16.05.2012
CRISI. Nei primi tre mesi 2012 Roma segna -0,8% Berlino +0,5%. Eurozona ferma a zero
Monti incontra Barroso: serve piano di rilancio per la crescita Moody's taglia le banche italiane Abi insorge: «È un'aggressione»
ROMA Cresce la recessione in Italia: anche nel primo trimestre 2012 il prodotto interno lordo è andato male. Un passo indietro dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, già fortemente negativo, e calo dell'1,3% rispetto al primo trimestre del 2011. Per un dato così negativo bisogna tornare indietro al 2009 e il periodo gennaio-marzo segna il terzo trimestre consecutivo in «rosso» per l'economia italiana. Crescita zero del Pil poi tanto nell'eurozona quanto nella Ue-27. Nel corso del colloquio con il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, il premier Mario Monti ha ieri richiamato la necessità di varare delle misure per rilanciare l'economia Ue sostenendo investimenti mirati ad accrescere il potenziale di crescita, la competitività e a sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro. In questo contesto difficile riparte invece la locomotiva tedesca: il Pil della Germania, dopo il -0,2% dell'ultimo trimestre 2011, nel 1° trimestre 2012 è cresciuto dello 0,5% sul trimestre precedente. Oltre le attese. Impulsi positivi sono venuti dall'export, cresciuto all'inizio dell'anno, e sono aumentati anche i consumi interni; situazione che ha in parte compensato la contrazione degli investimenti. Occorrerà verificare nei prossimi mesi se l'economia tedesca saprà mantenere questa tabella di marcia, considerato che l'indice Zew, che misura le aspettative sull'economia tedesca, ha segnato a maggio un ribasso a 10,8 da 23,4 di aprile. «Siamo in recessione, il tasso di disoccupazione è molto alto, al 9,8%, quindi dobbiamo assolutamente, pur mantenendo un equilibrio dei conti pubblici, fare anche crescita», ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commentando, i dati Istat sul Pil. «È molto importante che Monti a livello europeo porti questo punto di vista - ha aggiunto - ed è importante che cambino anche alcune regole europee. Anche noi dobbiamo ridurre la spesa pubblica improduttiva e trovare le risorse per investire e abbassare le tasse che è l'unico modo per poter riprendere a crescere». La Confcommercio rileva come l'Italia «soffra di un gap di produttività sistemico, che amplifica negativamente le fasi recessive ed è insufficiente nelle fasi di ripresa». Intanto la scure di Moody's si abbatte sulle banche italiane. L'agenzia internazionale taglia il rating di 26 istituti e - afferma - le prospettive sono negative. Una decisione su cui pesa la «recessione dell'Italia e l'austerity del governo che riduce la domanda di breve termine». In seguito al downgrade «il rating delle banche italiane è fra i più bassi fra le economie avanzate europee». Per Unicredit e Intesa SanPaolo il taglio è stato di un gradino, da «A2» ad «A3». Mps è passata da «Baa1» a «Baa3» come il Banco Popolare, mentre Ubi da «A3» a «Baa2». L'azione di Moody's non ha quindi risparmiato nessuno. E in alcuni casi la sforbiciata è pesante. Per dieci istituti Moody's ha tagliato la propria valutazione di un solo gradino. Il downgrade riflette, secondo Moody's, gli «attuali rischi prevedibili» ma ci sono «diversi fattori che potrebbero causare ulteriori aggiustamenti al ribasso», quali un aumento delle tensioni per finanziarsi, una prolungata recessione e una cristallizzazione delle debolezze di corporate governance, controllo e gestione del rischio Il colpo di scure di Moody's per una volta riesce a compattare politici, Confindustria e banchieri. «Un'aggressione all'Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini», commenta l'Abi secondo cui secondo Moody's è «irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile». La Consob ha convocato per i prossimi giorni i rappresentanti di Moody's in Italia per avere chiarimenti sulla genesi di questo downgrade.
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