Baldo, le vittime sono due

LA TRAGEDIA DEL BALDO. Il corpo del diciassettenne di Malcesine scoperto grazie al fiuto di un cane, in un’operazione che ha visto impegnati 40 uomini. Intervento sotto la minaccia di un’altra slavina. I volontari del Soccorso Alpino: «In quel canalone non avevano scampo»
08/02/2010
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Dietro quel costone c’è il pendio da cui si è staccata la valanga che ha travolto i tre giovani. La massa di neve aveva un fronte di 30 metri e una lunghezza di 300 FOTO MOZZO

Malcesine. Il lessico della pietà va in fumo alle 10. «L'abbiamo trovato», gracchia la radio. Luca Carletto, 17 anni, adesso non è più un disperso, necessaria, pietosa bugia verbale dopo 18 ore sotto la neve. È la seconda vittima, con Matteo Barzoi, 20, della «più brutta valanga che abbia visto in tanti anni di soccorso», sbotta Marco Vignola, capo stazione del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico di Verona. È provato, e come lui la sua squadra e tutti i 40 uomini venuti da Verona (12), Ala, Riva e Rovereto a tentare l'impossibile. Portano purtroppo alle famiglie due morti, giovani. L'unico regalo è Micael, 17 anni, salvo contro le probabilità. Lo ripetono tutti, in attesa degli elicotteri, delle notizie, dell'inevitabile: «Miracolato». Dio, il destino e la sua «tavola» che forse lo ha lasciato «surfare» un istante di più. Lontano dalla morte.
Nubi basse sul lago, sopra il sereno. Giuseppe Bolognini, segretario della Funivia e Corrado Chincarini, uno dei due capiservizio operativi fino dal primo allarme, hanno facce tese. «Abbiamo dato tutta la disponibilità, l'altro ieri e oggi (ieri, ndr), ma è andata male. Troppa disgrazia». La funivia era aperta dalle 7.30, dopo avere chiuso intorno alle 23 della notte prima. Poi di nuovo i voli degli elicotteri, del 118 di Verona e Trentino Emergenza. Tutti in quel dannato canale, vicino al terzo pilone verso monte del secondo tronco, dove la valanga «30 metri di fronte, 300 almeno di lunghezza, lastroni umidi e pesanti. Un accumulo venuto giù ...» ha incalzato e raggiunto le sue prede. «Abbiamo rischiato, s'è dovuto azzardare perché un altro blocco minacciava di staccarsi», spiega Marco Vignola. Un intervento al limite, quello della multisquadra del Cnsas. «Mai in 30 anni di montagna...», ripete. Il copione: i bastoncini ritrovati, uno dei cani che «marca» la zona buona, le sonde, lo scavo. Lì sotto c'è Luca. «Tutti e tre nel raggio di 100 metri», borbotta il responsabile del soccorso alpino. Lascia intendere che la valanga non è stata gentile con quei corpi di ragazzi.
«Rottura per tensione dovuta al passaggio», spiega il collega della stazione Cnsas di Riva, Gianluca Tognoni. «Una slavina a lastroni su cui sta effettuando rilievi un tecnico del centro di Arabba. Non si impara mai abbastanza: la neve pare poca ma gli accumuli tradiscono. La genesi di questa disgrazia», dice, «in fondo è tutta qui».
Il resto è azione, rischio solidale. La memoria della Val Lasties aleggia sui soccorritori: «Troppi morti», sussurrano. Ma vanno lo stesso. Nel giorno della tragedia la prima ricerca è dei veronesi, con l'ausilio della Forestale e di un'unità cinofila arrivata da Brescia. «Micael l'ho trovato col busto fuori», racconta il capostazione del Soccorso Alpino. «Aveva le mani libere, è riuscito a telefonare e ciò l'ha salvato». Già, telefonare: sul Baldo è già tanto se si riesce a comunicare via radio. I gestori delle reti, Tim, Vodafone e gli altri, promettono. «Abbiamo avuto contatti, segnali di interesse», conferma Bolognini. Ma nulla cambia. In caso di emergenza comanda il caso: senza il segnale, lo fanno capire tutti i tecnici, anche il sopravvissuto sarebbe oggi nel conto delle vittime.
Franco Falcieri, direttore delle funivie e degli impianti di risalita del Baldo, sta seduto accanto a Massimo Chincarini. Raccontano le «acrobazie» della tragedia. «Abbiamo portato una squadra del Soccorso all'altezza del terzo pilone della funivia, poi li abbiamo calati, in sicurezza sul teatro della disgrazia». Normali follie per salvare qualcuno. «Abbiamo aperto la strada anche dal basso, letteralmente con la neve alla vita per fare proseguire i soccorritori, alla luce delle torce e cercando di non tirarci addosso un'altra scarica», racconta Chincarini. È giovane, lavora in montagna, è addolorato. E sconsolato: «Anche oggi li ho visti scendere con le tavole, su quella direttrice...». Vietare? Proibire? Transennare? «Non si può, semmai toccherebbe ai Comuni», dicono all'unisono Falcieri e Bolognini. «Ma, a parte i costi e l'impatto visivo, potremmo anche mettere filo spinato lungo tutte le creste del Baldo... qualcuno scenderebbe, comunque». «Giovani, spensierati...», borbotta Massimo Chincarini. Eppure l'inverno è una trappola, la neve non è un tappeto di brillanti ma materia che si trasforma, si accumula, cede, gela, si spezza. «Saperlo o non saperlo, calcolarlo o meno: questo ti salva o ti perde». Tutti d'accordo: «Quello non era il posto dove passare». Due vite perdute.
Intorno i bambini sciano sulla «Paperino», il sole splende, c'è un po' di vento e un piumone di nubi appese tra le cime e il lago. Al tavolo del bar, stazione a monte, nessuno parla più, si guarda tutti fuori verso l'azzurro. Lì sotto, a destra, vicino a quel dannato terzo pilone, oltre il costone dove non arriva lo sguardo, la Signora inattesa aspettava. Sapeva che sarebbero passati. Ne avrebbe presi due.

