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Economia

12.08.2012

Vino, vincono le micro-aziende familiari e le cooperative

VITIVINICOLTURA. Uno studio di Unicredit: a livello nazionale, attività controllate da famiglie (54%) e consorzi (42%)
Nel Veronese cantine alla prova del passaggio generazionale. Pedron: «Bolla e Bertani hanno ceduto, sempre più importanti le piccole realtà»

In Valpolicella ci sono circa cinquanta piccole aziende vitivinicole

In Valpolicella ci sono circa cinquanta  piccole aziende vitivinicole
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Poche grandi aziende vitivinicole a conduzione familiare hanno retto, negli ultimi anni, al passaggio generazionale. «Tante hanno chiuso, lasciando il posto alle piccole realtà che sono diventate sempre più importanti: solo in Valpolicella se ne contano una cinquantina». Emilio Pedron, ad della Tenimenti Angelini e presidente della casa vitivinicola Bertani, marchio storico dell'Amarone, disegna così il quadro del comparto nella provincia scaligera, sempre più in mano a cooperative e a piccole aziende familiari. Un trend che rispecchia i risultati dell'indagine realizzata a livello nazionale da Unicredit, sul ruolo delle famiglie proprietarie nella gestione e nello sviluppo di aziende vitivinicole. Dall'indagine emerge che circa la metà delle piccole aziende è concentrata nel Nordest. «Sono imprese una volta solo viticole, che poi hanno iniziato anche a imbottigliare e commercializzare», spiega Pedron. E mentre queste piccole aziende sono cresciute, quelle grandi sono entrate in crisi. «Molte non hanno retto al passaggio generazionale», continua Pedron, «come ad esempio Bolla, che è stato acquistato dal Gruppo Italiano Vini, oppure le cantine Bertani passate ad un altro privato, acquisite dal Gruppo Angelini. Una crisi che nel veronese ha avvantaggiato le cooperative, che hanno occupato lo spazio rimasto vuoto e che ora producono la metà del vino della provincia». Dall'indagine realizzata da Unicredit emerge infatti l'elevata presenza di società cooperative: a livello nazionale il 54% delle aziende vitivinicole è controllato direttamente da una famiglia di proprietà, e la quasi totalità di quelle non familiari (il 42%) sono cooperative o consorzi. Quello che caratterizza le imprese familiari è un forte legame con il territorio (oltre il 56% ha tra i 25 e i 50 anni di storia) e tre su quattro hanno optato per una leadership individuale con un ricambio generazionale che nell'ultimo decennio è stato piuttosto ridotto: oltre il 26% delle imprese familiari analizzate da Unicredit è guidato da un leader che ha più di 70 anni. I rischi? Quelli legati al passaggio generazionale e alle necessità di rinnovamento delle strategie. «In realtà molte aziende a conduzione familiare del veronese stanno passando in mano ai giovani con buoni risultati», commenta Pedron, «sono aperti, hanno girato il mondo, sono capaci di conquistare i mercati esteri». È il caso della Coffele, azienda agricola di Soave nata nel 1850. Il titolare, Giuseppe Coffele, l'ha ereditata dalla famiglia della moglie, Giovanna Visco. «A partire dagli anni Settanta, con una serie di investimenti abbiamo ampliato l'impresa, migliorandone la produzione», spiega, «e negli ultimi quindici anni sono entrati mio figlio, Alberto, che si occupa della produzione, e Chiara, mia figlia, responsabile delle relazioni pubbliche e commerciali e segue le 150mila bottiglie prodotte ogni anno, in Italia e all'estero, soprattutto in Nord Europa». Un passaggio generazionale che sta dando buoni frutti: ogni anno il fatturato della Coffele ha crescite a due cifre, con un 15% registrato nel 2011.


Francesca Lorandi

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