Le spara poi
si toglie la vita
Lei stringeva la
foto delle bimbe

OMICIDIO- SUICIDIO. Avevano una relazione. I corpi senza vita sono stati scoperti da un passante vicino a un casello ferroviario nelle campagne tra Ostiglia e Cerea. L'uomo ha sparato alla donna, poi ha rivolto l'arma contro di sé. Avevano anche collegato un tubo allo scarico della vettura. Entrambe le vittime erano sposate, lasciano due figli ciascuno. Trovati sul cruscotto due biglietti di scuse ai parenti
13/01/2010
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Ostiglia (Mantova): il luogo del tragico gesto dei due giovani veronesi

Mirco e Genni volevano morire. Volevano morire insieme. Si amavano, ma ciò non bastava loro per vivere. Non bastava vedersi, non bastava essersi ritrovati dopo anni, perché da ragazzi erano stati fidanzati. E hanno deciso di ammazzarsi. Hanno scritto ognuno una lettera di scuse ai propri cari, ai genitori e ai figli - ne avevano due a testa - piccoli. Hanno lasciato i due biglietti sul cruscotto della macchina con la quale sono andati a mettere in pratica il loro intento, una Opel Corsa, di lui, con la quale hanno raggiungo un luogo remotissimo delle Valli. Si sono fermati di fianco a un casello ferroviario abbandonato in località Calandre di Ostiglia. Ed è lì, forse dalle 6 del mattino o forse già dalla sera di lunedì, che hanno messo in atto il loro piano di morte. Hanno collegato un tubo allo scarico dell'auto, tenendo acceso il motore con i finestrini chiusi. Il gas di scarico però non è bastato: ad un tratto la benzina è finita. Potevano prenderlo come un segno di vita, se non del destino. Invece avevano un cosiddetto «piano B» per farla finita: Mirco aveva una pistola calibro 9, regolarmente detenuta, con la quale ha sparato a Genni e poi si è sparato. Due soli colpi, alla testa. Spari così ravvicinati che i finestrini dell'Opel si sono infranti. Mirco Andrioli, 35 anni e Genni Dal Vecchio, 33, sono stati trovati cadaveri alle 11.30 di ieri da un uomo che, passando in quella zona di campagna, ha visto il tubo collegato allo scarico della Opel: si è avvicinato e ha scoperto i due amanti morti.
Sul posto sono arrivati i carabinieri di Ostiglia, del comando di Gonzaga, del nucleo operativo di Mantova e il magistrato Giulio Tamburini. I due corpi sono stati trasferiti all'ospedale Carlo Poma di Mantova per l'autopsia, ma non c'è dubbio che si tratti di un omicidio-suicidio. Di una sequenza mortale che i due trentenni, lui di Casaleone e lei di Sanguinetto, volevano con molta determinazione.
Nelle ore immediatamente successive sono state tante le ipotesi formulate sul perché di un gesto così drammaticamente insensato, almeno all'apparenza. Che lui non riuscisse a separarsi dalla compagna - dalla quale aveva avuto due figli, di due e sei anni - con la quale ancora conviveva, ormai burrascosamente per la relazione con Genni che era ripresa. Un rapporto che era ricominciato ad ottobre 2009, cioè quando la trentatreenne aveva lasciato la casa coniugale a Casteldario per tornare dalla madre, in via Cesare Battisti 146 di Sanguinetto. Altri ancora sussurravano di problemi di lavoro, economici, di guai di ogni tipo. Ma la cosa più vera pare essere che Genni fosse molto ammalata e che l'intervento al seno subito qualche tempo prima non fosse riuscito a debellare un tumore. Nelle prossime ore si saprà se la mancanza di speranza di vita per lei, li abbia indotti ad ammazzarsi pur di non separarsi l'uno dall'altro.
Questo spiegherebbe molte cose, come ad esempio il fatto che Mirco e Genni fossero sempre insieme. Da che si erano ritrovati dopo vite diverse, unioni, figli - lei con una bambina di 12 anni e una di 5 - non si lasciavano mai, si vedevano ogni giorno come due ragazzini. I ragazzini che erano stati quando era nato il loro amore. Genni era stato il primo amore di Mirco. Non si erano mai dimenticati. Non volevano dimenticarsi mai più.

Daniela Andreis

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