Paolo Mozzo

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1lucamanzo - 08/02/2010 21:18

Quando c'è un pericolo alto di valanghe in certi versanti con inalzamento delle temperature e nevicate ecc. La mia domanda è:" xchè non chiudono la vallata e dall'elicottero lanciano delle mine di profondità x farle detonare in punti ben precisi così da far provocare la valanga???

2sunnyboy45 - 08/02/2010 19:34

chi dice che questi ragazzi se la sono cercata o quasi fa della inutile retorica. Inutile proprio perche' le vittime erano dei giovanissimi, che molto probabilmente alla vista di una discesa su neve "immacolata" si sono lanciati con entusiasmo, sicuri di poter poi raccontare agli amici di quanto "epico" sia stato. Purtroppo non hanno preso in considerazione l'ipotesi valanga. Inutile dire "io scio da 30 anni". Questi ragazzi non sciavano da 30 anni. Si sa che quando si e' giovani ci si lascia prendere piu' facilmente dall'entusiasmo. Non credo che se avessero minimante intuito il pericolo si sarebbero avventurati in una cosa simile (quando si e' giovani si e' piu' spericolati, non piu' stupidi). Purtroppo in questo caso le conseguenza sono state disastrose. Cose del genere accadono e accadranno sempre. Ci sara' sempre qualcuno che paga troppo caro una "leggerezza" e qualcuno invece veramente incosciente a cui, pero', va sempre bene.

3PolentaEMusso - 08/02/2010 16:42

Stranamete concordo con Girmi stavolta pero' per quanti cartelli vengano posizionati ci sara' sempre qualcuno che se ne freghera' e passera' in neve fresca.... Questo e' purtroppo il mondo anarchico di certi giovani....

4girmi - 08/02/2010 15:09

Quello che e' scontato per alcune persone NON lo e' evidentemente per altre. Dopo una nevicata di neve fradicia per l'innalzamento delle temperature preceduta da vento forte in quota che costruisce cornici e riporti consistenti nei pendii sottovento TUTTI dovevano sapere che basta "tagliare" un costone e viene giu' tutto. Evidentemente non e' cosi' visto che ci sono persone che rimangono sotto le valanghe. Queste pero' NON sono tragiche fatalita'. Questo perlomeno per rispetto non diciamolo, per cortesia. Non c'e' fatalita' nello scendere da un pendio vietato agli sciatori. Il caso c'entra casomai sul fatto che uno si salva e due no. Quell'evento e' dato dal caso e non certo da capacita' o altro. Allora visto che la Natura vince sempre e NON c'e' modo di dominarla c'e' solo UNA cosa che gli esseri umani possono fare: INFORMARE. Quindi le transenne, la rete i cartelli DEVONO essere comunque posizionati per segnalare. Magari prima e non aspettare che ci scappi il morto come fanno negli incroci quando mettono il semaforo dopo che e' morto qualcuno. La seconda cosa importante e' INFORMARE il piu' possibile, in questo caso, I GIOVANI. Il ragazzo scampato, quando si sara' un po' ripreso ma potrebbe servire anche a lui per superare questo terribile momento dovrebbe INFORMARE i giovani. Il modo si puo' trovare ma questo e' fondamentale per abbassare (eliminarle non e' possibile) le probabilita' che altri giovani facciano la stessa fine dei suoi amici. Caro Micael i tuoi amici se potessero dircelo ci inviterebbero a NON fare quello che avete fatto, prima di tutto, e poi a COMUNICARLO al maggior numero possibile di ragazzi. Quando potrai e vorrai cerca di farlo. Ti prego, e' importante per tutti noi: giovani e genitori. La raccomandazione di un ragazzo scampato (questo si "per caso") ad un evento cosi', anche se del tutto prevedibile, ha un impatto fortissimo su altri giovani. E' difficile pensare che queste generazioni dominano i mezzi di comunicazione come internet, sicuramente piu' di noi anziani, si scambiano informazioni su facebook e con i cellulari e poi NON prestano nessuna attenzione sull'INFORMAZIONE che riguarda il luogo dove si stanno recando per un'attivita' all'aria aperta e cioe' la montagna. Grazie.

