Statua in discarica, chi paga?
IL CASO. Ricostruiti dal direttore di Amia i passaggi che hanno portato allo smaltimento del cavallo dalla testa mozza
Verona. L'ordine di portare via il cavallo dalla testa mozzata da via Mazzini è arrivato dalla questura. Ieri mattina il presidente di Amia, Paolo Paternoster ha ricevuto la relazione dell'ispettore che era andato in via Mazzini a fare il sopralluogo e sono stati fugati tutti i dubbi. Gli operatori sono intervenuti su richiesta della questura che ha detto di portar via il cavallo che fino a qualche giorno fa si ipotizzava potesse essere stato posizionato per un gesto dimostrativo di qualche gruppo contrario alla pena di morte.
In realtà quella statua era una delle opere di Massimo Facheris, che appunto voleva sensibilizzare l'opinione pubblica sulla pena di morte. Il cavallo aveva la testa mozzata, un teschio sopra il posteriore destro ed era stato realizzato in terra, quindi rivestito da cellophane. Faceva parte della collezione esposta fino a dicembre nei pressi e sul balcone della gioielleria Canestrari.
«Ho letto la relazione dell'ispettore e ritengo che per quanto ci riguarda il comportamento sia stato corretto», ha detto Paternoster, «siamo stati chiamati dalla questura. La statua non dava indicazioni sulla proprietà, non era delimitata da alcunché, s'era fatta la verifica che occupasse legalmente il suolo pubblico e non era così, quindi bene hanno fatto l'ispettore e l'operatore a rimuoverla. Tra l'altro avevamo ricevuto svariate segnalazioni di cittadini che indicavano la presenza di questo cavallo dalla testa mozzata come raccapricciante». La sfortuna è stata nella celerità dell'intervento: «Di solito i rifiuti ingombranti restano alcuni giorni nella nostra isola ecologica, stavolta il camion è passato a ritirarli subito e quindi la statua è stata smaltita in velocità a Ronco all'Adige», chiude Paternoster.
Uno stralcio della relazione dell'ispettore al direttore recita: «Alle 10 circa ricevevo la telefonata dall'ufficio operativo Amia che mi comunicava come la Digos della questura di Verona avesse dato disposizioni per la rimozione della sagoma. Mi ha altresì specificato che doveva essere eseguita nel minor tempo possibile. Inoltre si era rilevato che l'opera era realizzata in cartapesta ed in fase di disfacimento con pezzi caduti a terra», c'è scritto nella relazione. Ma la Digos nega di aver dato una simile disposizione, quindi qualcuno deve aver capito male, o s'è spacciato per un agente Digos. Resta il danno economico per la distruzione dell'opera. Chi se ne farà carico? E non è finita. La polizia locale redarrà un verbale per occupazione di suolo pubblico e l'Amia potrebbe chiedere il risarcimento del costo dello smaltimento. «Il nostro risarcimento danni è l'ultima cosa che ci interessa. lo chiederemo, ma quello che brucia di più è la constatazione di quello che è successo e provo vergogna per questo». Denny Smile, direttore della comunicazione di Animal Art è proprio sconcertato per quanto accaduto al cavallo dalla testa mozzata di Facheris. «Noi ci battiamo per il riciclaggio dei materiali, per evitare che le immondizie ci sommergano com'era accaduto a Napoli e cosa constatiamo? Che una nostra opera viene portata in discarica per essere smaltita. Quello che è accaduto a Verona ha dell'incredibile. Noi avevamo puntato sul Veneto perché è una terra di apertura, impensabile che accadesse qualcosa di simile», conclude Smile.A.V.



1legambiente - 18/11/2009 16:12
( MI AUGURO CHE PUBBLICHIATE IL MIO COMMENTO)L'AMIA racconta un sacco di balle! L'autore dell'opera, sapendo che valeva 15000 euro, si sarà sicuramente fatto rilasciare un permesso dal Comune per esporla in pubblico. Nessuna persona intelligente farebbe diversamente. Se io espongo dei quadri fatti da me in una piazza o lungo una via devo chiedere l'autorizzazione di chi ha giurisdizione di quello spazio, soprattutto se so che il valore dei miei quadri è molto alto ( anche per tutelarmi ). Qui infatti la Digos ha negato di aver dato alcuna disposizione di rimuovere la statua all'AMIA. Quindi il caro signor Paternoster o non è informato o è in malafede.