Capossela, la fantasia all'ennesima potenza

CANTAUTORI DOC. Tutto esaurito al Filarmonico per lo sfavillante «Solo show». Nella seconda parte del concerto, Vinicio non si è accontentato di evocare nelle sue canzoni personaggi e visioni ma ha dato loro vita
09/12/2009
Zoom Foto
Vinicio Capossela durante l’acclamato concerto al teatro Filarmonico FOTOSERVIZIO BRENZONI

Verona. Un lungo concerto a due facce, pieno di meraviglia e di stupore fanciullesco, con la musica a fare da collante e sostegno a una serie di attrazioni circensi, in una rutilante successione di invenzioni.
Vinicio Capossela, l'altra sera al Filarmonico, non ha approntato solo un concerto o un "solo show", come recitava il titolo. Le persone che hanno affollato il teatro più prestigioso della città (o meglio «il confetto, da scartare come un regalo di Santa Lucia», definizione di Vinicio), mandando esauriti i biglietti, si sono trovate davanti a una prima parte assai simile agli altri set dell'autore di Canzoni a manovella (pensiamo a quello al Teatro Romano, un paio di anni fa), seguita da una seconda completamente folle, inaspettata e strepitosa, nel senso del rumore provocato dai mortaretti.
Ed è proprio in quest'ultima che Capossela ha dato veramente la stura alla sua fantasia, non accontentandosi di evocare nelle canzoni personaggi e visioni ma rappresentandoli in carne e ossa attraverso il mago Christopher Wonder, l'organetto di Barberia suonato da una fatina azzurra, il gigante che si libera dalle catene, l'uomo vivo appeso in aria come una "piñata" umana da prendere a bastonate, il palombaro in gabbia, la sirena, il maiale a due teste, la scimmia del Libro della giungla… Insomma, tutto quello che avevamo sempre immaginato, ascoltando le sue canzoni, si è materializzato sul palco e anche in platea, creando uno spettacolo mai visto, qualcosa che trascende la stessa dimensione artistica di Vinicio e che mescola cinema, teatro, circo e concerto pop.
La partecipazione di questi personaggi (e l'utilizzo di innumerevoli oggetti come la gabbia, le insegne luminose, i pannelli con le scritte da "side-show"…) ha spazzato via il Capossela "solo cantautore" della prima sezione, già sentito e già visto, a tratti ancora troppo influenzato da altri songwriters. Dopo l'intermezzo affidato a Christopher Wonder (evocato nel primo brano della serata, Il gigante e il mago), Vinicio è rientrato in scena, sempre accompagnato dalla sua Orchestra dei disertori dell'Esercito della Salvezza, e si è lasciato andare al flusso di uno show dalle mille suggestioni. Attraverso reminiscenze felliniane (il veglione dei "vitelloni" sulla Riviera Adriatica?), i lamenti di uomini-lupo (della Sila?), i canti dei "mammutones" della Barbagia, le tarante del Salento e le invocazioni a santi (Nicola, Vito) e simili (Babbo Natale), Capossela ha costruito la sua personale "repubblica invisibile" dove vivere e dove portarci per una sola sera.
Il "Solo show" non è tanto la produzione più imponente della sua carriera qanto il più divertente, commovente spettacolo fiabesco mai concepito da un cantautore italiano negli ultimi 20 anni.

Giulio Brusati

commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.