Tyson: «Verona resterà un centro d'eccellenza»
L'INTERVISTA. Il numero uno di Aptuit: «In luglio avremo la visita di tre grandi gruppi interessati alla nostra attività»Il direttore generale e ad dell'azienda americana è stato militare dellesercito Usa dal 1974 al 1979 e manager di Glaxosmithkline dal 1988 al 2002
Roma. Timothy Tyson, direttore generale e amministratore delegato di Aptuit, ha un passato nell'esercito statunitense dove ha servito la patria a stelle e striscie dal 1974 al 1979 dopo aver superato brillantemente gli esami dell'accademia militare di West Point, ma ha anche «militato» nelle truppe dei manager di Glaxosmithskline dal 1988 al 2002 facendo parte della direzione generale di Gsk.
La prima esperienza gli è servita per reggere i ritmi serrati di questa trattativa con Gsk che si è conclusa ieri mattina dopo una notte di lavoro, indispensabile per chiudere nei tempi previsti l'intesa ufficializzata solo poche ore dopo al ministero del Lavoro con la firma delle parti sociali e del governo.
La tempra del marine le ha permesso di non dormire quindi di resistere? E la sua esperienza in Gsk, come le è stata utile in questa trattativa?
«Sono molto contento perché siamo riusciti a mettere assieme i diversi interessi aziendali e nello stesso tempo prenderci cura delle risorse umane indispensabili al nostro progetto industriale, ma sono contento anche per il territorio di Verona e del Veneto che ritengo essere uno dei più belli al mondo, veramente, ricco di qualità della vita, di natura e di preparazione scientifica, un patrimonio. La mia esperienza in Gsk è stata indispensabile! Tre sono le cose che ritengo importanti nel mio lavoro: l'eccellenza scientifica, i servizi ai clienti e i costi ragionevoli. Ecco, qui, in questo nostro accordo, ci sono tutti e tre questi aspetti: conoscevo il centro di ricerche di Verona, come anche la gente di Gsk, così pure gli italiani e l'Italia, questo ha facilitato tutta l'operazione».
Cosa l'ha convinta a concludere l'affare e quindi l'investimento?
«Oltre a quello appena detto, ci sono stati due elementi chiave: l'impegno di Gsk a creare con noi una partnership forte ed esclusiva attraverso il supporto non solo logistico e finanziario ma soprattutto di commissioni per la ricerca, e in secondo luogo il ruolo del governo italiano, che ci ha assicurato collaborazione e ci ha appoggiato nello studio dell'operazione ma anche in futuro per eventuali sinergie tra enti universitari e centri di ricerca pubblici».
A proposito di futuro, quali prospettive di crescita ci sono per il centro ricerche di Verona?
«Abbiamo le risorse per avere successo e vogliamo far parte della comunità di Verona e del Veneto, il centro di ricerche di Verona ha tutte le carte in regola per attrarre molti clienti: l'industria farmaceutica mondiale sta cambiando profondamente e sta crescendo a vista d'occhio la domanda di "ricerca a contratto" da parte dei grandi player farmaceutici mondiali, molti dei quali nostri clienti. Ecco, Verona può diventare un centro unico al mondo e, nel nostro sistema Aptuit, un centro completamente integrato in un unico luogo, con un'esperienza di classe mondiale nel mercato delle organizzazioni della ricerca esternalizzata».
Ci può anticipare qualcosa in merito?
«In luglio avremo la visita di tre grandi gruppi farmaceutici interessati a progetti di ricerca di base e clinica da sviluppare qui a Verona, ma abbiamo contatti con altri quasi duecento possibili clienti».
Previsioni economiche?
«Contiamo di avere dai 75 ai 100 milioni di euro all'anno in commissioni, a fronte di costi inferiori per poter ottenere un profitto».
Quale ruolo giocherà il centro di Verona nel vostro piano industriale internazionale?
«Il nostro business è nel mondo, ma Verona, sia geograficamente che dal punto di vista dello sviluppo del nostro gruppo, è centrale e strategico, il nostro fatturato è per il 50% in Europa e l'altro 50% negli Stati Uniti, Verona si coordinerà con gli altri 18 centri in modo integrato per creare un prodotto completo e unico da vendere al sistema industriale del farmaco».
Paolo Dal Ben
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