5Lucio.Gelain - 08/02/2010 15:02

Perché i media, dopo disgrazie come queste, non organizzano dei forum,dei convegni, dei film (anche su youtube) ma non solo per gli addetti ai lavori come i soci CAI, ma per tutti, professionisti e dilettanti. Io ero ieri sul Baldo con un gruppo di amici con le ciapole ed è andato tutto bene, anche se abbiamo salito il tratto che va da passo Cerbiolo a punta delle Redutte sul monte delle Erbe, tratto di una certa pendenza e quindi di una certa difficoltà. Alla fine della salita però ho pensato: ne valeva la pena? Forse abbiamo rischiato un po'. D'accordo il pizzico di avventura, ma fino a che punto l'avventura si può trasformare in rischio? Lucio Gelain www.escursionistapercaso.it

6lucamanzo - 08/02/2010 14:54

Chi scia da una vita come me, che passo dagli sci allo snowboard. Chi???...... Mai, una volta nella sua vita da sciatore ha mai osato fare del fuori pista, soprattutto dopo una bella nevicata notturna, scagli la prima pietra. Onore ai 2 ragazzi, onore alle squadre di soccorso alpino.

7agrigolato80 - 08/02/2010 14:34

La notizia è drammatica in se e poteva essere ancora piu significativa. Non ci sono scusanti per questo atto di mera incoscienza. Purtroppo, essere giovani è spesso binomio di spensierata imprudenza. Tutti noi da ragazzi abbiamo fatto sicuramente qualche episodio di irresponsabilità, ricordiamocene conto. Le tragedie, si vedono in Tv e sui giornali, non ci si capisce mai che anche noi possiamo diventarne protagonisti. Si spera ora che la tragica dipartita di Luca e Matteo, non siano state vane. Questo ricordo, si spera, resti vivo e ben scolpito nella mente dei coetanei e dei ragazzi che li hanno conosciuti, e che, in AUTO e nella VITA sia d’aiuto ad essere prudenti e comportarsi con rispetto per se e per gli altri. Sentite condoglianze alle famiglie e un grazie ai soccoritori

8alb.valente - 08/02/2010 14:27

Dispiace molto assistere a tragedie come questa. Purtroppo manca la cultura della sicurezza. Il bollettino valanghe di sabato dell'ARPAV recitava impietoso: "Fino a lunedì, marcato pericolo di distacchi provocati di valanghe a lastroni oltre il limite del bosco e anche di valanghe spontanee nelle Prealpi (grado 3)". Il CAI organizza ogni anno corsi di sicurezza per il fuoripista.. purtroppo sono sempre poco affollati.. Speriamo che la morte di questi ragazzi aiuti a sensibilizzare gli escursionisti (di tutte le eta'!) sulla sicurezza. Alberto (escursionista e scialpinista)

9Beppe_da_Lugagnan - 08/02/2010 13:11

Per cortesia, voi due state zitti. Sono morti quei due ragazzi.

10lake80 - 08/02/2010 12:57

Penso non sia il caso di commentare questo articolo dicendo che se la sono un pò cercata! Sono morti due ragazzi giovanissimi che avevano tutta la vita davanti!!!

11PolentaEMusso - 08/02/2010 12:55

Ricordo solamente che il bollettino valanghe dava un allarme 3 su 5 quindi bello altino, perche' si deve rischiare la propria vita e quella altrui per niente ?

12patriziatsn - 08/02/2010 12:26

E poi chi rischia la vita per recuperare degli irresponsabili sono gli Angeli del soccorso alpino...

13lbrtg - 08/02/2010 12:10

Io scio da quando ne avevo tre e di esperienza ne ho abbastanza, visto che oggi ho quarantasette anni. Posso dirla tutta, anche a costo di sembrare "brutale"? Non che se la siano voluta, ma.................. ci andiamo vicino. Scusate, ma è così. Luca

14godzilla75 - 08/02/2010 11:26

Sì sì! mi raccomando continuate a dire che è stata solo una triste fatalità, il giorno prima sono caduti almeno 40cm di neve e domenica non faceva freddo, io scio da quando avevo 5 anni (ora ne ho 35) e so benissimo che fare fuori pista in quelle condizioni è da irresponsabili.

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