Glaxo, interviene il governo
Sulla chiusura del centro ricerche Glaxo intervengono il ministro della Salute Fazio, che dice di cercare soluzioni, il sindaco di Verona Tosi, i sindacati. Per l'assessore regionale Sandri, è da rilanciare la ricerca. E per la senatrice Garavaglia, che presenterà un'interrogazione all'esecutivo, sarebbe un danno per tutto il Paese. La Guna, azienda omeopatica, pronta ad assumere ricercatori.
Verona. «Il governo intende intervenire» sulla questione della chiusura del centro di ricerca della Glaxo di Verona «senza poter garantire nulla ma cercando soluzioni locali e non per non disperdere questo patrimonio creato negli anni». Lo ha detto il ministro della salute , Ferruccio Fazio. E il sindaco Tosi ha incontrato i vertici della società, riuscendo a intravvedere qualche spiraglio.
Intanto un'azienda milanese di farmaci naturali e biologici, la Guna, si è detta pronta ad assumere ricercatori che dovessero essere licenziati dall'azienda farmaceutica di Verona. Guna spa, leader italiano del «pharma naturale» – è scritto in una nota - chiede però anche l'aiuto del Governo affinché applichi finalmente la nuova direttiva europea sui farmaci e permetta di aprire nuove linee di prodotto.
I sindacati. Intanto i sindacati sono in allarme. Lo smantellamento dovrebbe avvenire entro fine anno e questo comporterà la perdita del lavoro per 550 ricercatori. Per Carla Pellegatta, segretaria Cgil di Verona “Con l’annuncio di Glaxo la situazione economica e occupazionale del nostro territorio assume connotati pesantissimi”. La sindacalista punta il dito contro “il processo di de-industrializzazione che da anni è in atto nella nostra provincia” e che “deve essere fermato”. Secondo il segretario Cisl Massimo Castellani, “serve un progetto industriale, nazionale, regionale e locale”.
Tosi. E il sul caso Glaxo il sindaco di Verona, Tosi, ha incontrato ieri l'amministratore delegato, Luc Debruyne, per avviare una soluzione. «Qualche alternativa alla chiusura del centro ricerche è possibile, la società è disponibile a valutare diverse ipotesi». Lo ha detto il sindaco al termine del faccia a faccia svoltosi ieri mattina a Palazzo Barbieri con i vertici della Glaxo-SmithKline. All'incontro nell'ufficio del sindaco hanno partecipato l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri, il presidente ed amministratore delegato di Gsk, Luc Debruyne e il vicepresidente per affari istituzionali, comunicazione e vaccini, Daniele Finocchiaro. Era stato lo stesso Tosi a sollecitare l'incontro subito dopo che si era diffusa la notizia della chiusura, prevista per fine anno, della struttura che dà lavoro a 550 addetti.
Il ministro Fazio. Da Roma intanto il ministro della salute Ferruccio Fazio fa sapere che «il governo intende intervenire, senza poter garantire nulla», sottolinea, «ma cercando soluzioni, locali e non, per non disperdere questo patrimonio creato negli anni. Quella della Glaxo», dice il ministro, «è una vicenda che ci ha lasciati con l'amaro in bocca ma come ho già detto ai dirigenti dell'azienda c'è la mia attenzione personale e dell'intero governo oltre alla disponibilità del ministro Sacconi di intervenire, qualora sia necessario, sulla vertenza lavorativa per cercare soluzioni». E il primo incontro tra Governo e Glaxo a Roma potrebbe svolgersi, ma è da confermare, già lunedì prossimo. A colloquio finito i dirigenti della multinazionale si limitano a distribuire una nota che, al primo punto, ribadisce che «la riorganizzazione riguarda il solo settore delle ricerche e non mette in alcun modo in discussione la continuità delle altre attività presenti nel polo di Verona, cioè la produzione di antibiotici per oltre 120 paesi nel mondo e le strutture del quartier generale di Gsk Italia». La nota della società, inoltre, evidenzia la scelta di «interrompere la ricerca in alcune aree terapeutiche che presentano un rapporto meno favorevole rispetto ad altre fra gli investimenti necessari e la possibilità di scoprire terapie utili». Fra queste aree terapeutiche, viene specificato, «sono stati scelti per la dismissione alcuni settori delle neuroscienze» che riguardano i centri di Verona e di Harlow in Gran Bretagna. La Glaxo, inoltre, definisce «speculazioni destituite di fondamento» le voci di trasferimento della produzione in Cina che «non solo creano confusione ed ingiustificate ansie nella popolazione e nei dipendenti ma ostacolano il dialogo fra le parti sociali». La nota termina con l'affermazione che «i dipendenti, pur nella necessità di una ristrutturazione, rimangono in cima alle priorità dell'azienda». Tosi assicura tuttavia di aver intravisto «un'apertura». Ma, aggiunge subito, «serve un impegno congiunto della città, con le parti sociali, i soggetti economici e, lo sottolineo, finanziari, della Regione e del governo nazionale». Dal colloquio il sindaco esce con la sensazione che «un'alternativa è possibile» e afferma: «Qualche idea c'è, ma bisogna fare presto, ciò che si può fare», si limita a dire, «è mettere insieme le categorie economiche, finanziarie e sociali della città per mantenere il centro ricerche e valutare quali risorse si possono mettere in campo».
