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Economia

27.07.2012

No alla proposta padri-figli alla Perugina

LAVORO. Contestata l'iniziativa della Nestlè
I sindacati: «La questione è che l'azienda qui non investe più»

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PERUGIA «Prima di pensare a proposte del genere bisognerebbe portare produttività e lavoro, visto che delle 1.100 unità che lavorano alla Perugina, 260 sono part-time e 260 sono stagionali»: è compatto il fronte sindacale allo stabilimento Nestlè-Perugina di San Sisto nel ribadire il no alla proposta di ridurre l'orario di lavoro di chi è in fabbrica in cambio dell'assunzione di un figlio. Ieri, davanti allo stabilimento, al presidio che si è accompagnato a due ore di sciopero, il coordinatore Rsu Nestlè-Perugina, Michele Greco, ha riferto di un'adesione «del 100% di operai allo sciopero e anche per quella degli impiegati», e ha rilanciato le critiche a «un'azienda piena di incoerenze gestionali che non fanno altro che rallentare la capacità di essere flessibile». Molti i dipendenti convinti che alla Perugina non ci siano condizioni per applicare un patto di ricambio generazionale, «visto che in media abbiamo 38 anni», hanno fatto notare alcuni dipendenti, e visto che gli addetti che hanno figli grandi «se ne sono andati, mentre quelli più anziani che non sono usciti con le precedenti mobilità perché non avevano i presupposti sono davvero pochi, alcuni dei quali già esodati». Anche chi sta pensando di accettare la soluzione del «contratto-famiglia» si chiede quale sarà il destino dell'azienda. Intanto, un gruppo di dipendenti ha chiesto all'azienda e ai sindacati il referendum come forma di tutela. Per loro qualsiasi accordo dovrà essere sottoposto a votazione. I rappresentati di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno chiesto più investimenti, più stabilità e un'occupazione di qualità. Per Angelo Manzotti, Fai-Cisl Perugia, «il ricambio generazionale è un falso problema, con il quale si cerca di nascondere la vera questione di un'azienda che non sta più investendo su Perugia. Qui arrivano le briciole e siamo diventati la cenerentola del gruppo», ha insistito Manzotti «e l'unico prodotto che dà valore aggiunto è il Bacio. Che non hanno certo inventato loro». «Prima andrebbe sanata una capacità inespressa che si aggira intorno al 40%, portando a San Sisto altri prodotti per aumentare il lavoro», ha detto Sara Palazzoli, Flai-Cgil, mentre Daniele Marcaccioli, Uila-Uil, ha chiesto «proposte serie ed investimenti per la crescita». Chi auspica posizioni meno rigide è il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, che dopo una visita al presidio ha dichiarato che «introdurre forzature non conviene a nessuno, come non servono, soprattutto oggi, posizioni preconcette e chiuse al confronto».

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