Tragedia sul Baldo, ora Maicol  
è sotto choc e non smette mai di piangere

LA TESTIMONIANZA. Il sedicenne coinvolto nell'incidente sulle nevi che ha ucciso due giovani se l'è cavata con ferite lievi. Massimo Benedetti racconta la disperazione del figlio sopravvissuto alla valanga: «Non parla di quel momento, è vivo ma dentro è distrutto»
09/02/2010
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Monte Baldo: il recupero delle due vittime della valanga di sabato

Malcesine. Gli occhi scuri di Maicol hanno visto la morte. Era lì, prima terribile «sospetto» quando gli amici di una vita non rispondevano più ai suoi richiami disperati, poi cruda realtà quando qualcuno gli ha detto che Luca e Matteo non ce l'avevano fatta, che lui era vivo «per miracolo». A Maicol fa male essere diventato «un miracolo»: il dolore per la morte che ha scelto gli altri due e risparmiato lui è troppo grande per apprezzare di essere ancora al mondo. Tutti e tre dovevano essere trattati allo stesso modo, salvati. È questo, adesso, il suo grande tormento: essere da solo a raccontare la tragedia, essere il sopravvissuto del Baldo, essere l'unico che la montagna buona - irritata dalla spavalderia dei ragazzi - non s'è portata via.
Ora a Maicol, sedici anni appena, tocca parlare. I suoi occhi scuri hanno visto tutta quella neve da amica diventare assassina: prima li ha fatti divertire attirandoli là dove sapeva di poterli inghiottire, poi li ha annegati nel suo mare bianco e ghiacciato. Tutti e tre, dovevano scendere tutti e tre così come in tre erano saliti, invece è tornato a casa solo lui, il «miracolato», quello che «il destino», sospira papà Massimo, «ha risparmiato anche se dentro l'ha ucciso, gli ha distrutto il cuore».
Maicol sta male, confessa il genitore, non «parla con nessuno, chiuso in camera non vuole vedere gente, solo qualche amico, è sotto choc. Matteo e Luca sono rimasti lassù, sotto quella gigantesca onda di neve e lui è qui, grazie a Dio è vivo, ma ha visto la morte negli occhi e anche adesso che è a casa al sicuro se la sente addosso». La nera Signora l'ha toccato, sfiorato, avvolto nel suo abbraccio: un minuto prima sciava felice con gli amici, un minuto dopo, emerso dalla valanga, li chiamava disperato ma più passavano i minuti e più in cuor suo capiva che era accaduta una tragedia. Per un'ora, con tutto il fiato che aveva, non ha smesso di urlare i nomi di Luca e Matteo, "dai ragazzi rispondete, venite fuori, dove siete?". Il dubbio pian piano è diventato certezza.
A Massimo Benedetti si spezza la voce. «La sofferenza di mio figlio non finirà mai», racconta, «perchè quei tre erano uniti da un rapporto speciale: insieme erano una forza, sempre felici, sempre sorridenti, ragazzi in gamba, sani, perbene. Un pezzo di Maicol se n'è andato per sempre», dice Benedetti, «io mio figlio lo conosco e so che non sarà più come prima. Sono distrutto, siamo tutti distrutti e non so davvero da che parte girarmi per rimettere insieme i pezzi, per aiutare Maicol a superare il trauma, per andare dai genitori di Luca e Matteo, che conosco bene, a piangere questi ragazzi meravigliosi: il loro dolore è il mio, potevano essere tre le famiglie distrutte, il Signore ha risparmiato la mia ma il male che ho dentro è forte, fortissimo». «Matteo e Luca li ho visti crescere», ricorda, «ho sempre fatto l'allenatore di calcio a Malcesine e i giovani di qui li ho avuti tutti in squadra: Matteo e Luca erano di casa, un po' figli miei e non posso accettare ciò che è successo».
«Maicol non smette di piangere», dice il padre, «ieri sono venuti i carabinieri, non ho assistito al colloquio quindi non so che cosa abbia detto. Con me non parla. Spero torni in fretta mia moglie, è di Cuba, era partita per stare un po' con la sua famiglia e sta facendo di tutto per trovare un volo che la porti a casa in fretta, dovrebbe essere qui a giorni. Con lei sono certo che Maicol si confiderà, le mamme sono insostituibili nei momenti difficili, Maicol ha bisogno di sbloccarsi, di superare lo choc e tra le braccia della mamma riuscirà a buttare fuori il grande dolore. Avrà bisogno di sostegno psicologico», spiega Massimo, «i medici che l'hanno curato all'ospedale si sono raccomandati di farlo aiutare da specialisti per elaborare il lutto». Ancora: «Adesso la mia priorità è Maicol, è stargli vicino e sostenerlo in questa tragedia. Ripeto, erano tre ragazzi splendidi, pieni di voglia di vivere ma due non ci sono più mentre il mio, grazie a Dio, è vivo: sono disperato per Matteo e Luca e sono in debito non so con chi per aver salvato Maicol, mi trovo sospeso tra sentimenti fortemente contrastanti e non so gestirli, non so cosa davvero fare, mi pare un incubo».
Massimo Benedetti ieri pomeriggio è stato dagli amici Carletto e Barzoi. «Li abbraccerò forte», ha spiegato, «e piangerò con loro, a lungo, in silenzio. Che si deve fare quando muore un figlio? Che si dice a dei genitori straziati dal dolore, inconsolabili, sordi alle parole perchè non ci sono parole in grado di allegerire una tragedia tanto grande? Che vado a dire, io, a queste persone che in un attimo hanno perso tutto, tutto il bello della vita? Li stringerò senza parlare e poi me ne tornerò a casa con la disperazione nel cuore e un sorriso per Maicol».

