Renzo Arbore elegante entertainer

FILARMONICO. L'artista pugliese e la Bifo Band in uno show benefico ricco di piacevolezza. Il suo è uno swing affettuosamente nostalgico A sorpresa, sale sul palco e canta Mariangela Melato
16/12/2009
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Mariangela Melato e Renzo Arbore durante lo spettacolo al teatro Filarmonico FOTO BRENZONI

Verona. Mentre cantava il leggero swing di Natalino Otto Mamma mi piace il ritmo ci è venuto inevitabile pensare alla differenza tra la sua rispettosa, contagiosa simpatia, e l'arrogante volgarità di tante presunte stelle del firmamento televisivo odierno. Ci riferiamo a quei personaggi, "gonfiati" dai numeri di share e compagnia bella, che considerano la TV come "cosa loro", senza ritegno e misura. Renzo Arbore - l'altra sera al Filarmonico con i suoi amici, come lui Swing Maniacs - è stato una vera star del piccolo schermo, ma non ha mai perso quell'eleganza, quel sorridente e gentile senso della misura oggi rarità d'altri tempi, che dona piacevolezza e grazia a tutte le cose che fa sul palco; si tratti di raccontare dei difficoltosi avvicinamenti all'altro sesso nel Meridione anni '50, o di interpretare, con fare sornione, canzonette leggere.
O anche sue "strane" creature come la celeberrima Il clarinetto, con cui ha aperto il suo set, o altri titoli come Tu vecchia mutanda tu, La mattonella, o Ma la notte (eseguita nel finale insieme alla Bifo Band e praticamente a tutto il pubblico), in cui lo humor e i doppi sensi un po' goliardici mai oltrepassano i limiti della scherzosità non offensiva.
Ce ne fossero come lui, insomma, così naturalmente dotati di una vis comica da entertainer, da far quasi passare in secondo piano il poetico buon gusto della sua proposta musicale. Lo swing amato da Arbore è dello stesso spirito, affettuosamente e serenamente nostalgico, che permea molti dei film di Woody Allen; i Radio Days di una generazione che, nel nostro Paese, sospirava i languori di un sassofono "ruffiano" per sfruttare l'occasione di un "lento" galeotto e che, se riusciva a trasformare la propria Fiat Cinquecento nell'agognata alcova amorosa nel napoletano Parco della Rimembranza, sapeva di poter contare sugli ambulanti venditori di giornali per dar riparo alle proprie gesta erotiche.
E così il clarinetto di Renzo "c'azzecca" benissimo con quell'inno all'"amore più forte della morte" che è il senso più ampio e profondo del Cantico dei Cantici messo in musica(l) dalla Bifo band del dottor Claudio "Bifo" Bassi, fondamentale anello di coingiunzione tra lo spettacolo al Filarmonico e la sua nobile finalità a sostegno della ricerca sulle malattie del pancreas, campo in cui l'Università di Verona e a livelli di eccellenza mondiale. Bifo e compagni vestono di sonorità complessivamente pop (con momenti più rock, funky o persino ‘latineggianti' nella ritmica ‘scatenata' dal duo percussionistico di Sbibu e Andrea ‘Yalla' Bazzoni) il racconto esegetico su Pacifico e Pacifico, sottolineandone, appunto, il gioioso e giocoso messaggio: lode all'amore in tutti suoi elementi, compreso quello carnale e sensuale.
Simpaticissima partecipazione a sorpresa, nel set di Arbore, di Mariangela Melato, presente tra il pubblico in platea, salita sul palco per cantare con gli Swing Maniacs In cerca di te , classico dello "swing italiano" datato 1945.


Beppe Montresor




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