Consorzi di tutela sono pronti a cambiare per i vini di qualità
AGROALIMENTARE. Accolta con favore la riforma della 164 del 1992. Giovedi vertice in Regione sulle nuove normeTommasi (Bardolino): regole totalmente cambiate Sartori (Valpolicella): più attivi in Italia e all'estero Stocchetti (Soave): ruolo interprofessionale maggiore
Il ruolo dei consorzi di tutela vini è rivoluzionato dal nuovo decreto legislativo su «tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini» che è stato approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri. Da organismi controllori diventano soprattutto strumenti promozionali, oltre che di governo generale della denominazione mentre il controllo su vigne e cantine e sul rispetto di disciplinari viene delegato a organismi esterni autorizzati dal ministero.
A Verona, tra le prime province in Italia per produzione di vini con denominazioni di qualità (doc, docg e igt), i consorzi di tutela accolgono con favore la riforma approvata dal Consiglio dei ministri che, come ha riportato ieri anche l'Arena, modifica la legge 164 del 1992 per adeguarla alle innovazioni apportate dalla nuova Ocm vino e sburocratizzare il settore adeguandosi alle esigenze operative-commerciali.
In questo senso è stato fondamentale per il sistema del vino Verona-Vicenza capire per tempo il cambiamento, promuovendo sul territorio la costituzione di una società di certificazione che segue i vini di dieci consorzi che rappresentano oltre il 60% delle produzioni doc del Veneto.
Verona conta su denominazioni di grande notorietà internazionale, come Valpolicella, Soave e Bardolino, e soprattutto di volumi molto rilevanti sui mercati di tutto il mondo. E sui quali la promozione assume un ruolo chiave proprio per la tenuta delle posizioni a fronte di una concorrenza mondiale sempre più spinta e giocata su rapporti qualità/prezzo assai competitivi. Giovedì i consorzi di tutela veneti sono convocati in Regione in merito alla riforma.
«Con questo decreto legislativo viene ufficializzato il ruolo centrale dei Consorzi di tutela nella promozione delle loro denominazioni», dice Luca Sartori, presidente del Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella. «La nuova disciplina prevede, infatti, una netta scissione fra i compiti di controllo e quelli di valorizzazione e spinta commerciale delle produzioni vitivinicole di qualità, che restano appannaggio esclusivo dei consorzi. Noi come Valpolicella», aggiunge Sartori, «siamo partiti per tempo, appoggiandoci già da mesi ad una azienda certificatrice esterna e concentrandoci sulla promozione. Il calendario di quest'anno è già pronto e le nostre aziende pure. Oltre alla Svezia e all' Austria dedicheremo attenzione anche al mercato nazionale che conta il 30% del nostro business e che dà segnali di crescita».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giovanni Fagiuoli, presidente del Conrozio di tutela del Vino Bianco di Custoza. «Noi siamo contenti di qualsiasi semplificazione che porti con sé il rispetto della qualità», spiega. «Il consumatore deve poter bere vino di qualità e questo decreto legislativo sembra proprio voler garantire questa possibilità, tutelando tutti, chi acquista ma anche chi produce, dalle sofisticazioni. Una problema questo molto serio che i nostri produttori devono pensare di combattere continuando a produrre in qualità».
Per Giorgio Tommasi, presidente del Consorzio di tutela del Bardolino, «l'approvazione della riforma della legge quadro sul vino rimette ordine al settore dopo che l'Unione europea, dal primo agosto, ha cambiato completamente le regole del gioco. In particolare», aggiunge, «c'era la necessità di ridare un ruolo centrale ai consorzi di tutela, oggi più che mai patrimonio della filiera produttiva. Ora i consorzi potranno e dovranno aprirsi a nuove prospettive, da un lato valorizzando e tutelando appieno le denominazioni d'origine e dall'altro supportando i soci come fornitori di servizi di qualità in promozione e orientamento al mercato».
Il nuovo provvedimento legislativo prevede espressamente per il consorzio il compito di adeguare i disciplinari, sviluppare l' assistenza tecnica, promuovere la ricerca, valorizzare le produzioni e collaborare con gli enti e le istituzioni. «È piuttosto evidente quindi», dice Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio di tutela del Soave, «il ruolo fondamentale non delegabile ad altre aggregazioni e la gestione e la tutela della denominazione. Questo ruolo di governo generale della doc», aggiunge, «viene esteso anche ai non soci, nel caso il Consorzio rappresenti più del 66% della produzione certificata. Ciò porta il Consorzio ad assumere un ruolo di grande responsabilità soprattutto in quelle aree come nel Soavese, ove la denominazione e l'economia legata al sistema vitivinicolo sono molto forti e riconosciute». Competenze con «forte valore interprofessionale che», conclude Stocchetti, «proiettano il Consorzio verso nuove e più complesse responsabilità». L.Bu.
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