Camilla Ferro

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1elaisa05 - 10/02/2010 08:06

COMUNICATO STAMPA 08 febbraio 2010 GLI APPASSIONATI DELLA MONTAGNA NON SONO DEGLI IRRESPONSABILI. NON LASCIAMOCI PRENDERE DALL'EMOTIVITA'. La montagna è, e deve continuare ad essere un luogo di libera frequentazione, un norma come quella proposta nell'emendamento del Governo al Decreto sulle emergenze in discussione al Senato non è accettabile dal CAI e dal mondo della montagna. In merito alla presentazione di un emendamento del Governo al Decreto legge sulle emergenze in discussione al Senato, il Presidente generale del Club Alpino Italiano, Annibale Salsa dichiara: La montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione, come tale comporta un elevato senso di responsabilità e abbisogna di conoscenza e competenza. Tutto ciò non può portare ad una regolamentazione totale della frequentazione perché questo comporterebbe uccidere la libertà di accesso che è uno dei capisaldi dell'alpinismo e della frequentazione della montagna. L'irresponsabilità di alcuni non può essere pagata da tutti gli altri. La sicurezza in montagna - prosegue Salsa - non aumenta con le sanzioni o con il carcere per chi provoca valanghe, ma solo attraverso il lavoro di formazione, prevenzione, informazione svolto con l'ausilio del CAI, delle Guide alpine, del Soccorso alpino e speleologico e dei professionisti e degli abitanti della montagna. Ciò non significa essere aprioristicamente contrari a norme per il miglioramento della sicurezza in montagna, ma per la loro stesura non si può prescindere dal coinvolgimento del CAI, del Soccorso Alpino e Speleologico, delle Guide alpine e a quanti vivono e operano in montagna. Il Presidente generale del CAI sottolinea inoltre che "Il CAI e il mondo della montagna non possono accettare una norma che, forse dettata dall'emozione, costringe a casa alpinisti, sciatori ed escursionisti, e che porta una militarizzazione delle Terre Alte. Anche l'anno scorso, sempre sull'onda dell'emotività dovuta anche in quel caso a vittime di valanghe, qualcuno aveva proposto l'istituzione di un fantomatico patentino cha abilitava ad andare in montagna individuando il CAI come ente preposto a rilasciarlo, e prefigurando l'impiego delle forze dell'ordine per controllare gli accessi. Anche allora - conclude Salsa - abbiamo espresso la nostra contrarietà a qualsiasi patentino -che non rientra in alcun modo nella filosofia e nella missione del Club Alpino Italiano - e a ogni tentativo di limitazione, sanzione eccessiva, militarizzazione della montagna." Con preghiera di pubblicazione Luca Calzolari - Responsabile Ufficio Stampa CAI

2lucamanzo - 09/02/2010 18:08

Gentilissimo Girmi, mi saprai anche spiegare per lo stesso concetto si producono e vendono bolidi a 4 ruote per dopo fare i limiti di velocità dei 130kmh sulle strade e autostrade ecc. ecc.