Rilancio della ricerca. L'idea, alla quale sta lavorando anche l'assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, è quella di cogliere l'occasione per rilanciare la ricerca a Verona dopo l'esperienza negativa del Parco Star dal quale tutti i soci si stanno sfilando o lo hanno già fatto. Sandri, che è ingegnere ed è stato presidente di Veneto Innovazione, sta sondando la possibilità di creare un vero centro di ricerca che abbia alle spalle una multinazionale (con il know how e i laboratori di Glaxo), una università di riferimento (con il nostro ateneo ci sono già molte collaborazioni aperte) e il mondo delle imprese. A questo proposito si dovrebbe aprire un tavolo di concertazione con Glaxo e tutti gli attori interessati per capire con un piano finanziario quali sarebbero i costi e chi sarebbe disponibile a sostenerlo. «Stiamo ragionando», riferisce lo stesso Sandri, «se si riesce, a fronte di questa perdita, a rilanciare un progetto per la città che consenta di non disperdere conoscenze e patrimoni. Glaxo sarebbe disponibile a prestare la sua collaborazione e noi potremmo creare un nuovo indotto per imprese che investono nella ricerca».
Interpellanza parlamentare. Massimo Calearo Ciman, parlamentare del gruppo Misto e coordinatore di Alleanza per l’Italia in Veneto, annuncia un’interpellanza urgente al governo sullo stabilimento Glaxo di Verona, per fronteggiare quella che definisce «una grave emergenza per il Paese». «Non ci sarà ripresa economica che potrà un giorno restituirci il lavoro scientifico che perderemmo - rileva Calearo - Oltretutto nel caso della Glaxo di Verona, che ha chiuso il 2009 con un leggero calo degli utili, ma in attivo, il discorso economico non centra nulla». «Il governo, con i suoi tre ministri veneti, non ha scusanti - rileva l’esponente dell’Api - e deve intervenire subito perchè non può cedere alle logiche di una multinazionale che dopo aver ricevuto anche finanziamenti pubblici decide all’improvviso di delocalizzare».
La senatrice Garavaglia. E la senatrice Mariapia Garavaglia (Pd) chiede che il governo, con i ministri Fazio e Sacconi, si impegni al massimo per scongiurare la chiusura da parte della GlaxoSmithKline del centro ricerche di Verona. Sulla vicenda Garavaglia annuncia la presentazione di un’interrogazione all’esecutivo. «La possibile chiusura del centro ricerche veronese - afferma - rappresenta un danno non solo per quella città ma per l’intero Paese. La priorità va naturalmente data alla tutela dei posti di lavoro a rischio e per questo è bene che si muova il governo, così come avvenuto nel caso di un'altra multinazionale, l’Alcoa, i cui stabilimenti in Italia rischiano di essere chiusi». Garavaglia ricorda che i dipendenti Glaxo, tra l’altro, sono lavoratori estremamente specializzati e preparati «che, con ogni probabilità, sarebbero costretti a cercare altrove, all'estero, un nuovo impiego, con conseguente ulteriore danno al settore della ricerca».
