Tosi e Miozzi soddisfatti. Bolla: ha vinto il mercato

LE REAZIONI. Il governatore Zaia: «Risultato fondamentale, ho già visto i nuovi proprietari»


Il sindaco: «Occupazione tutelata confermando l’eccellenza» Il presidente di Confindustria: «È un forte segnale per tutto il Paese»
02/07/2010
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Il tavolo della trattativa a Roma al ministero del Lavoro, con le parti sociali, per il passaggio del centro Ricerche Glaxo alla Aptuit. Al centro il ministro Sacconi che ha condotto la mediazione

Un grande risultato e anche una sfida per il territorio veronese. Ma anche un'occasione in parte persa per valorizzare la ricerca universitaria italiana. Le istituzioni e le categorie economiche valutano così la cessione del Centro ricerche dell'azienda farmaceutica di Glaxo SmithKline di Verona all'americana Aptuit, che consentirà al Centro stesso di restare a Verona.
«Sono molto soddisfatto per l'accordo raggiunto», dice il presidente di Confindustria Verona, Andrea Bolla. «Glaxo è presente a Verona da 75 anni, ha costruito per il nostro territorio un patrimonio prezioso. E lo ha testimoniato ancora una volta contribuendo con un ulteriore sforzo a questo risultato. Questa», continua, «è una vittoria del mercato, perché si è giocato sul valore e sul potenziale insito nel Centro ricerche, venduto da un'azienda privata a un'altra, Aptuit, che li ha riconosciuti. E questo dà garanzie per creare valore nel tempo. In questa vicenda dobbiamo tutti leggere la capacità del Paese di costruire realtà importanti e attrattive: un motivo di forte fiducia in questo momento». Secondo il presidente di Confindustria, però, il traguardo «è anche un monito a non dare per scontate queste eccellenze. Da domani, quindi, il sistema Verona e Aptuit dovranno lavorare ogni giorno per trovare motivazioni e crescere».
Secondo il sindaco Flavio Tosi «l'accordo tra GlaxoSmithKline e Aptuit e le organizzazioni sindacali per la salvaguardia del Centro ricerche di Verona è un fatto estremamente positivo per il quale non posso che esprimere, a nome dell'intera città, la mia totale soddisfazione. L'intesa garantisce la tutela dei livelli occupazionali, confermando l'assoluta eccellenza delle professionalità qualificate del Centro».
Per Giovanni Miozzi, presidente della Provincia, «questa è una notizia importante non solo per i 463 ricercatori, ma anche per tutto il nostro territorio. La firma del passaggio di consegna fra Glaxo e Aptuit ci fa tirare un sospiro di sollievo ed è con grande soddisfazione che, a nome dei veronesi, do il benvenuto alla nuova società. La soddisfazione è doppia perché mi sento di aver in parte condiviso con i lavoratori i difficili momenti di questi mesi. Un plauso e un grazie al sottosegretario Alberto Giorgetti».
«L'accordo raggiunto per il Centro ricerche di Verona dell'azienda farmaceutica GlaxoSmithKline, che passa all'americana Aptuit, prevede che i lavoratori rimangano dove sono e questo è molto positivo», commenta il presidente della Regione Luca Zaia. «Un risultato che va nella direzione che abbiamo sempre sostenuto e cioè che è fondamentale per il territorio poter contare sull'elevato livello della ricerca».
Di diverso tenore il commento del rettore dell'Università, Alessandro Mazzucco, che pure dichiara di «cogliere con soddisfazione» la notizia dell'accordo. «Restano, però un problema aperto e una amarezza», dice. «Il primo riguarda i contenuti e la futura attività del Centro, nel passaggio di gestione da una società che fa ricerca a una che fa servizi per la ricerca e che certamente dovrà riconvertire in modo sostanziale tutta la progettualità esistente, ma anche le competenze storiche. Ma questa è una sfida e non abbiamo pregiudizi. Ci auguriamo sia un grande successo e ancor più che si possa interfacciare con le vivaci realtà scientifiche di Verona e del Veneto». L'amarezza, puntualizza il rettore, «è motivata dalla tiepida reazione delle pubbliche istituzioni di fronte alla crisi Glaxo che, per converso, poteva tradursi in un'enorme opportunità per la ricerca pubblica del Paese: vi era stata l'offerta di costituzione di una grande infrastruttura pubblica in ambito biotecnologico, che l'Università di Verona e Veneto Nanotech insieme avevano proposto al tavolo interministeriale, nel quale significativamente non era coinvolto il ministero della Ricerca. E, conseguentemente, si è dovuto ricorrere al salvataggio da parte di capitale privato straniero». Il che, conclude, «è in linea con la scarsissima rilevanza riconosciuta dalle istituzioni di questo Paese al tema della ricerca che è, invece, prioritario ovunque».

Enrico Giardini




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