3girmi - 09/02/2010 16:36

Gent.mo lucamanzo i commenti in questo contesto dovrebbero servire per "dare una mano" in modo tale che questi eventi drammatici si verifichino meno possibile. Eliminarli non e' possibile purtroppo. Eviterei di fare una classifica di chi ha sciato di piu' o di chi va piu' forte. Altrimenti si rischia di "rinforzare" i comportamenti che conducono a queste perdite di vite umane. Non sono certo il miglior sciatore del mondo ma nei dieci anni in cui ho prestato volontariamente servizio nel soccorso piste ne ho visti molti di "comportamenti a rischio" che si sono trasformati in incidenti (alcuni gravi): da chi si buttava dalla seggiovia a chi scendeva fuori pista dove NON si doveva scendere e magari nella nebbia. E potrei continuare con una lunga lista che non risulterebbe ne' nuova ne' esaustiva. Non conosco costi e problemi di gestione che l'utilizzo di cariche esplosive comporterebbe ma non mi sembra, tuttavia, una soluzione, nemmeno se limitata alle localita' turistiche e a pochi canaloni particolarmente a rischio. Anche perche' bisognerebbe intervenire continuamente in una stagione particolarmente nevosa o dopo cambiamenti climatici repentini. Tutto cio' mi sembra oneroso in termini di disponibilita' di persone con questo tipo di professionalita' e comunque non metterebbe in sicurezza un'area, secondo me. La SEGNALAZIONE e l'INFORMAZIONE sono la cosa che secondo me puo' portare a dei risultati anche nell'immediato. E' necessario pero', e su questo sono d'accordo con chi mi ha preceduto, che deve essere fatto SISTEMATICAMENTE e con la giusta visibilita' anche nelle tipologie di comunicazione che dovrebbero essere le piu' adatte per raggiungere in particolare le nuove generazioni. Per questo ho fatto questo appello al ragazzo sopravvissuto. Siamo andati tutti ai corsi serali dove, se va bene, si presentano 4-5 appasionati che probabilmente non hanno nemmeno bisogno di sentire cose che gia' sanno. Bisogna raggiungere in modo efficace la massa degli "utenti" quelli che mettono in macchina sci, tavola e scarponi e partono senza aver dato nemmeno un'occhiata al cielo di quella giornata. Altrimenti sara' un altra occasione (purtroppo drammatica) persa in tutti i sensi. Grazie.

4pfairchi - 09/02/2010 16:28

Una tragedia triste. Le mie preghiere alle famiglie. Paolo dalla California

5lucamanzo - 09/02/2010 15:37

Girmi, ho capito il tuo concetto, e ho capito che tu gli sci, la tavola da snowboard ai piedi non gli hai mai messi. In una località montana dove è richiamato il turismo, è obbligo prevenire queste disgrazie. Ripeto. Alto livello di valanghe in alcuni versanti facilmente raggiungibili dagli sciatori, chiudere il versante e far detonare le cariche, provocando la valanga. Si parla di località turistiche. Non dò la colpa a nessuno, ma c'è da riflettere molto di cosa sia la prevenzione.

6girmi - 09/02/2010 14:28

In natura NON ci sono pericoli e' il NOSTRO COMPORTAMENTO a metterci in pericolo. Se scendo con gli sci da un pendio a rischio valanga, se vado a 200 km/h con la moto o guido ubriaco o addormentato, se mi tuffo nel lago dopo aver mangiato, se esco con il kite quando c'e' una tempesta, ecc...... (degli infiniti esempi questi sono forse quelli piu' vicini ai comportamenti "a rischio" dei giovani) AUMENTO le probabilita' che qualcosa di letale mi possa accadere. Puo' anche andare bene? Certo ma sono DI PIU' le volte che NON va bene. E quando non va bene e' PER SEMPRE. Non si possono "scaricare" le valanghe da tutte le montagne, come non si possono fermare tutte le moto o prosciugare i laghi ed i mari. Quindi l'UNICO comportamento intelligente e' quello di SAPERE ed EVITARE adattandosi alla condizione presente. Per questo NON si puo' smettere di segnalare adeguatamente i pericoli anche se ci saranno sempre quelli che passano sotto la rete o sopra il cancello o di fianco al cartello o con il semaforo rosso. E' altrettanto FONDAMENTALE che si informino i giovani e piu' il modo e' carico emotivamente e piu' efficace sara'. Del resto i giovani sono i piu' esperti nel "navigare" la rete ma bollettini di ARPAV o CAI o altro sono del tutto ignorati e forse lo sono anche i consigli dei "vecchi" sicuramente piu' esperti semplicemente perche' hanno visto piu' cose da piu' tempo dei giovani. Il dolore di un genitore che ha avuto la fortuna di avere un figlio che poi purtroppo perde non credo sia descrivibile e consolabile. Puo', forse, essere d'aiuto in qualche modo INFORMARE gli altri giovani che potrebbero commettere lo stesso errore. Allora, forse Maicol, quando se la sentira' potra' fare proprio questo: INFORMARE altri giovani. Lo fara' con l'enorme emotivita' che questo comporta a sara' di ENORME AIUTO per gli altri amici che non erano con loro sabato scorso e forse potrebbe essere un modo per trovare la forza per continuare e per ricordare gli amici che cosi' facendo "rivivono" nel suo ricordo. Non ci resta altro da fare per "sentire" ancora vicine le persone care che ci lasciano: RICORDARLE. Grazie.

