Sime: «Sull'amianto sempre operato rispettando le regole»
IMPRESE. La sentenza sarà impugnataDopo il sì all'indennizzo agli eredi di un lavoratore deceduto
La Sime vuole dimostrare di avere sempre operato correttamente a tutela della salute dei propri dipendenti. per questo l'azienda di Legnago attiva nel settore temomeccanico ha deciso di impugnare la sentenza del Tribunale di Verona che ordina un consistente risarcimento danni gli eredi di un dipendente deceduto nel 2011 per «mesotelioma pleurico» (malattia derivante dalla prolungata espozione all'aminato) dopo aver lavorato in azienda dal 1954 al 1988. Ieri sono state rese note oggi le motivazioni della sentenza che, fanno sapere i legali della Fonderia Sime, «ancora una volta mette al centro dell'attenzione la questione dell'utilizzo dell'amianto nei processi produttivi in un'epoca in cui non erano ancora in vigore le misure di sicurezza attuali». La Società ribadisce di «aver sempre adottato, anche nel caso in esame, tutte le procedure di lavoro atte a garantire la sicurezza, anche sotto il profilo preventivo, di tutti i propri dipendenti; procedure redatte in conformità alle normative antinfortunistiche nel tempo in vigore e che sono state costantemente aggiornate con il progredire della tecnica e delle conoscenze scientifiche». Nel pieno rispetto della Magistratura la Sime «impugnerà la sentenza del Tribunale di Verona al fine di veder riconosciuta la legittimità e la regolarità dello svolgimento dell'attività nei propri stabilimenti per tutto il periodo preso in considerazione dal processo». Fonderie Sime, quasi 59 milioni di fatturato 2010, impiega 300 dipendenti in due stabilimenti tra Legnago e San Giovanni Lupatoto. Cristina Menini, presidente della spa controllata dalla famiglia, ribadisce che «mio padre, prima, ed io, poi, abbiamo sempre avuto una grande attenzione per la salute dei nostri lavoratori, che da qualche anno si è tradotta con il conseguimento della certificazione volontaria OHSAS 18001. Una certificazione che si riferisce alla sicurezza sul lavoro che solo poche aziende in Italia hanno conseguito. Nella nostra azienda», precisa inoltre Menini, «i livelli di concentrazione dell'amianto sono sempre stati molto al di sotto dei limiti consentiti dalle normative».
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