La quercia monumento verde
è minacciata dai capannoni
RIVOLI. Si trova in località Casalmenini a pochi chilometri da Caprino ed è anche sottoposta a vincolo ambientale La pianta, già segnalata nell’800 unica in tutta la piana caprinese è soffocata dal cemento e le ruspe ora ne insidiano anche le radici
Rivoli. Figura anche nei quattro volumi editi in Italia, nel Veneto e a Verona, sugli alberi monumentali, storici e di grandi dimensioni del nostro territorio ed è sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, ma nessuno se ne cura. È su di una piccolissima proprietà, 113 metri quadrati appena dell'associazione «Pro montibus et silvis». Ed è «fasciata», letteralmente, da altre proprietà.
Sulla provinciale Affi-Caprino, località Casa Menon detta Casalmenini, in Comune di Rivoli ma a tre chilometri da Caprino, spicca a levante, un globo verde immenso dal tronco possente, alto su di una scarpata di ciottoli morenici, scalzata da due lati dai caterpillar che asportano le ghiaie fossili del ghiacciaio atesino. È una pianta pensile su cinque metri di pareti instabili. Ai piedi ha anonimi capannoni.
Spiega la studiosa di storia Virginia Cristini, autrice di varie ricerche pubblicate sulla pedemontana del Baldo e guida naturalistico-ambientale della Ctg: «La stanno soffocando con due grandi capannoni artigianali, rischia di morire, eppure è citata sia negli atti comunali che negli archivi parrocchiali come una simil quercia da sughero, rarissima da noi, che già Luigi Ottaviani, l'ispettore forestale dei servizi regionali, giudicava degna di protezione».
Si tratta, sotto il profilo scientifico, di un rarissimo ibrido di quercia cerro e quercia da sughero: «Quercus crenata»; ed è ancora sana e svettante dopo 250 anni di vita, unica in tutta la piana, già segnalata dal botanico Agostino Goiran nel 1899. Ora come ora, le ruspe gli hanno scalzato la base, le sue radici penzolano nel vuoto, è in precario equilibrio statico e soffre di carenza idrica in un suolo già di per sé drenante.
È comunque anche l'unica «quercia pseudosuber» della piana caprinese (ce ne sono esemplari isolati a villa Carlotti tra Garda e San Vigilio, a Villanova di San Zeno di Montagna, a malga Zilon e a Prà Bestemà sul Baldo).
Alcuni cittadini si sono rivolti al comando stazione della forestale di Caprino, a quello del Coordimanento Provinciale Cfs di Verona, al Comune di Caprino confinante e alla stazione dei Carabinieri. Il piano regolatore comunale di Rivoli detta comunque: «I monumenti botanici sono tutelati in quanto elementi caratterizzanti il paesaggio e non possono essere abbattuti salvo inderogabili esigenze di pubblica utilità».
«Gia tre anni fa, all'inaugurazione di Malga Natura a Valfredda di Dentro, dove facciamo, con apprezzabili risultati, educazione ambientale, abbiamo pregato le autorità di intervenire per salvarla dal continuo erodere meccanico delle suo apparato radicale (nelle querce è esteso il doppio della chioma,nuda)», espone Paolo Cugildi, il bidello naturalista che tanto ha fatto per la tutela ecologica della biodiversità del Baldo.
E spiega: «È indubitabile che ora si è ecceduto invadendo il terreno della Pro Montibus. Mi risulta che si sarebbe anche andati con gli scavi e le movimentazioni di terreno ben oltre quanto era stato concordato con il Corpo Forestale dello Stato». Si tratta comunque di un fatto increscioso d'assoluta indifferenza ai valori ambientali del territorio, già ampiamente deprivato delle testimonianze più importanti del patrimonio arboreo.
Attacca Raffaello Boni, pluripremiato fotografo e documentarista del monte Baldo, responsabile locale di LegambienteL «La nostra associazione Il Tasso, interessata del problema della grande quercia, ha accertato negli uffici comunali di Rivoli che l'area ha il vincolo idrogeologico e l'albero è specificamente tutelato dal Prg come "monumento vegetale". Abbiamo quindi concordato con gli uffici competenti un sopralluogo per verificare il rispetto di questa salvaguardia». Ma la grande quercia, intanto, sta soffocando.
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1 olicla 15/03/2010 10:03 1863 commenti
la vomitevole vergogna della cosiddetta economia del nostro paese, tanto ipocrita da pensare al "bene" comune come un'entità misurabile solo economicamente, mostra il suo vero volto ogni qual volta la si pone dinanzi ad un bivio come questo. Si preferiscono sempre le opere inutili, ma lucrose, devastanti ma redditizie, oscene nella loro stupidità ma "invisibili" dinanzi all'inguaribile indifferenza delle persone. Le generazioni future bestemmiando malediranno tutti noi, per lo schifo di mondo che abbiamo loro lasciato, dopo aver ereditato un "paradiso" che abbiamo tramutato in fogna in una generazione.