Metano dalle biomasse, il Nord è il luogo ideale

BIOENERGY. Una opportunità per la green economy soprattutto nelle regioni settentrionali
Ci sono le reti, le competenze tecniche e le capacità produttive Il futuro è in mano ai ministeri che devono stabilire gli incentivi
04/02/2012
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Molti visitatori negli stand di macchine agricole a Fieragricola ENNEVI

Il Nord Italia è il terreno ideale per lo sviluppo del biometano. È partito da questa certezza il seminario ospitato ieri dal Salone Bioenergy di Fieragricola (in programma fino a lunedì a Veronafiere), e intitolato «Il biometano: un'opportunità per la green economy italiana». «La situazione italiana, in particolare nel Nord Italia», ha spiegato Arthur Wellinger, presidente dell'Associazione europea biogas, «è ideale per lo sviluppo del biometano, grazie alla ramificazione dei gasdotti e all'opportunità di convogliare il gas verde nelle reti comuni». Nel Paese questa fonte di energia è sviluppata per quanto riguarda i mezzi di trasporto “green”. Ma le potenzialità sono ancora molte e con un vantaggio spesso dimenticato sul fronte ambientale: il biometano ha un'emissione di anidride carbonica pari a zero. Lo ha capitola Germania, che produce oggi 85 metricubi l'ora (l'Italia è a quota 39 metricubi/h) e punta ad arrivare a produrre 6 miliardi di metricubi di biometano nel 2020. E proprio per incentivare questa fonte rinnovabile, l'Unione Europea ha messo sul piatto oltre 730 milioni, per il piano Intelligent Europe Energy. «Ma in Italia è necessaria una strategia nazionale, non locale, né tantomeno destinata alla sola Pianura Padana», ha commentato Marino Berton di Aiel, l'Associazione italiana delle energie agroforestali, «bisogna coinvolgere anche il Centro e il Sud con una strategia intelligente, senza conflitti con la filiera food, senza cioè competere con la produzione alimentare. E secondo me le prospettive sono buone: il decreto 28 del 2011», ha spiegato Berton, «recepisce le direttive europee per quanto riguarda gli investimenti in fonti rinnovabili e gli incentivi per il biometano, sia esso messo in rete, utilizzato per il riscaldamento, per l'energia elettrica o finalizzato alla trazione dei veicoli». SOSTENIBILITÀ. Il biometano è infatti un carburante sostenibile e l'Italia gode di un parco macchine straordinario, che conta 600mila veicoli e 800 distributori, ed è al primo posto per l'impiego del metano nei veicoli destinati al trasporto pubblico: il 13 per cento su un parco nazionale di 70mila mezzi va a gas. Il futuro però è nelle mani dei tre ministri, dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e dell'Agricoltura. «Saranno loro», ha aggiunto Berton, «a stabilire nei prossimi mesi con un decreto attuativo gli incentivi destinati al biometano: non servono cifre eccessive, ma equilibrate. Una volta che conosciamo le risorse a disposizione e le specifiche tecniche possiamo pianificare la produzione e la distribuzione del biometano i Italia». Più consolidata in Italia è la tecnologia del biogas. «Negli ultimi tre anni c'è stato un forte sviluppo», ha spiegato ieri Lorenzo Maggioni, del Consorzio Italiano Biogas, «grazie agli incentivi c'è stato un notevole aumento degli impianti. In Lombardia, ad esempio, il 3% dei terreni agricoli è destinato alla produzione di biogas, a Cremona ci sono 130 impianti, il 10% dell'intera superficie agricola. Siamo però molto lontani dalla realtà tedesca», ha sottolineato Maggioni. Se in Italia gli impianti di biogas derivante da prodotti agricoli sono 500, in Germania superano i 7.500. «Ma anche noi abbiamo le potenzialità per arrivare a quei numeri», ha concluso, «senza togliere spazi alla filiera del food. Il biogas infatti sfrutta meglio i terreni marginali e permette di fare una doppia semina nello stesso anno». L'ottimismo per il futuro del biogas e del biometano non è presente però tra le imprese di agro-zootecnia. Il calo progressivo che ha caratterizzato il settore in questi anni, con una flessione intorno al 20% in dieci anni, proseguirà, così come la concentrazione di capi in stalla. Però, il nucleo delle imprese a conduzione famigliare resisterà, ma potrà sopravvivere solo se verranno applicate le nuove tecnologie: edifici zootecnici, robot e giostre per la mungitura, sistemi automatici per l'alimentazione.F. L.