Tremonti: «Riforma fiscale in due o tre anni»

CONTI PUBBLICI. Al Forum della Confcommercio il ministro dell'Economia conferma il 2013 come data di avvio
Obbligatorio il rispetto del rigore di bilancio Sangalli: «Occorre puntare su pmi, servizi e turismo»
14/03/2010
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Giulio Tremonti

ROMA
Non è una novità, ma sentire Giulio Tremonti che lo ribadisce fa effetto. E la platea degli imprenditori al forum Confcommercio-Ambrosetti a Cernobbio ha incassato con un brusio di consenso.
La riforma fiscale si farà in «2-3 anni e discutendo con tutti» ha sottolineato il ministro dell'Economia, che mantiene la linea della prudenza, a fronte delle richieste di stringere i tempi che arrivano da settori della maggioranza e dalle parti sociali. La riduzione delle tasse per il lavoro e le famiglie andrà di pari passo con il miglioramento dell'economia. Fino ad allora proseguirà la gestione rigorosa dei conti pubblici con l'obiettivo di tutelare la coesione sociale. Per l'avvio del nuovo sistema fiscale, è confermata la data del 2013.
«Due o tre anni è il tempo giusto», ha sottolineato Tremonti. Su incentivi e aiuti all'industria, in attesa del decreto che dovrebbe essere varato venerdì dal consiglio dei ministri, ha avvertito: «Non potevamo fare di più, a causa del debito più alto che negli altri Paesi». Il punto di partenza è sempre questo: la scelta di mantenere in equilibrio il bilancio rifiutando «l'avventurismo, il deficitismo e il costruttivismo economico sperimentale che ci veniva proposto».
Poi, parlando dell'annosa questione energetica, ha affondato il colpo sulle fonti rinnovabili: «Dal debito energetico non si esce con il mulino a vento o con il mulino bianco. Questo dimostra che la scelta del nucleare non è sbagliata».
Il ministro ha poi rilevato: «Non abbiamo aumentato nessuna aliquota e non abbiamo introdotto nuove tasse. Se è aumentato il gettito dai giochi, non significa che ci siano nuove imposte ma è solo un beneficio per l'erario, anche il gettito derivato dallo scudo fiscale non è una nuova imposta» Tremonti ha affrontato il tema delle pensioni: «Il problema per i giovani esiste, ma è necessario definire una base di stabilità del sistema se no ci saranno problemi sia per i giovani sia per gli anziani».
Tornando all'Europa, il problema è che la troppa finanza ha drogato le grandi economie diffondendosi alla periferia. «I governi hanno dato alla finanza i soldi per salvarsi, ora la finanza usa questi soldi per speculare contro i governi» ha accusato Tremonti. L'estensione della crisi è sistemica, dunque la risposta non può essere che politica. Quanto all'exit strategy, «se ne è parlato troppo. Il problema è la gestione, perché la crisi continua a girarci intorno».
Nell'intervento conclusivo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha pungolato il ministro, in vista delle prossime mosse in materia di sostegno ai consumi. Le riforme», ha sottolineato, sono «la strada maestra per rafforzare produttività e competitività». Per agganciare la ripresa «occorre puntare su pmi, servizi e turismo».