Vinitaly, Hong Kong porta per la Cina

INTERNAZIONALIZZAZIONE. Il gigante asiatico è il mercato più promettente al mondo per il vino, ma va trovata la chiave giusta d'ingresso
Operatori in prima linea. Da Veronafiere consulenza per entrare sul mercato e non solo spazi espositivi
05/11/2011
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Una commissione di degustazione al Vinitaly all'interno dell'Hong Kong International Wine & Spirit Fair

Giovanni D'Alessio
HONG KONG
In Cina con il consumo di vino crescono i rischi per i produttori di non trovare la chiave per entrare in un mercato sul quale molti scommettono. «Vogliamo fornire opportunità con un modo di fare una fiera moderna che da tempo non è più solo la vendita di uno spazio espositivo, ma è consulenza e analisi per accompagnare le aziende nell'internazionalizzazione», dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere a Hong Kong per Vinitaly tour all'International Wine & Spirits Fair, la maggiore fiera sul vino in Asia dove nel padiglione di Vinitaly espongono più di 200 produttori con 1.500 vini.
«Che Hong Kong e Cina siano importanti per noi», afferma Marilisa Allegrini, responsabile marketing dell'azienda Agricola Allegrini di Fumane, «lo dimostra che da inizio anno abbiamo qui un marketing manager stabile. L'Asia cresce e sono necessarie presenza, formazione ed educazione continua sulla complessità del italiano».
LA PRESENZA SICILIANA. Di complessità parla Dario Cartabellotta, direttore generale dell'Istituto regionale della vite e del vino della Regione Siciliana. «Siamo a Vinitaly Hong Kong con 22 aziende. Le imprese piccole hanno bisogno di manifestazioni così. E l'aumento di partecipazione di quelle siciliane è consistente e significa la volontà di diffondere l'eccellenza del vino. Si vedrà poi quali saranno gli affari conclusi ma essere qui è la base per instaurare rapporti commerciali».
«È importante esserci», sottolinea Gaetano Bertani, della Tenuta Santa Maria alla Pieve di Colognola ai Colli, «perché il mercato cinese è il futuro e Hong Kong è la porta sull'Asia. L'hanno scorso abbiamo avuto 20 contatti e due, uno cinese e uno di Hong Kong sono andati a buon fine. Ho fatto un giro tra gli stand e ai colleghi ho consigliato di perseverare e di non scoraggiarsi se all'inizio non si vedono risultati concreti. Bisogna insistere».
Alessio Planeta responsabile tecnico e amministratore dell'azienda siciliana Planeta sottolinea che «in Asia tutti i grandi paesi produttori crescono, ma soprattutto cresce la Francia che ci prende a sberle come capacità di essere sul mercato. La presenza a Vinitaly Hong Kong è utile e va accompagnata con una diffusione maggiore della conoscenza dei vini italiani».
CANTINA DI CASTELNUOVO. Per Maurizio Ferri, consigliere delegato di Cantina di Castelnuovo del Garda, «essere qui con Vinitaly è utile perché è una presenza ben strutturata che favorisce chi non ha una struttura aziendale dedicata all'esport. Per cantina di Castelnuovo, che dall'export trae il 15% del fatturato, l'attenzione e l'impegno verso Oriente daranno buoni risultati».
«Siamo costretti a cercare nuovi mercati perché in Italia da tempo c'è stagnazione dei consumi», sostiene Dimitri Pintar, enologo e responsabile produzione e commerciale dell'azienda agricola Villa Rubini di Cividale del Friuli. «Avere una base a Hong Kong significa puntare alla Cina e a sbocchi per le nostre produzioni. Con Vinitaly l'Italia sta recuperando tempo perduto».
La Casa Vinicola Zonin è forse una delle imprese che ha meno bisogno di partecipare a manifestzioni fieristiche perché esporta già in 106 Paesi. «Non è vero», precisa Maura Marciante, coordinatrice del settore esportazione dell'azienda presieduta da Giovanni Zonin. «Infatti siamo qui e la partecipazione consente di mantenere, consolidare e ampliare i rapporti, soprattutto per aziende complesse e strutturate com Zonin».
Chi non ha dubbi sul futuro dell'Oriente è Massimo Sobrero, direttore commerciale e tecnico di Cantine Salvano a Diano d'Alba (Cuneo). «In cinque anni la Cina diventerà un mercato fondamentale per il vino italiano e sta ai produttori cogliere occasioni. Mi reputo in parte un "fortunello" ma credo che se non c'è un'azienda solida un un buon prodotto e un po' di capacità, la fortuna da sola non basta. Abbiamo iniziato un anno fa a Hong Kong e negli ultimi mesi sono venuto in Cina otto volte e mai per meno di dieci giorni a viaggio. E non per rimanere fermo ma per cambiare città almeno ogni due giorni».
BOOM DEL GIRO D'AFFARI. E i numeri ci danno ragione a Sobrero, «dato che in un anno», dice, «l'aumento della presenza italiana è stata del 140% e il giro d'affari è salito a 40 milioni. Il mercato cinese è in espansione. In media un cinese consuma 0,38 litri di vino l'anno. Pochissimo rispetto ai 6 di media mondiali e anche rispetto alla sola Shangai dove di vino sene bevono 2,15 litri l'anno. Ma 0,38 litri per 1,7 miliardi di cinesi significa un miliardo di bottiglie per un paese il cui consumo, ripeto, è in crescita».Â

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