Il primo cestino con la Callas
«debutta» a Santa Maria
ZEVIO. Taglio del nastro al parco giochi dove è stata collocata anche una panchina con il volto della celebre cantante Finisce così la polemica sorta con la presentazione del progetto del Comune di serigrafare il volto della Divina sull'arredo urbano
Zevio. Detto, fatto. Con inaugurazione di un parco giochi a Santa Maria l'amministrazione comunale ha dato il via alla posa dei controversi cestini per le immondizie serigrafati Maria Callas. Obiettivo, sottolineare il legame tra il più grande soprano di tutti i tempi, moglie dell'imprenditore zeviano Giovanni Battista Meneghini, lei stessa residente nel Comune dal 1949 fino al 1958, anno in cui il matrimonio finì a causa del nuovo amore della Divina per l'armatore greco Aristotele Onassis. Come annunciato qualche tempo fa dall'assessore all'arredo urbano Maria Luisa Tezza, una prima pattumiera a forma di grande calice color antracite con sopra il logo «Zevio città della Callas» e l'immagine della grande cantate stile pop art su fondo amaranto, campeggia nei circa 1.500 metriquadrati di verde nascosti dal vecchio muro che delimita l'ampia curva che immette a Santa Maria, venendo dal capoluogo. Al taglio del nastro erano invitati anche Franco Zeffirelli e Vittorio Sgarbi, ma non si sono fatti vedere. L'amministrazione di Paolo Lorenzoni avrebbero preferito che regista e critico d'arte toccassero con mano il cestino «griffato» Callas che aveva suscitato un pandemonio. Nel vortice delle polemiche i due importanti personaggi hanno rilasciato giudizi diametralmente opposti sull'accostamento star della lirica-spazzatura. L'ormai anziano regista che fu amico della Callas, spalleggiato da parenti italiani della cantante, ha stroncato come «dissacratorio» il connubio effige della cantate-cicche di sigaretta, fazzoletti usati, bucce di banana e gomme mesticate. Sgarbi, invece, fuè stato possibilista sull'idea di utilizzare il volto della Divina appiccicato a un bidone della spazzatura quale mezzo per promuovere l'immagine del paese. Non ha parlato affatto della vicenda «Mi manda Rai3», programma di Andrea Vianello che aveva invitato nello studio di Roma il sindaco, un nipote padovano della Divina e Giancarlo Tanzi, il melomane che ha donato a Zevio la sua collezione affinché nasca un museo callasiano: il palinsesto della trasmissione era saltato all'ultimo momento e i tre hanno dovuto prendere l'aereo di ritorno con le pive nel sacco.
A distanza di qualche tempo il Comune rilancia l'intera vicenda nel parco giochi ancora senza nome: l'amministrazione, come ha fato sapere Lorenzoni al taglio del nastro, attende suggerimenti prima di decidere quale apporre. Nel parchetto di Santa Maria tra giostrine, scivoli, altalene, porte da calcio, fontana, bacheca annunci e campo da basket c'è pure una particolare panchina serigrafata Callas, subito apprezzata dai giovani, sempre pronti ad andare in controtendenza: consente di sedersi sulla sommità dello schienale. All'inaugurazione la Tezza ha avuto parole di plauso per il personale del Comune che ha redatto il progetto dell'area e lavorato duro per concretizzarlo e nei confronti dei lottizzanti che hanno concesso l'uso del parco giochi in anticipo sulle pratiche di cessione. Il vicesindaco Samuele Campedelli ha poi preso la palla al balzo per annunciare che contestualmente all'aggiunta di sempreverdi nel parchetto, sarà rimpiazzato il filare di ippocastani all'ingresso della frazione, estirpato perché moribondo. Lorenzoni, quindi, ha inviato i residenti a sentire propria l'area verde «in modo sia vissuta in sicurezza e tranquillità». Prima di benedire il parroco don Roberto Galantini ha raccomandato di tenere pulito. Molti i bambini presenti all'inaugurazione. Incuranti di discorsi ufficiali e polemiche pro e contro i cestini serigrafati Callas, non hanno esitato un attimo a dar sfogo alla loro voglia di gioco.
Piero Taddei
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