14.08.2012
AMBIENTE. «Uccelli delle montagne venete» nelle splendide immagini del fotografo vicentino Luigi Sebastiani
Caladri, galli cedroni e cesene. E ancora: lo spioncello il culbianco e il codirossone. Sono i volatili che vivono sopra di noi. Ora anche in un bel libro
Un piccolo volatile «catturato» dal teleobiettivo di Sebastiani in un bosco di conifere. È l'immagine di copertina di Uccelli delle montagne venete
C'è tutto un mondo alato sulle nostre teste del quale sappiamo poco o niente. Come fa l'usignolo in amore a cantare ininterrottamente per 15 giorni notti incluse senza mangiare e dormire? Come fa il picchio (verde, nero, rosso, cenerino, muraiolo) a dare negli alberi 12mila colpi al giorno, alla velocità di 6 metri al secondo, per scavarsi il nido, catturare gli insetti e comunicare coi suoi simili senza avere mal di testa? Come fa il rondone a dormire in volo? E i rapaci capaci di picchiate a 170 l'ora, e l'aquila maestosa capace di involarsi con prede superiori al suo peso? Come può il cacciatore sparare 20 grammi di pallini a uccellini che ne pesano 5-9 come gli scriccioli, i regoli ed i fiorrancini? Uccelli delle montagne venete, che ha l'ultimo di questi uccelli in copertina (si nutre anche di nettare e pollini dei fiori), non lo spiega. Chi vuole può cercare risposte nei manuali di ornitologia (dove non troverà eco al primo quesito). Il libro, gli uccelli, invece ce li mostra, come mai e così bene si è visto, nel loro habitat, nello splendore delle livree, delle shilouette, nel dettaglio delle abitudini alimentari, nell'armonia dei voli che vincono la gravità, dei corteggiamenti, dell'accudire la prole implume, nella bellezza delle penne dispiegate che permettono le tecniche di decollo, atterraggio, planate, fiondate, capriole, evoluzioni, stili di volo peculiare, stalli con lo «spirito santo», duelli aerei, danze immateriali nel cielo, spirali nelle correnti ascensionali, perlustrazioni (con una vista inimmaginabile). Tutta subliminale poesia. La stessa che ritroviamo fra miti, leggende e simboli araldici dentro il dvd allegato al volume prodotto dall'associazione Faunambiente e pubblicato da Editrice Veneta in grande formato (31x24 centimetri): gorgheggi, canti d'amore di ciascuna specie, saluti all'alba - felicità sembra, almeno serenità - data dalla sua immagine fusa col suo canto d'elezione. Condivisione, divulgazione e conoscenza. Foto che danno emozioni, tenerezza, stupore, di elevato valore culturale e scientifico, uno strumento di formazione, conoscenza, attenzione finalmente, rispetto. Per i neofiti già il nome dei «nostri» uccelli dà emozioni e rimandi: sono onomatopeici, evocativi, attitudinali, morfologici, geografici, cromatici. Uccelli delle montagne venete è la più immediata delle guide per il riconoscimento delle specie di volatili che incontriamo ogni giorno, in ogni stagione, per strada, nei boschi, in giardino, nei parchi, nei campi di montagna: stanziali, migratori e nidificanti che - grazie alle foto di Sebastiani - vediamo ora vicinissimi e possiamo leggere come non mai. Una stupenda esposizione ornitologica, in particolare dei monti: foreste, pascoli, garighe, paludi, spalti, valichi, roccere, vette. Vi si scoprono pure uccelli mai visti, eppur ci sono e vengono resi nell'aspetto di maschi, femmine e «pulli ed immaturi», i pulcini ed i giovani. Sarà come vedere il mondo con un altro occhio, visto che gli uccelli s'incontrano sempre meno e non sono certo confidenti con l'uomo. Dell'Est veronese le foto del caladro a San Giorgio, del gallo cedrone nella foresta dei Folignani, la cesena ai Parpari, lo spioncello sul sentiero delle Gosse in val di Revolto, il culbianco e il codirossone tra malga San Giorgio e Bosco. «Come guardare in cielo con gli occhi incantati del bambino, un'esigenza dell'anima per colorare di speranza la nostra vita» scrive nella presentazione il presidente di Faunambiente Francesco Dalla Vecchia. Scorrendo le pagine a colori, coi soggetti nel loro contesto, ottimamente stampate (come quadri) ci dischiude un mondo piccolo e gentile, povero ed allegro, leggero e tenero, sensibile ed attento, soffice. «I miei amici sono indifferenti al flasch, lo riterranno un lampo, un fenomeno naturale. Si allarmano invece per lo scatto dell'obbiettivo» per Sebastiani, che ha partecipato pure ad una guida fotografica sugli uccelli d'Italia e d'Europa, 1.388 immagini per 263 specie. Nel mondo vi sono 9.703 specie d'uccelli divise in 29 ordini, 142 famiglie e 2057 generi, tra cento e duecento milioni gli esemplari viventi. Ed a Verona? 322 specie censite nel 1898 su La provincia di Verona – monografia statistica-economica-amministrativa pubblicata dal prefetto di allora nel 1903, conte senatore Luigi Sormani Moretti (un'opera monumentale, più visto l'eguale) che già allora condanna l'uso degli archetti «barbaro e distruttore», invoca pene ai i bracconieri, elenca 3.990 licenze di caccia di cui 3.000 per armi da fuoco (s-ciòpo ad una canna, s-ciòpa a due) con catture di quintali 862,80 nel 1899 e «senza tener conto dei cacciatori di frodo, almeno il doppio»). Per Paolo De Franceschi (1937-2006) autore dell'Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Verona (1983-1987) le specie presenti erano 152. La revisione di questo lavoro scientifico è in conclusione a cura di Verona Birdwatching che, ogni anno, cura l'aggiornamento delle specie presenti nel parco regionale naturale della Lessinia (152 nel 2011). Un lavoro, Uccelli della montagne venete, che ci toglie dall'ignoranza e dispiega pura innocente bellezza.
Bartolo Fracaroli
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