Pure le sedi degli Ordini aprono al coworking

PROFESSIONI. Quello degli ingegneri diventa un «incubatore di innovazione materiale»
A disposizione sale e servizi a pagamento, così i giovani possono ridurre costi. Incentivi per i medici che si aggregano
21/07/2011
Zoom Foto
Ilaria Segala

Trasformare la sede dell'ordine degli ingegneri di Verona in un «incubatore di innovazione materiale». Da questa provocazione è nata la proposta di coworking, cioè di condivisione dei luoghi di lavoro, di un'intera categoria professionale.
Non più uffici privati con affitti alle stelle da dividere tra singoli professionisti: «Vogliamo mettere a disposizione le sale commissioni della nostra sede come spazio di coworking» spiega la presidente degli ingegneri scaligeri Ilaria Segala dopo che l'Arena aveva già affontato il tema lo scorso 5 luglio. «Si tratta di uno spazio da attivare in una prima fase limitatamente agli iscritti del nostro ordine», continua, «ma con l'obiettivo di impostare già da subito un piano di apertura del servizio verso colleghi, ingegneri delle telecomunicazione e informatici e altri ordini professionali».
Non sarà un servizio gratuito, ma il costo di affitto sarà agevolato, garantisce l'ordine, con possibilità di fare abbonamenti settimanali e mensili. Verrà data la precedenza ai giovani ingegneri: da un sondaggio è emerso infatti che il 40% di quelli veronesi ha meno di quarant'anni e molti di questi sono costretti a lavorare da casa non avendo la possibilità di pagarsi l'affitto di un ufficio.
«A questo si aggiunge la situazione veronese», spiega Segala, «caratterizzata da un persistente problema di flebile collegamento tra Università e sistema ordinistico/professionale/imprenditoriale. La dimostrazione è stato il fallimento del progetto di parco tecnologico Star, dal quale nell'aprile dello scorso anno è uscito polemicamente anche il Comune di Verona».
Non sono ancora arrivati a un tale livello di organizzazione i geometri veronesi, che hanno però abbracciato questa nuova moda del coworking: «È una forma di lavoro già praticata da numerosi professionisti veronesi», commenta Piero Calzavara, presidente del Collegio dei Geometri di Verona, «e costituisce il nostro futuro ambiente di esercizio. L'importante è il rispetto delle peculiarità, delle competenze e del ruolo».
CONDIVISI NON SOLO GLI SPAZI. La condivisione si spazi, di personale e di attrezzature ha portato anche i medici ad associarsi in studi. «Per quanto riguarda quelli di famiglia» spiega Roberto Mora, vicepresidente dell'Omceo, l'ordine dei medici chirurghi odontoiatri di Verona «da contratto ci sono degli incentivi per chi si aggrega. In questo modo c'è il vantaggio di poter tenere aperto un ambulatorio tutto il giorno e non sarebbe possibile altrimenti, considerando che un medico spende almeno il 40 per cento del suo tempo nelle case dei pazienti. Inoltre», aggiunge Mora, «un medico che lavora da solo fatica ad assumere personale, soprattutto se è giovane e quindi ha pochi pazienti».
La tendenza ad aggregarsi è meno frequente tra i medici liberi professionisti. «Per loro», conclude Mora, «il bisogno di associarsi è legato alla condivisione di segretarie, locali e attrezzature che, nel nostro campo, sono molto costose». Non è un caso allora se con la crisi queste associazioni si sono moltiplicate.

Francesca Lorandi

© RIPRODUZIONE RISERVATA