7lucamanzo - 09/02/2010 14:18

Vorrei che qualcuno mi risponda alla domanda che ho posto qui sotto. Grazie

8lucamanzo - 08/02/2010 21:18

Quando c'è un pericolo alto di valanghe in certi versanti con inalzamento delle temperature e nevicate ecc. La mia domanda è:" xchè non chiudono la vallata e dall'elicottero lanciano delle mine di profondità x farle detonare in punti ben precisi così da far provocare la valanga???

9sunnyboy45 - 08/02/2010 19:34

chi dice che questi ragazzi se la sono cercata o quasi fa della inutile retorica. Inutile proprio perche' le vittime erano dei giovanissimi, che molto probabilmente alla vista di una discesa su neve "immacolata" si sono lanciati con entusiasmo, sicuri di poter poi raccontare agli amici di quanto "epico" sia stato. Purtroppo non hanno preso in considerazione l'ipotesi valanga. Inutile dire "io scio da 30 anni". Questi ragazzi non sciavano da 30 anni. Si sa che quando si e' giovani ci si lascia prendere piu' facilmente dall'entusiasmo. Non credo che se avessero minimante intuito il pericolo si sarebbero avventurati in una cosa simile (quando si e' giovani si e' piu' spericolati, non piu' stupidi). Purtroppo in questo caso le conseguenza sono state disastrose. Cose del genere accadono e accadranno sempre. Ci sara' sempre qualcuno che paga troppo caro una "leggerezza" e qualcuno invece veramente incosciente a cui, pero', va sempre bene.

10PolentaEMusso - 08/02/2010 16:42

Stranamete concordo con Girmi stavolta pero' per quanti cartelli vengano posizionati ci sara' sempre qualcuno che se ne freghera' e passera' in neve fresca.... Questo e' purtroppo il mondo anarchico di certi giovani....

11girmi - 08/02/2010 15:09

Quello che e' scontato per alcune persone NON lo e' evidentemente per altre. Dopo una nevicata di neve fradicia per l'innalzamento delle temperature preceduta da vento forte in quota che costruisce cornici e riporti consistenti nei pendii sottovento TUTTI dovevano sapere che basta "tagliare" un costone e viene giu' tutto. Evidentemente non e' cosi' visto che ci sono persone che rimangono sotto le valanghe. Queste pero' NON sono tragiche fatalita'. Questo perlomeno per rispetto non diciamolo, per cortesia. Non c'e' fatalita' nello scendere da un pendio vietato agli sciatori. Il caso c'entra casomai sul fatto che uno si salva e due no. Quell'evento e' dato dal caso e non certo da capacita' o altro. Allora visto che la Natura vince sempre e NON c'e' modo di dominarla c'e' solo UNA cosa che gli esseri umani possono fare: INFORMARE. Quindi le transenne, la rete i cartelli DEVONO essere comunque posizionati per segnalare. Magari prima e non aspettare che ci scappi il morto come fanno negli incroci quando mettono il semaforo dopo che e' morto qualcuno. La seconda cosa importante e' INFORMARE il piu' possibile, in questo caso, I GIOVANI. Il ragazzo scampato, quando si sara' un po' ripreso ma potrebbe servire anche a lui per superare questo terribile momento dovrebbe INFORMARE i giovani. Il modo si puo' trovare ma questo e' fondamentale per abbassare (eliminarle non e' possibile) le probabilita' che altri giovani facciano la stessa fine dei suoi amici. Caro Micael i tuoi amici se potessero dircelo ci inviterebbero a NON fare quello che avete fatto, prima di tutto, e poi a COMUNICARLO al maggior numero possibile di ragazzi. Quando potrai e vorrai cerca di farlo. Ti prego, e' importante per tutti noi: giovani e genitori. La raccomandazione di un ragazzo scampato (questo si "per caso") ad un evento cosi', anche se del tutto prevedibile, ha un impatto fortissimo su altri giovani. E' difficile pensare che queste generazioni dominano i mezzi di comunicazione come internet, sicuramente piu' di noi anziani, si scambiano informazioni su facebook e con i cellulari e poi NON prestano nessuna attenzione sull'INFORMAZIONE che riguarda il luogo dove si stanno recando per un'attivita' all'aria aperta e cioe' la montagna. Grazie.

