Il commerciante rapito in Messico al telefono
con L'Arena: «Ho temuto che mi uccidessero»
SEQUESTRO A LIETO FINE. Parla Daniele Natali, il commerciante di Borgo Trento rapito in Messico e liberato sabato. L'uomo ancora non sa chi l'abbia sequestrato né se i malviventi siano stati arrestati e ci sia stato riscatto: molti aspetti da chiarire
Una mail alla redazione: «Buon giorno sono Daniele Natali sono libero e sto bene, non mi sono piaciute le insinuazioni che avete scritto basandovi sulle notizie riportate dai quotidiani di terza classe che ci sono qui a Playa. Potete contattarmi al numero...». La notizia sulla liberazione del borgotrentino Natali arriva via web.
Dalla Farnesina arriva la conferma che Natali è stato liberato, che lui stesso s'è messo in contatto con l'Unità di crisi, ma non ci sono ulteriori dettagli sulla liberazione. Nè sull'ipotesi che possa essere stato pagato un riscatto.
Natali, 32 anni, commerciante d'auto in Messico a Playa del Carmen, dall'altra parte del mondo e del telefono risponde con voce assonnata: «Sì sono io, ma richiamatemi più tardi, sono molto stanco. In questi giorni non faccio che dormire, m'è calata tutta la tensione addosso».
L'uomo era stato rapito, secondo testimonianza locale, una decina di giorni fa dal suo negozio da sei persone armate divise su alcuni fuoristrada. Era sparito e lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini aveva chiesto il silenzio stampa per non compromettere la sicurezza dell'ostaggio. Così è stato, ma si fatica a comprendere la ragione del silenzio adesso, dopo che liberazione c'è stata. Non è facile parlare con Natali. Le telefonate in Messico sono circa una dozzina quando alla fine il veronese si decide a rispondere.
«Non so da chi sono stato rapito e nemmeno perchè. Non so se è stato pagato un riscatto. Non so dove mi hanno tenuto, sono sempre stato bendato e ammanettato». Il racconto di Natali che ormai è bello sveglio è costellato di «non so».
«È stato tutto un casino», dice per rendere bene l'idea, «io ero bendato. A un certo punto ho sentito molte voci concitate e sono stato trascinato fuori, poi mi sono ritrovato con la polizia, ma non ho capito niente di niente. Nemmeno se abbiano arrestato o meno chi mi ha rapito». E ancora: «Durante il rapimento sono sempre stato bendato. I miei sequestratori parlavano messicano. Sono stato trattato bene, mi davano da mangiare con regolarità, ma ho perduto cinque chili. La situazione era di tensione costante. Ho temuto che mi ammazzassero perchè conosco bene il meccanismo dei rapimenti qui in Messico», aggiunge l'uomo, «di solito o ti liberano subito o ti ammazzano. E ho anche pensato che mi avrebbero ammazzato, ho avuto paura, ma poi mi sono anche detto che se non mi avevano ammazzato subito, forse c'erano trattative per liberarmi, ma ancora non so se un riscatto è stato pagato. Io comunque soldi non ne ho dati», frasi e pensieri in libertà per Natali che ancora un pochino scosso è, mentre parla.
Natali è rimasto sorpreso di leggere dei suoi affari con un tale soprannominato Sinaloa, soprannome che deriva dalla circoscrizione omonima di cui è probabilmente originario Roberto Gómez Cruz sospettato di traffici illeciti di auto rubate.
«So che i giornali veronesi hanno ripreso le notizie pubblicate da quelli messicani, ma qui i giornali sono spazzatura pura. C'è una libertà di stampa che permette di scrivere cose inesatte di chiunque, e senza problemi. Io non sono socio di Sinaloa, so chi è, ma il mio socio messicano si chiama Arturo ed è una brava persona. Così come mi sono sorpreso di leggere di un mio presunto matrimonio con una diciottenne locale. Ho una compagna italiana da sei anni che vive con me, ma che al momento del rapimento non era qui. Semplicemente questo. Non c'è nulla di poco chiaro nella mia vita, al punto che debbo decidere cosa fare adesso perchè la mia attività imprenditoriale va bene e non ho alcuna intenzione di chiuderla dopo quanto è accaduto. Io non ho fatto niente di strano, di illecito o poco chiaro».
«Certo», continua Natali, «adesso mi prenderò una lunghissima vacanza, ma non so e non credo di tornare a vivere in Italia. Qui i rapimenti sono all'ordine del giorno, lo so bene. È un Paese difficile il Messico, difficile da spiegare, ma qui ho impiantato la mia attività, passato parte della mia vita. Adesso sono ancora confuso, è troppo recente quello che è accaduto. Debbo andare al consolato, ascoltare e raccontare, dobbiamo capire tutto di questo rapimento, poi deciderò», conclude. Intanto, la stampa messicana dà notizia del rilascio e sostiene che sia stato pagato un forte riscatto.
Alessandra Vaccari
