E Miracco «filosofeggia» sull'accaduto

18/11/2009

Venezia. «Nessuno se ne abbia se dedico un elogio ai netturbini, meglio chiamarli spazzini, di Verona, che hanno compiuto, col buttar via senza pensarci, la scultura di un cavallo decapitato, un gesto che proprio così annette quell’oggetto alla stratosfera dell’arte contemporanea, o meglio, dell’arte moderna del secolo scorso». Lo rileva Franco Miracco, portavoce del presidente del Veneto Giancarlo Galan, commentando le vicende dell’opera esposta all’aperto a Verona e finita in discarica. «Quanto accaduto - rileva - rappresenta uno dei più felici eventi artistici di una città, Verona, che sembra convivere a fatica con l’arte e la cultura. Evidentemente non è così, soprattutto se si pensa che il gesto del consumo=distruzione del cavallo è avvenuto nella città che all’immagine del cavallo e del cavaliere ha consegnato il suo essere icona immortale nel campo dell’arte e della storia fin dai tempi degli Scaligeri. Per essere chiari, quanto avvenuto si inserisce perfettamente nel carnevale degli oggetti, nella ’fiera dell’artificialè, nel grande magazzino dove si svolge il rito dello shopping, del consumo, quale in definitiva è la città contemporanea. Ma tutto ciò impone delle regole, delle accettazioni culturali, quelle che servono se si accettano, appunto, i tempi e i modi del vivere urbano o metropolitano. Tempi e modi che comportano un ’paesaggio" fatto di cose troppo spesso prossime al kitsch, alla merce senza valore. E quel suo essere o apparire »senza valore« avvicina quei materiali diffusi, dispersi nella città, ai prodotti della fabbrica del moderno o del contemporaneo, se si vuole, fabbrica in funzione fin dai lontani giorni di Duchamp o del Dadaismo, non escluso il Futurismo». «Non si rammarichi, dunque, l’autore del cavallo - conclude - se il suo ’oggetto" ha subito quasi un processo di sublimazione, che ha portato quell’oggetto ad essere consumato, distrutto lungo i percorsi e i destini propri di un’arte, che per essere tale deve accettare una condizione di ’drammatica" precarietà, cioè la condizione della fine, una fine che può avvenire in un istante».

commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.