Niente trapianti ai «ritardati»
Gli esperti contro le norme venete

In un articolo pubblicato sull'American Journal of Transplantation, tre scienziati giudicano pesantemente discriminatoria la deliberazione della giunta regionale del Veneto (qui), che esclude dalla possibilità di ricevere in donazione un organo chi abbia «danni cerebrali irreversibili» o «ritardo mentale (Q.I. inferiore a 50)». Per i tre esperti, «non c'è giustificazione clinica né etica»
28/05/2010
Zoom Foto
Intervento chirurgico

Roma. Le persone con ritardo mentale «non possono essere escluse a priori dalle liste trapianto di organo». A puntare i riflettori su questo caso di discriminazione sono Nicola Panocchia e Maurizio Bossola del Servizio di emodialisi del Policlinico Gemelli di Roma e Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, in un articolo pubblicato sull’American Journal of Transplantation.

Nell'allegato alla Deliberazione della giunta regionale veneta n. 851 del 31 marzo 2009, al capitolo «La valutazione psicologica e psichiatrica nei trapianti d'organo» - documento che si può trovare qui in formato pdf (in basso nella pagina) - si legge che «la letteratura ha individuato una serie di aspetti problematici che possono incidere negativamente sull’adattamento alla condizione di trapiantato e sulla compliance post-operatoria, distinguendoli in controindicazioni assolute e relative (Levenson e Olbrisch, 1993; Rupolo et al., 1999).
Costituiscono controindicazioni assolute al trapianto d’organo i seguenti fattori:
1. psicosi florida;
2. danni cerebrali irreversibili;
3. ritardo mentale (quoziente intellettivo inferiore a 50);

4. abuso/dipendenza da sostanze o alcool;
5. ideazione suicidaria attiva;
6. recente tentativo di suicidio;
7. assenza di compliance terapeutica».

Le linee guida della Regione Veneto - si legge nell’articolo - indicando il ritardo mentale come una controindicazione al trapianto, di fatto escludono pazienti con disabilità intellettiva da questa procedura salva-vita; «ma tali disposizioni», affermano i medici, «non trovano nessuna giustificazione di tipo etico, clinico o giuridico». Che il ritardo mentale medio o grave - come indicano le linee guida del Veneto - sia una controindicazione rispettivamente relativa o assoluta al trapianto d’organo «è una disposizione discriminatoria priva di logica e tanto più grave se perpetrata da un’istituzione pubblica; non c’è nessuna prova scientifica», affermano gli autori dello studio, «che giustifichi l’esclusione dal trapianto delle persone con disabilità intellettiva, tanto più che il quoziente intellettivo, con cui si determina l’entità del ritardo mentale, non è uno strumento idoneo».

«Le discriminazioni in base a criteri psichici sono altrettanto ingiuste che quelle basate su sesso, età, etnia» e vanno eliminate, commenta il direttore del Centro di ateneo di bioetica della Cattolica Adriano Pessina, oggi presente al secondo convegno internazionale su «Etica giustizia e disabilità. Autonomia, capacità e dipendenzà nella sede milanese dell’Università Cattolica».

E il direttore del Centro nazionale trapianti Alessandro Nanni Costa spiega che anche i disabili, mentali o fisici, hanno pari diritto al trapianto se possono beneficiare dell’organo loro donato sia in termini di attesa di vita sia perché in grado, in autonomia o grazie ad adeguata assistenza, di prendere la terapia antirigetto e quindi di fruire al meglio dell’organo: «Il trapianto», dice, «è un dono così prezioso che chi riceve un organo deve essere in grado di fruirne i benefici e questo è l’unico discrimine da tenere in considerazione quando si decide l’inserimento di un paziente nella lista d’attesa». La decisione di eseguire un trapianto o meno su un paziente, conclude Nanni Costa, «non deve mai passare per una certa categoria di persone, ma deve essere fatta caso per caso stimando i reali benefici che riceverà il paziente dal trapianto».

il presidente dell’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Emergenza Area Critica) Vincenzo Carpino è intervenuto sulla vicenda dell'esclusione dei disabili mentali nelle liste di attesa dei trapianti, secondo quanto previsto dalla linee guida della Regione Veneto: «Siamo contrari a qualsiasi forma di discriminazione nelle liste dei trapianti: se gli organi sono compatibili, i pazienti sono tutti uguali». All’apertura dei lavori del settimo Congresso nazionale della Siared (Società italiana di anestesia rianimazione, emergenza e dolore), a Villasimius da oggi a lunedì, Carpino ha sottolineato l’importanza della figura del medico anestesista e rianimatore nelle fasi che portano al trapianto. «Noi curiamo tutti, immigrati e disabili compresi».




commenti - 11

  • 01
pagine
2
di
15
pagine
2
di
15
  • 01

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.