Baldo, le vittime sono due
LA TRAGEDIA DEL BALDO. Il corpo del diciassettenne di Malcesine scoperto grazie al fiuto di un cane, in un’operazione che ha visto impegnati 40 uomini. Intervento sotto la minaccia di un’altra slavina. I volontari del Soccorso Alpino: «In quel canalone non avevano scampo»
Malcesine. Il lessico della pietà va in fumo alle 10. «L'abbiamo trovato», gracchia la radio. Luca Carletto, 17 anni, adesso non è più un disperso, necessaria, pietosa bugia verbale dopo 18 ore sotto la neve. È la seconda vittima, con Matteo Barzoi, 20, della «più brutta valanga che abbia visto in tanti anni di soccorso», sbotta Marco Vignola, capo stazione del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico di Verona. È provato, e come lui la sua squadra e tutti i 40 uomini venuti da Verona (12), Ala, Riva e Rovereto a tentare l'impossibile. Portano purtroppo alle famiglie due morti, giovani. L'unico regalo è Micael, 17 anni, salvo contro le probabilità. Lo ripetono tutti, in attesa degli elicotteri, delle notizie, dell'inevitabile: «Miracolato». Dio, il destino e la sua «tavola» che forse lo ha lasciato «surfare» un istante di più. Lontano dalla morte.
Nubi basse sul lago, sopra il sereno. Giuseppe Bolognini, segretario della Funivia e Corrado Chincarini, uno dei due capiservizio operativi fino dal primo allarme, hanno facce tese. «Abbiamo dato tutta la disponibilità, l'altro ieri e oggi (ieri, ndr), ma è andata male. Troppa disgrazia». La funivia era aperta dalle 7.30, dopo avere chiuso intorno alle 23 della notte prima. Poi di nuovo i voli degli elicotteri, del 118 di Verona e Trentino Emergenza. Tutti in quel dannato canale, vicino al terzo pilone verso monte del secondo tronco, dove la valanga «30 metri di fronte, 300 almeno di lunghezza, lastroni umidi e pesanti. Un accumulo venuto giù ...» ha incalzato e raggiunto le sue prede. «Abbiamo rischiato, s'è dovuto azzardare perché un altro blocco minacciava di staccarsi», spiega Marco Vignola. Un intervento al limite, quello della multisquadra del Cnsas. «Mai in 30 anni di montagna...», ripete. Il copione: i bastoncini ritrovati, uno dei cani che «marca» la zona buona, le sonde, lo scavo. Lì sotto c'è Luca. «Tutti e tre nel raggio di 100 metri», borbotta il responsabile del soccorso alpino. Lascia intendere che la valanga non è stata gentile con quei corpi di ragazzi.
«Rottura per tensione dovuta al passaggio», spiega il collega della stazione Cnsas di Riva, Gianluca Tognoni. «Una slavina a lastroni su cui sta effettuando rilievi un tecnico del centro di Arabba. Non si impara mai abbastanza: la neve pare poca ma gli accumuli tradiscono. La genesi di questa disgrazia», dice, «in fondo è tutta qui».
Il resto è azione, rischio solidale. La memoria della Val Lasties aleggia sui soccorritori: «Troppi morti», sussurrano. Ma vanno lo stesso. Nel giorno della tragedia la prima ricerca è dei veronesi, con l'ausilio della Forestale e di un'unità cinofila arrivata da Brescia. «Micael l'ho trovato col busto fuori», racconta il capostazione del Soccorso Alpino. «Aveva le mani libere, è riuscito a telefonare e ciò l'ha salvato». Già, telefonare: sul Baldo è già tanto se si riesce a comunicare via radio. I gestori delle reti, Tim, Vodafone e gli altri, promettono. «Abbiamo avuto contatti, segnali di interesse», conferma Bolognini. Ma nulla cambia. In caso di emergenza comanda il caso: senza il segnale, lo fanno capire tutti i tecnici, anche il sopravvissuto sarebbe oggi nel conto delle vittime.
Franco Falcieri, direttore delle funivie e degli impianti di risalita del Baldo, sta seduto accanto a Massimo Chincarini. Raccontano le «acrobazie» della tragedia. «Abbiamo portato una squadra del Soccorso all'altezza del terzo pilone della funivia, poi li abbiamo calati, in sicurezza sul teatro della disgrazia». Normali follie per salvare qualcuno. «Abbiamo aperto la strada anche dal basso, letteralmente con la neve alla vita per fare proseguire i soccorritori, alla luce delle torce e cercando di non tirarci addosso un'altra scarica», racconta Chincarini. È giovane, lavora in montagna, è addolorato. E sconsolato: «Anche oggi li ho visti scendere con le tavole, su quella direttrice...». Vietare? Proibire? Transennare? «Non si può, semmai toccherebbe ai Comuni», dicono all'unisono Falcieri e Bolognini. «Ma, a parte i costi e l'impatto visivo, potremmo anche mettere filo spinato lungo tutte le creste del Baldo... qualcuno scenderebbe, comunque». «Giovani, spensierati...», borbotta Massimo Chincarini. Eppure l'inverno è una trappola, la neve non è un tappeto di brillanti ma materia che si trasforma, si accumula, cede, gela, si spezza. «Saperlo o non saperlo, calcolarlo o meno: questo ti salva o ti perde». Tutti d'accordo: «Quello non era il posto dove passare». Due vite perdute.
Intorno i bambini sciano sulla «Paperino», il sole splende, c'è un po' di vento e un piumone di nubi appese tra le cime e il lago. Al tavolo del bar, stazione a monte, nessuno parla più, si guarda tutti fuori verso l'azzurro. Lì sotto, a destra, vicino a quel dannato terzo pilone, oltre il costone dove non arriva lo sguardo, la Signora inattesa aspettava. Sapeva che sarebbero passati. Ne avrebbe presi due.
Paolo Mozzo



1lucamanzo - 08/02/2010 21:18
Quando c'è un pericolo alto di valanghe in certi versanti con inalzamento delle temperature e nevicate ecc. La mia domanda è:" xchè non chiudono la vallata e dall'elicottero lanciano delle mine di profondità x farle detonare in punti ben precisi così da far provocare la valanga???