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Cultura & Spettacoli

05.02.2013

Paolo Isotta e la Scala Il critico sgradito si appella a Pisapia

OPERA. Polemica con il sovrintendente Lissner
Invito a teatro negato al giornalista Aveva stroncato Daniel Harding

Stephane Lissner

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È sorpreso Paolo Isotta del Corriere della Sera per la decisione della Scala, che gli ha rifiutato i posti stampa gratuiti alla prima del Nabucco di venerdì scorso. Il critico musicale, amato e odiato per la sua competenza unita a un caratteraccio, parla di «un attacco inaudito alla libertà di critica» e chiede l'intervento del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che è presidente del teatro. Il niet del sovrintendente, Stephane Lissner, ha scatenato un botta e risposta con il direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli. Lissner, in una lettera, ha motivato la sua decisione di «prendere le distanze» da Isotta dicendo che il critico «ha deciso di condurre campagne personali di natura diversa da quella della critica musicale, e di usare i suoi articoli non come momenti di riflessione, ma come strumenti di potere, come armi 'contrò qualcosa o qualcuno, istituzioni e artisti». De Bortoli ha replicato al sovrintendente «ormai a metà fra la Scala e l'Opera» di Parigi (che dirigerà dal 2015) osservando che «la decisione di dichiarare» Isotta «persona non gradita, e io di conseguenza con lui, non sarebbe mai stata presa da nessuno dei suoi predecessori». Il caso divide i loggionisti in fazioni pro Lisser e pro Isotta e anche il britannico Daily Telegraph se ne occupa, visto che è scoppiato dopo le critiche di Isotta al direttore inglese Daniel Harding. «Secondo me l'arroganza francese di Lissner l'ha portato a sopravvalutare le sue forze», ha osservato Isotta. «Mi auguro che il sindaco Pisapia, peraltro napoletano come me, io conobbi il suo magnifico padre, voglia fare la sua parte; il sindaco di Milano è presidente della Fondazione». Al di là della querelle, il critico del Corriere si dice pronto a recensire uno spettacolo alla Scala con serenità, «la serenità», conclude, «che mi è stata insegnata dai filosofi. L'agire sine ira ac studio è caratteristica di noi napoletani».

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