12Lucio.Gelain - 08/02/2010 15:02

Perché i media, dopo disgrazie come queste, non organizzano dei forum,dei convegni, dei film (anche su youtube) ma non solo per gli addetti ai lavori come i soci CAI, ma per tutti, professionisti e dilettanti. Io ero ieri sul Baldo con un gruppo di amici con le ciapole ed è andato tutto bene, anche se abbiamo salito il tratto che va da passo Cerbiolo a punta delle Redutte sul monte delle Erbe, tratto di una certa pendenza e quindi di una certa difficoltà. Alla fine della salita però ho pensato: ne valeva la pena? Forse abbiamo rischiato un po'. D'accordo il pizzico di avventura, ma fino a che punto l'avventura si può trasformare in rischio? Lucio Gelain www.escursionistapercaso.it

13lucamanzo - 08/02/2010 14:54

Chi scia da una vita come me, che passo dagli sci allo snowboard. Chi???...... Mai, una volta nella sua vita da sciatore ha mai osato fare del fuori pista, soprattutto dopo una bella nevicata notturna, scagli la prima pietra. Onore ai 2 ragazzi, onore alle squadre di soccorso alpino.

14agrigolato80 - 08/02/2010 14:34

La notizia è drammatica in se e poteva essere ancora piu significativa. Non ci sono scusanti per questo atto di mera incoscienza. Purtroppo, essere giovani è spesso binomio di spensierata imprudenza. Tutti noi da ragazzi abbiamo fatto sicuramente qualche episodio di irresponsabilità, ricordiamocene conto. Le tragedie, si vedono in Tv e sui giornali, non ci si capisce mai che anche noi possiamo diventarne protagonisti. Si spera ora che la tragica dipartita di Luca e Matteo, non siano state vane. Questo ricordo, si spera, resti vivo e ben scolpito nella mente dei coetanei e dei ragazzi che li hanno conosciuti, e che, in AUTO e nella VITA sia d’aiuto ad essere prudenti e comportarsi con rispetto per se e per gli altri. Sentite condoglianze alle famiglie e un grazie ai soccoritori

15alb.valente - 08/02/2010 14:27

Dispiace molto assistere a tragedie come questa. Purtroppo manca la cultura della sicurezza. Il bollettino valanghe di sabato dell'ARPAV recitava impietoso: "Fino a lunedì, marcato pericolo di distacchi provocati di valanghe a lastroni oltre il limite del bosco e anche di valanghe spontanee nelle Prealpi (grado 3)". Il CAI organizza ogni anno corsi di sicurezza per il fuoripista.. purtroppo sono sempre poco affollati.. Speriamo che la morte di questi ragazzi aiuti a sensibilizzare gli escursionisti (di tutte le eta'!) sulla sicurezza. Alberto (escursionista e scialpinista)

16Beppe_da_Lugagnan - 08/02/2010 13:11

Per cortesia, voi due state zitti. Sono morti quei due ragazzi.

17lake80 - 08/02/2010 12:57

Penso non sia il caso di commentare questo articolo dicendo che se la sono un pò cercata! Sono morti due ragazzi giovanissimi che avevano tutta la vita davanti!!!

18PolentaEMusso - 08/02/2010 12:55

Ricordo solamente che il bollettino valanghe dava un allarme 3 su 5 quindi bello altino, perche' si deve rischiare la propria vita e quella altrui per niente ?

19patriziatsn - 08/02/2010 12:26

E poi chi rischia la vita per recuperare degli irresponsabili sono gli Angeli del soccorso alpino...

20lbrtg - 08/02/2010 12:10

Io scio da quando ne avevo tre e di esperienza ne ho abbastanza, visto che oggi ho quarantasette anni. Posso dirla tutta, anche a costo di sembrare "brutale"? Non che se la siano voluta, ma.................. ci andiamo vicino. Scusate, ma è così. Luca

21godzilla75 - 08/02/2010 11:26

Sì sì! mi raccomando continuate a dire che è stata solo una triste fatalità, il giorno prima sono caduti almeno 40cm di neve e domenica non faceva freddo, io scio da quando avevo 5 anni (ora ne ho 35) e so benissimo che fare fuori pista in quelle condizioni è da irresponsabili.

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