Casa di Giulietta, le scritte tornano
a casa «trasformate» in opera d'arte

REGALO. I foglietti staccati dal muro riproposti come opera firmata

Il Comune li boicotta e Marc Quinn ne fa quadri da vendere: uno è stato donato dal creatore e ora sarà esposto in via Cappello
09/02/2010
Zoom Foto
Marc Quinn alla Casa di Giulietta davanti al Love Painting che ha donato alla città FOTO MARCHIORI

C'era una volta un contadino che aveva uno splendido giardino, nel quale coltivava ogni specie di alberi da frutta. Ciascuna stagione aveva la sua delizia: mele, pere, ciliegie, albicocche, prugne, susine, noci, mandorle, fichi... Nulla mancava in quel piccolo Eden. L'unico cruccio per l'agricoltore era un roveto, proprio all'ingresso. Germogliava selvatico e disordinato, resistendo a qualsivoglia tentativo di impedirne la crescita. A nulla erano servite le reiterate potature e anche i diserbanti avevano fallito. Imperterrito, seguendo la propria natura, continuava a spingere i suoi serpentini rami spinosi ovunque, andando a ricoprire i muri a secco, allungandosi verso l'alto e invadendo persino la strada.
Un giorno passò di lì un inglese. Guardò con compiacente cortesia i filari perfettamente ordinati delle piante, studiò con noncelata ammirazione i sistemi di sicurezza per impedire il furto dei frutti maturi, ma rimase affascinato soprattutto dal caos magmatico e pungente del prunaio. Chiese al contadino se poteva occuparsene per un po' lui. Costui, al quale non sembrava vero di cavarsela di quell'intrigo di fastidiose ramaglie, gli disse che se voleva era tutto suo.
Trascorse del tempo, un colpo di forbice qui, una spuntatina là, una ripulitura in basso, e il roveto cominciò a produrre delle belle, grosse e succose more, che l'inglese iniziò a vendere a prezzi che mai il contadino aveva spuntato per tutti gli altri frutti. Non solo, un bel mattino, si presentò a casa del villico con un cestino pieno delle preziose more. «Questo è un dono per te», gli disse, di fronte a tutti gli amici che il coltivatore aveva convocato per l'occasione per far festa al visitatore, «perché mi hai fatto venire l'ispirazione di far prosperare questo bendidio. Io continuerò a coltivare e vendere more, ma ti prometto che a tutti dirò che l'idea mi è nata qui, nella tua campagna».
Questo lungo apologo ci sembra il modo migliore per commentare il «dono» che l'artista inglese Marc Quinn ha fatto ieri mattina al Comune di uno dei «suoi» Love Painting. Un quadro, ora appeso sulla parete di fondo della stanza al primo piano della Casa di Giulietta, quella da cui ci si affaccia al balcone per intendersi, realizzato montando su un telaio una «tela» che Quinn aveva appoggiato ai pannelli che proteggono i muri di mattoni del volto d'ingresso al cortile e sulla quale, come avviene da decenni secondo un rito irrefrenabile i visitatori hanno lasciato scritte o appiccicato biglietti con ogni sorta di adesivo, perfino il chewing-gum, contenenti dichiarazioni e giuramenti di amore eterno. Un'opera «collettiva», di fatto, nata dai ribollenti grafismi spontanei che sempre hanno caratterizzato l'accesso alla mitica dimora dei Capuleti e che l'artista (e anche un po' mercante) ha fatto propria firmandola sul retro, separando quindi la propria sigla attestante la proprietà intellettuale dalle firme di decine e decine di esibizionisti della passione amorosa ora immortalati sulla parte visibile.
«Grazie alla genialità di un artista come Marc Quinn, uno dei principali protagonisti della scena artistica internazionale», ha detto il sindaco Flavio Tosi accettando, con l'assessore Erminia Perbellini, il dono, «la tradizione legata alla leggenda shakespeariana e alla casa di Giulietta è diventata un'opera d'arte famosa in tutto il mondo, che contribuirà a rendere la nostra città ancora più internazionale».
Bisogna riconoscere, come il sindaco, che Quinn è stato davvero geniale, appropriandosi di un frutto spontaneo, per restare nella metafora arboricola iniziale, per trasformarlo in una serie di opere che ora saranno vendute a tutti i principali musei del mondo o finiranno nelle più importanti collezioni private. E geniale è anche il gesto di restituirne una al luogo da cui le ha prese tutte, mettendosi per tal via al riparo da ogni critica locale. Anzi raccogliendo addirittura il plauso dei veronesi.
Ora il Love Painting verrà congelato. Sarà protetto da un pannello di plexiglass che impedirà ai patiti del graffito di aggiungere sulla sua superficie nuove impronte. Immobile nella sua eternità (?) diventa un falso vero, mentre fuori l'involontaria arte spontanea delle mille mani diverse continua e continuerà a creare un vero emblema universale dell'amore che non conosce limiti.
E c'è da sperare che, sulla scia di Quinn, ci sia qualcuno tra chi ha le redini del potere in città che ne comprenda almeno il valore di - per usare una parola in voga - merchandising. In veronese, marcà.

Giancarlo Beltrame

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1RomeoJulietVerona.com - 18/02/2010 01:22

insomma, un artista intelligente e ben consigliato, così mette a tacere qualche inutile ( e inascoltato) cittadino con un "regalo" all'amministrazione che non si ingegna ancora per capire come preservare i prossimi "wall painting" (visto i numerosi ormai persi da decenni) ma pensa pensa pensa pensa.. e pensa pensa.. ormai siamo abituati a vederli pensare di qualunque fazione politica siano.

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