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Economia

17.05.2012

Uve da Amarone, no delle Famiglie a ridurre la resa

VINO. Critiche alla decisione del Consorzio
Cesari: «Va privilegiata la collina, no a interventi generalizzati»

Stefano Cesari

Stefano Cesari
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La riduzione generalizzata e indiscriminata della resa per ettaro da 50 a 45 quintali per ettaro annunciata dal Consorzio di Tutela della Valpolicella, come rimedio alla sovrapproduzione di Amarone, non può considerarsi uno strumento efficace per riequilibrare la distorsione tra domanda e offerta degli ultimi anni. Lo affermano in una nota le Famiglie dell'Amarone d'Arte: Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Venturini e Zenato. Il riposizionamento, per qualità e prezzo, del brand Amarone, si legge nella nota, soprattutto sui mercati internazionali, impone l'applicazione di parametri produttivi diversificati in base alla vocazionalità del terroir; un valore ormai sacrificato dalla sovrapproduzione. «Dal 2003 al 2011 siamo passati da 5.719 ettari vitati, di cui 2.917 nella zona classica e 2.802 nell'area doc, a 7.247 ettari di cui 3.291 nella classica e 3.966 nella zona allargata. Questo ha comportato un'inversione produttiva che vede prevalere la zona allargata, dominata dalle cantine sociali» afferma Stefano Cesari, Brigaldara, vicepresidente delle Famiglie, «rispetto a quella classica originaria dell'Amarone. Infatti allo stato attuale la resa della zona doc supera quella della classica di ben 10 punti percentuali: 55% (era al 49% nel 2003) contro il 45% (51% nel 2003)». «Non si tratta di separare la zona classica da quella allargata», precisa Cesari, «ma di distinguere tra vigneti più o meno vocati alla produzione di Amarone. Ridurre trasversalmente e indistintamente la cernita significa incentivare, o comunque non contrastare, il fenomeno sovrapproduttivo che si è verificato a partire dal 2005/2006 che ci ha portato a oltre 13milioni di bottiglie di Amarone. Oltre al fatto», sottolinea il vicepresidente delle Famiglie, «che il criterio unitario di riduzione della resa da 50 a 45 quintali non tiene conto della diversa incidenza dei costi produttivi tra collina e pianura». Per le Famiglie dell'Amarone, quindi, la doverosa politica di disincentivazione quantitativa deve essere calcolata e valutata, innanzitutto, in base al pregio del vino simbolo della Valpolicella che merita un riposizionamento di qualità e di prezzo. «Per fare questo», sostiene Cesari nella nota «proponiamo una strategia di contenimento del volume in base al terroir produttivo, che privilegi la collina con un aumento dal 50 al 60% delle rese di uva da Amarone, e penalizzi pedecollina e pianura con rese portate rispettivamente al 40 e al 25%».

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