all'aziendaManifestazione in nome della corretta etichettatura La ditta: «Noi indichiamo sempre da dove provengono i prodotti»
Cerea. Dopo i presidi nel Mantovano, la protesta della Coldiretti per la corretta etichettatura dei prodotti alimentari che vengono importati dall'estero e confezionati come italiani è sbarcata anche nella Bassa. Oltre una dozzina di membri dell'associazione di categoria ieri pomeriggio ha inscenato una protesta davanti allo stabilimento di Cerea della Trentin, ditta che stagiona e confeziona formaggi italiani ed esteri. Alcuni manifestanti, all'insaputa dell'autista, hanno seguito in auto un camion di una ditta tedesca, fornitrice dell'azienda cereana, nel tragitto dal valico del Brennero fino alla Bassa. Quando il tir - che a bordo aveva semilavorati di formaggio fresco, in pezzi da 10- 15 chili prodotti in Germania - si è fermato davanti allo stabilimento, i componenti del picchetto hanno sventolato bandiere e alzato cartelli di protesta. L'azione è durata circa mezz'ora. I membri della Coldiretti non hanno bloccato l'accesso al tir: l'hanno lasciato entrare nel cortile della ditta e scaricasse la merce. Uno dei manifestanti spiega così la dimostrazione: «Abbiamo presidiato il valico del Brennero per denunciare che ci sono tanto prodotti che, da oltre frontiera, entrano nel nostro Paese privi di etichettatuta e poi vengono venduti come italiani. Tra gli oltre mille manifestanti della Coldiretti al confine con l'Austria, martedì, c'eravamo anche noi». «Ecco come si spiega la bilancia commerciale negativa sul fronte del latte», ribadisce Coldiretti per bocca di Pietro Piccioni, direttore di i Verona, «qui si importa formaggio, cagliate e altri derivati semilavorati, mentre le aziende veronesi, un migliaio di allevamenti che producono 2,8 milioni di quintali di latte l'anno, rischiano di chiudere le stalle. Latte di qualità superiore che, per giunta, viene venduto ad un prezzo ridicolo. Finché è permesso acquistare all'estero produzioni non meglio identificate, a prezzo di saldo, e confezionarle in Italia, senza indicare l'origine delle materie prime, non nasce certo la necessità di venire incontro alle esigenze degli allevamenti italiani. Il consumatore deve conoscere l'origine delle materie prime». Protesta legittima, quella di Coldiretti, quanto legittimo è però il comportamento della ditta di Cerea. Giovanni Trentin, 76 anni, titolare dell'azienda, non si sente affatto chiamato in causa in queste vicende. «Entrino in azienda e mostrerò loro come lavoriamo», dice, «anche perché il camion che hanno tallonato veniva sì dalla Germania, ma aveva a bordo hemmental bavarese, che noi confezioniamo ed etichettiamo come tale. È un prodotto facilmente identificabile, non lo spacceremo mai per altro. Le indicazioni di provenienza ci sono anche sugli altri formaggi che importiamo dall'estero, come quello francese, con etichette complete degli ingredienti. I controlli sono severissimi sull'importato. All'arrivo della merce dall'estero avvisiamo l'Ulss». L'imprenditore osserva: «Chi protesta non ha ancora capito che nella comunità europea vige il libero mercato. Il nostro fatturato, per il 50 per cento, è verso l'estero. Esportiamo tir di parmigiano in Germania». Il figlio di Trentin sottolinea: «Stagioniamo il formaggio, non trasformiamo il latte estero in prodotto finito. Importiamo formaggio da oltre frontiera, ma ciò che esportiamo come italiano, è tutto a Denominazione di origine protetta».
F.T.
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