Farmindustria. L'annuncio della prossima chiusura del Centro di ricerca GlaxoSmithKline a Verona «si inserisce in una profonda riorganizzazione dei modelli organizzativi delle imprese farmaceutiche a livello internazionale dovuta alla scadenza di importanti brevetti e ai costi sempre crescenti dell'attività di R&S. Un processo, in corso da qualche anno, che ha subito un'accelerazione a causa della crisi economica che ha investito anche il settore». Lo afferma Farmindustria in una nota. La GlaxoSmithKline, si legge, «può essere considerata a giusto titolo un'azienda italiana, seppure a capitale estero, dato il suo radicamento quasi secolare nel Paese e gli ingentissimi investimenti fatti negli ultimi decenni in produzione e ricerca». Farmindustria chiede quindi «l'avvio immediato di un Tavolo con il Governo e i sindacati per affrontare la problematica nell'interesse dei dipendenti, tutti altamente qualificati, dell'economia e della stessa capacità di innovazione del Paese. Sarà l'occasione anche per analizzare la situazione più generale delle imprese del farmaco e della Ricerca in Italia, che a tutt'oggi, nonostante importanti passi avanti realizzati, mancano di una visione di insieme e delle necessarie garanzie per il mantenimento e lo sviluppo di un settore che realizza il 53% di export, che vanta 200 progetti in sviluppo e che investe circa 2,3 miliardi all'anno». «Siamo fermamente convinti - conclude Farmindustria - della necessità di un approccio olistico per la valorizzazione e il mantenimento del più importante comparto italiano per l'economia della conoscenza».
Federico Bricolo. «I lavoratori della Glaxo devono essere aiutati: l’azienda non può chiudere lasciando a casa oltre 600 persone, questo è inaccettabile». Lo dichiara Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato e parlamentare veronese, sul caso Glaxo. «Mi sono già attivato personalmente con i ministri Fazio e Sacconi per individuare una strategia comune a favore dei lavoratori veronesi - annuncia - . Il momento che le aziende stanno vivendo è sicuramente difficile per molti settori, però ognuno deve fare la sua parte per tutelare i posti di lavoro».



1girmi - 07/02/2010 15:57
Se Tosi e c. non c'entrano nulla, come dice Corsi, allora che se ne stia A CASA e non faccia continue COMPARSATE patetiche e ignobili che offendono i lavoratori veronesi e le loro famiglie. Cosa fa i "faccia a faccia" e cose dice "ci sono spiragli" se veramente Tosi non c'entra nulla!?!?!? Se invece ci sono VERAMENTE degli spiragli ed il sindaco di una citta' "e' parte in causa" quando una multinazionale chiude i battenti, allora muoversi adesso quando c'e' il cartello "chiuso per fallimento" mi sembra ancora di piu' offensivo. E' questa la politica del NON FARE in particolare QUANDO BISOGNA FARE. Quando i buoi sono scappati.......oramai. Si fa una comparsata per "salvare la faccia" ma le famiglie veronesi restano senza stipendio. Il sindaco di una citta' moderna puo' fare qualcosa ma Tosi evidentemente NON L'HA FATTO e adesso e' troppo tardi. Ma a parte queste scontate critiche sulla giunta attuale, ma sicuramente anche le precedenti non hanno fatto molto per evitare queste chiusure e di conseguenza questi licenziamenti, gli economisti, ammesso che ci si possa ancora credere (come ai politici locali e nazionali che "tagliano le tasse") dicono che per una ripresa, tipo Germania dove le cose vanno un PO' meno peggio che qui da noi, e' possibile SOLO se si investe sulle CAPACITA' e PROFESSIONALITA' locali che NON sono riproducibili altrove. In pratica su quello che siamo bravi a fare NOI ITALIANI e che nessun altro puo' fare come noi. Con tutto il rispetto per le imprese che dal 2009 sono uscite in ATTIVO e che investono e assumono, dobbiamo concludere che la nostra capacita' locale a Verona, ma visto il volume di affari anche nazionale, riguarda piu' la confezione di intimo che la ricerca bio-farmaceutica. Niente di male per le confezioni, per carita', ma possibile che un Paese di premi Nobel (che sicuramente non vince per un paio di mutande) e di Scienziati con la "S" maiuscola non sia in grado di PRODURRE RICERCA E CONOSCENZA di alto livello e NON riproducibile altrove? Perche' e' questa la soluzione degli economisti: Si deve puntare su quello che SAPPIAMO FARE NOI ITALIANI MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO. Altrimenti la fanno gli altri e ad un prezz molto inferiore. Si, ovviamente c'e' di mezzo anche la questione del PREZZO di un certo livello di qualita'. Ma forse ci sono cose che NON HANNO PREZZO e dove e' richiesta un'elevata qualita' altrimenti quella cosa NON e' vendibile. E Glaxo NON e pubblica, visto che la prima cosa che viene in mente quando si parla di ricerca in Italia sono i presunti buchi neri del CNR e dell'Universita'. Che magari hanno anche delle sacche di inefficienza ma dove ci sono persone appassionate alla ricerca. Se anche un privato, e che privato!!, NON riesce a PRODURRE RICERCA ad alto livello e competitiva, significa una sola cosa: CHE NON SI INVESTE ABBASTANZA IN RICERCA E CONOSCENZA. Grazie.