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26.12.2009

I 15mila ritrovati della lista di Zamboni

PERSONAGGIO. Cercando le spoglie dello zio, un artigiano di Montorio è diventato fra i maggiori esperti di campi di prigionia in Germania. E ha rintracciato tutti i caduti. L'elenco indica dove sono sepolti i morti in guerra e nei lager. È stato lui a far modificare la legge per poterli riportare a casa

Roberto Zamboni, artigiano di Montorio, con le foto di militari caduti in guerra o nei lager FOTO MARCHIORI
Roberto Zamboni, artigiano di Montorio, con le foto di militari caduti in guerra o nei lager FOTO MARCHIORI
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Verona. Un elenco di oltre 15mila caduti italiani con nome, cognome, provincia e data di nascita, data di morte e cimitero di attuale sepoltura. Vittime della seconda guerra mondiale. Roberto Zamboni ha un patrimonio storico dettagliatissimo, frutto di un lavoro decennale, che ha deciso di mettere on line perché chiunque ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i propri cari e di seppellire i propri morti vicino a casa.
«Da molto tempo», racconta questo artigiano veronese, «mi occupo della ricerca dei luoghi di sepoltura dei nostri connazionali, morti nei campi di prigionia o per motivi di guerra in Germania, Austria e Polonia». Mettendo a confronto le liste del ministero della Difesa con quelle dell'Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra (oltre 2 milioni di schede), Zamboni è riuscito ad avere un elenco dettagliato e completo che sta per essere pubblicato sul sito www.robertozamboni.com, dove già si possono trovare i 300 nomi dei caduti veronesi e i 150 di Agrigento.
Ai dati ottenuti dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, braccio operativo del ministero della Difesa con il compito di provvedere al censimento e alla sistemazione definitiva delle salme dei caduti, Zamboni sta aggiungendo elementi sulla deportazione o sull'internamento, sulla morte e sulla prima sepoltura (lager, matricola, spostamenti, date e cause della morte, luogo di prima inumazione). «I caduti sepolti in questi cimiteri sono prevalentemente internati militari», spiega Zamboni, «ma risultano anche deportati politici o per motivi razziali e liberi lavoratori che si trovavano negli ex territori del Terzo Reich durante il periodo bellico».
Da un'elaborazione statistica del ministero della Difesa, è emerso che i militari italiani deceduti o dispersi in combattimento contro i tedeschi sono 37.254, a cui vanno aggiunti i 40.510 militari e i 15.118 partigiani civili deceduti e dispersi durante la prigionia in mano tedesca. Inoltre, secondo dati ufficiali germanici, oltre 38.000 civili italiani persero la vita nei lager. Di fronte a queste cifre spaventose, e tenuto conto delle difficoltà che ci sono state nei rapporti con la Germania Est, la collaborazione tra autorità italiane, missioni alleate, Croce rossa internazionale e tedesca, è stato possibile organizzare la sepoltura di oltre 13 mila caduti, così suddivisi: 5.839 al cimitero Öjendorf di Amburgo, 1.166 al cimitero Zehlendorf, 4.788 a Francoforte e 1.459 a Monaco di Baviera. Nel 1951 il Governo italiano ratifica una legge (204/51) che vieta il rimpatrio delle salme sepolte nei cimiteri militari italiani all'estero su intervento del Ministero della Difesa (Onorcaduti).
«Molti parenti», racconta Zamboni, «non furono mai informati del lavoro svolto da Onorcaduti, rimanendo in attesa di chi non sarebbe mai più tornato. Una decina di anni fa, dopo una capillare ricerca, rintracciai il luogo di sepoltura di un mio parente e, dopo aver fatto modificare la legge 204/51, ne feci rimpatriare i resti». Avendo raccolto negli anni una grande quantità di materiale riguardante anche altri caduti sepolti nei cimiteri militari, Zamboni ha deciso di mettersi in contatto con i familiari fornendo loro indicazioni sul luogo di sepoltura e indicando quali uffici contattare, al Ministero della Difesa, per poterne riavere le spoglie. «Per senso civico, per dovere d'informazione e perché nessun altro lo faceva».
Finora, Zamboni ha contribuito al rimpatrio di 40 italiani caduti al fronte «e la soddisfazione più grande» dice «è la riconoscenza dei familiari che finalmente hanno una tomba su cui pregare». Ma ogni giorno il sito web si anima di richieste, l'ultima firmata da una ragazza di 22 anni: «Vorrei rimpatriare i resti del mio bisnonno morto in Germania, nel campo di concentramento di Flossemburg. Mi può aiutare? Ho saputo che potrebbe essere in grado di dirmi dove è sepolto». In meno di 24 ore Zamboni ha spedito alla ragazza le informazioni che chiedeva. In attesa del rimpatrio - le procedure burocratiche sono lunghe e costose (circa 2 mila euro) - sulla tomba di quell'uomo finora dimenticata, qualcuno, per Natale, porterà un fiore.

Silvia Bernardi
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