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Economia

27.07.2012

La Cna chiede al governo un confronto sugli incentivi

RINNOVABILI. Intervento del segretario provinciale Ferdinando Marchi
In prossimità del quinto Conto energia gli artigiani considerano penalizzanti le nuove regole

Ferdinando Marchi

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«Chiediamo con celerità che i ministeri competenti aprano un confronto con le associazioni di categoria per valutare la strategia di incentivazione post-decreti». Ferdinando Marchi, segretario della Cna, Confederazione Nazionale artigianato piccola e media impresa, di Verona, lancia l'allarme sui decreti approvati dai ministri dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e dell'Agricoltura, che definiscono i nuovi incentivi per il fotovoltaico, il cosidetto quinto Conto energia e per le fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). I provvedimenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 10-7-2012. «La nuove norme, nonostante i pareri negativi delle associazioni di categoria e delle Regioni», afferma Marchi, «presentano notevoli criticità per lo sviluppo del settore, soprattutto quello relativo al fotovoltaico, perché introducono tetti massimi di spesa, procedure burocratiche e meccanismi di prenotazione degli incentivi che penalizzano anche i piccoli impianti». Per Marchi «le modifiche introdotte non risolvono il problema, già presentatosi con il terzo e con il quarto Conto, relativo alla certezza della durata degli incentivi». In particolare, per il segretario della Cna scaligera, «per il quinto Conto, che entrerà in vigore il 27 agosto, l'agevolazione cesserà quando sarà terminato il plafond di 700 milioni disposto dalla nuova normativa». Il decreto sulle altre Fer, fonti energetiche rinnovabili, invece, si applicherà per gli impianti che entreranno in esercizio dopo il 31 dicembre 2012 (più un ulteriore periodo transitorio di 4 mesi, fino al 30 aprile 2013) e prevede un tetto massimo dato dal raggiungimento di un costo indicativo cumulato con gli incentivi degli anni precedenti di 5,8 miliardi l'anno. Ecco allora, secondo Marchi, la necessità di un confronto. «Dato il tempo limitato della durata degli incentivi, l'incertezza che permane per il futuro e la burocrazia dilagante», sottolinea Marchi, «si rischiano di spegnere le buone intenzioni con cui dovevano essere emessi i provvedimenti. È necessario che il ministero apra un celere confronto con le associazioni di rappresentanza per valutare la strategia di incentivazione post-decreti. In caso contrario si rischia di sferrare il colpo di grazia a uno dei pochi settore che ha garantito, negli ultimi tempi, occupazione e lavoro sia per chi installa sia per chi produce, senza dimenticare il contributo in termini di ambientali».


Massimo Ugolini

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