Il Comune s'arrende sulla cava Betlemme

SOMMACAMPAGNA. Assemblea a Caselle dopo il via libera della Regione al sito di escavazione


Il comitato protesta: «Siamo stati lasciati soli dall’amministrazione» Annunciato ricorso al Consiglio di Stato. «Lo faremo a spese nostre»
13/03/2010
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Una fase dell’incontro sull’apertura di cava Betlemme FOTO PECORA

Nuovo fulmine a ciel sereno nella sala civica di Caselle. L'altro ieri, durante un'assemblea, il comitato No cava Betlemme ha annunciato di aver fatto ricorso al presidente della Repubblica, contro l'apertura del sito di escavazione, a proprie spese. La notizia ha lasciato i presenti ammutoliti, alla luce di una settimana piuttosto calda, culminata con il consiglio comunale straordinario del 5 marzo, tenutosi a Caselle. «Abbiamo supplito a ciò che non hanno fatto gli amministratori», ha spiegato Melania Zerpelloni del comitato, «ci hanno lasciati soli, pur avendo promesso che non avrebbero permesso l'apertura di cave. Avevamo preso contatti con loro, in questi mesi, e ci sembrava che l'azione da portare avanti fosse condivisa. La retromarcia è stata un fulmine a ciel sereno, non ci hanno fatto neppure una telefonata».
Il pomo della discordia è cava Betlemme. La domanda di apertura è stata approvata dalla Regione nel 2006. È stata bocciata successivamente, nel 2008 dal Consiglio di Stato, al quale l'allora amministrazione comunale aveva fatto ricorso, dopo aver perso al Tar. Il tema è tornato nel gennaio 2009. I cavatori hanno consegnato una nuova richiesta di apertura della cava, approvata dalla Regione nello scorso novembre. La battaglia dei cittadini di Caselle si è, quindi, riaperta. Il Comitato si è rivolto all'amministrazione comunale perché portasse avanti il ricorso al Tar, entro 120 giorni. La giunta ha deliberato la decisione, per poi ritirarla, con una nuova delibera a metà dicembre. Nel frattempo, a gennaio, sono scaduti i termini per la presentazione. Restava l'ultima carta: il ricorso al presidente della Repubblica, da effettuarsi entro il 9 marzo.
Giunti a ridosso della scadenza, è stato convocato il consiglio comunale di Caselle, durante il quale l'amministrazione ha spiegato che non sussistevano le condizioni per vincere un ricorso. Alcuni consiglieri comunali di minoranza, tra cui l'ex sindaco Graziella Manzato, hanno allora abbandonato la sala per protesta. Il giorno dopo hanno diffuso un volantino al fulmicotone, accusando l'amministrazione di non voler difendere il territorio. «Durante il consiglio straordinario», replica oggi Manzato, «l'ex assessore all'ecologia Massimo Granuzzo ha spiegato per un'ora quanti motivi ci fossero, in questa nuova autorizzazione, per presentare un ricorso. Nei nostri cinque anni di amministrazione, dal 2004 al 2009, sono state autorizzate dalla Regione 11 domande di escavazione: nove sono state fermate dai nostri ricorsi, due sono state da noi accettate perchè ampliamenti di cave già esistenti. Qui, invece, assisteremo all'escavazione di 6 milioni di metri cubi di ghiaia, arrivando al confine dell'abitato, a Corte Paradiso e devastando Caselle».
Il comitato non si è dato per vinto. Agli sgoccioli della scadenza ha effettuato il ricorso. «La cava non è un valore aggiunto», ha commentato Paolo Zamboni, presidente del comitato, «non porterà benessere alla comunità e neppure posti di lavoro. Non sono previste misure mitigatrici, contro la mole di inquinamento atmosferico, da polvere e acustico, che sarà generato».
Oltre a quella Betlemme, vi sono altre due procedure aperte: la Pezzette 2, sottoposta ad autorità giudiziaria, e la Camille, in fase istruttoria dal 2005. Per la Betlemme, la domanda era stata proposta nel 2004. L'insurrezione del comitato, che sfilò per le calli di Venezia, e il ricorso dell'amministrazione comunale, condussero al giudizio del Consiglio di Stato che spazzava via la delibera regionale del 2006. La battaglia sembrava finita. Ora, tutto è ribaltato. «Stasera abbiamo illustrato ai cittadini moltissimi punti sui quali contestare l'apertura e fondare il ricorso al Tar», conclude Zerpelloni; «invece avremo una cava su di un'area che poteva diventare una zona di protezione dalle diverse infrastrutture, che solcano e solcheranno il territorio, dalla Tav al sistema delle tangenziali».

Maria Vittoria Adami


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