Il caffè, una passeggiata e l'arte: Clio scopre il cuore di Verona

UNA TURISTA PARTICOLARE. Seguita a distanza dagli uomini della sicurezza, si è concessa una pausa dall'ufficialità. Una mattinata di relax in centro per la moglie di Napolitano «Ero già stata altre volte nella vostra città, mi piace proprio».
10/04/2010
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La signora Clio insieme al viceprefetto Gabriella Mucci durante la passeggiata FOTOSERVIZIO DIENNE

«A Verona c'ero già stata altre volte, non posso dire di conoscerla, ma mi piace proprio». Donna Clio, la moglie del Presidente Giorgio Napolitano ieri mattina s'è concessa un po' di relax facendo una passeggiata nelle vie del centro. Avrebbe forse preferito non essere seguita a vista anche da giornalista e fotografo, ma tant'è, ad essere la moglie di un Presidente ci sono onori e anche oneri e si diventa personaggi pubblici pur non avendone voglia. E così capita di dover rispondere a domande impreviste.
La mattinata è scivolata via tra un caffè, una passeggiata e un assaggio di cultura e d'arte, prima di raggiungere in prefettura il marito e recarsi su un'auto diversa a pranzo con lui a Vinitaly.
Dopo la colazione all'hotel Due Torri, un caffè ai Filippini, assieme al viceprefetto Gabriella Mucci che è stata con lei per tutta la mattinata.
«È una donna molto gentile», dice Roberto Amadei, titolare del bar, «ha preso soltanto un caffè e s'è guardata la piazza».
Ha fumato anche una sigaretta, donna Clio: «Una soltanto per la verità», sottolinea lei, quasi a giustificare questo suo vizio, come una ragazzina pizzicata sul fatto.
Poi sempre a piedi e seguita con discrezione dagli uomini della Digos veronese, donna Clio ha camminato per corso Sant'Anastasia per poi entrare all'interno della basilica. Ad attenderla sul sagrato, senza sapere prima di questa improvvisata don Edoardo Sacchella.
«Mi hanno telefonato dalla prefettura dicendomi che sarebbe arrivata. Io ero fuori per alcune commissioni e sono rientrato subito, poi sono arrivati anche un paio di funzionari della Sovrintendenza che hanno illustrato i lavori di restauro che stiamo facendo. Lei si è dimostrata molto interessata».
Donna Clio non s'è fatta intimidire dai ponteggi, c'è salita per ammirare il monumento a Cortesia da Serego, capitano generale dell'esercito veronese sconfitto nel 1386 dalla truppe carraresi. Il comandante fu fatto prigioniero e venne liberato più di un anno dopo, dietro il pagamento di un oneroso riscatto. Ma, sulla via del ritorno, presso Ferrara, Cortesia morì; il suo corpo fu riportato a Verona e sepolto in Sant'Anastasia vicino alla porta che immette nella sacrestia.
«Se avessi saputo che veniva donna Clio avrei tirato fuori l'album delle dediche e delle presenze», dice un po' rammaricato don Edoardo, «lo firmarono D'Annunzio, Einaudi, Andreotti. Sono davvero orgoglioso che lei abbia visitato la nostra splendida basilica».
Poi la moglie del Presidente s'è diretta in prefettura: «Oggi ho oziato un pochino», ha detto la signora, camminando, e dimostrando d'essersi ripresa dall'incidente stradale del 2007. La signora Napolitano stava proprio uscendo dal Quirinale, quando venne investita da un'auto. A causa di questo incidente, Clio Napolitano riportò la frattura dell'omero destro e alla tibia sinistra. Ma ieri, sandali intrecciati di vernice nera comodi con para, ha camminato sicura per le nostre vie. Indossava i pantaloni neri, morbidi dell'arrivo il giorno prima e un giacchino di lapin intrecciato a mo' di maglia, tutta in nero fatta eccezione del foulard sui toni del marrone e di una vistosa ed etnica spilla. «No, la gamba va meglio, qualche accorgimento, scarpe comode, niente tacchi», dice sorridendo, prima di entrare in prefettura tra gli applausi di alcune scolaresche e dei cittadini in attesa del più illustre marito.

Alessandra Vaccari




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