Tremonti azzera i fondi
alla Fondazione Arena
La manovra di Tremonti abolisce i finanziamenti dello Stato a 232 enti e istituzioni culturali, alcuni dei quali di gran prestigio. Ma per il sovrintendente Girondini, è solo un errore colossale. «Il funzionario dei beni culturali mi ha detto che è uno sbaglio, cosa che mi ha confermato il sottosegretario Giorgetti»
Roma. Tra i 232 enti e istituti culturali a cui lo Stato non darà più un euro c'è anche la Fondazione Arena di Verona. Ma per il sovrintendente Girondini è stato solo un errore: «Ho chiamato», dice, «il ministero dei Beni culturali, e il funzionario mi ha detto che è un errore. Cosa che mi è stata confermata anche dal sottosegretario Giorgetti». L'articolo 7 del «decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica» spiega, al comma 22, che a decreto approvato «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi» elencati poco dopo (vedi notizia allegata).
Viene però anche specificato che sarà realizzato un fondo destinato all’eventuale erogazione di contributi agli enti che ne facciano «documentata e motivata richiesta». Non è chiarito, per ora, quali potranno essere i criteri in base ai quali qualcuno deciderà di finanziare, e in quale misura, alcuni di queste istituzioni e altre no.
Nel Veneto, perdono i soldi statali i vicentini Accademia Olimpica, Cisa Palladio e Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa (presieduto da Tiziano Treu); a Padova, niente denaro pubblico per l'Accademia Galilaeana di Scienze Lettere ed Arti, per esempio; e a Venezia, stop ai flussi da Roma verso la Fondazione Cini e Ateneo Veneto.
Tutti questi enti condividono le sorti di istituzioni di grande prestigio culturale, come la Fondazione Einaudi, la Fondazione Gramsci, il Gabinetto Viesseux di Firenze, la Fondazione Benedetto Croce, l'Accademia nazionale virgiliana di scienze lettere e arti, l'Istituto italiano per la storia antica, la Società dantesca italiana di Firenze.
L'anno scorso, il ministro Bondi aveva assicurato che non ci sarebbe stato alcun taglio, e che anzi i trasferimenti statali sarebbero tornati ai livelli del 2008, garanzia che lo stesso sovrintendente Francesco Girondini aveva ripetuto. E quando, nei giorni scorsi, i rappresentanti sindacali dei dipendenti della Fondazione avevano sostenuto l'esistenza del rischio che la stagione potesse saltare a causa dell'esiguità delle risorse - il corpo di ballo composto da sette elementi; scenografie incomplete; alzate di sipario e cambi scena improvvisati dagli stagionali; comparse che si muovono sul palco disordinatamente, e produzioni ridotte all'osso - Girondini aveva replicato con un lapidario «non siamo minimamente preoccupati. Nell'incontro con i sovrintendenti», ha spiegato Girondini, «il ministro Sandro Bondi ha dichiarato che il suo decreto è perfettibile e quindi avrebbe accolto le nostre istanze, e ha già rilasciato dichiarazioni favorevoli riguardo all'applicazione del turn over, pertanto non ritengo fondati i rischi paventati su rappresentazioni incomplete o con lavoratori stagionali improvvisati».
Ma dove non è arrivato Bondi col suo provvedimento, è arrivato Tremonti.
E proprio il decreto Bondi è stato pesantemente criticato da Renato Zero; all'Arena, in occasione dei Wind Music Award, Zero l'ha definito un decreto legge del «cavolo», che «strangola i virtuosi appena nati. Difendo i miei amici orchestrali», ha detto, «soprattutto chi ha volutamente accettato di trascorrere 12 anni della propria esistenza in un Conservatorio.
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