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Cultura & Spettacoli

03.08.2012

IN VOLO

PITTURA. Fino al 30 settembre mostra a palazzo Corbelli a Fano
Esposto per la prima volta dal 1920 il quadro della Biennale che allora fu acquistato per 20.000 lire Un artista del Novecento costantemente europeo CON BUCCI

In volo, il quadro di Bucci venduto nel 1920 a 20.000 lire

In volo, il quadro di Bucci venduto nel 1920 a 20.000 lire
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Alla Galleria Carifano, Palazzo Corbelli di Fano, è aperta fino al 30 settembre una bella mostra - «Anselmo Bucci e gli amici di Novecento» - curata da Lea Guerra e Cristina Quadrio Curzio, con la collaborazione di Astrologo Abdal e Alberto Montrasio (a loro si deve il catalogo). In mostra oltre ai più famosi quadri di Bucci (con una novità assoluta: In volo del 1920, mai più esposto dopo la Biennale di Venezia in cui fu venduto per la strepitosa cifra di 20.000 lire) alcune sculture e pitture dei suoi compagni di ricerca: Wildt e Martini, Sironi, Oppi, Marussig, Dudreville e altri che insieme offrono un panorama significativo del clima pittorica dell'Italia fra le due guerre. Anselmo Bucci, nato a Fossombrone il 23 maggio 1887 compì studi classici a Venezia, quindi a Parigi dal 1906 al 1914 pressoché ininterrottamente; a Milano dopo la guerra, cui aveva partecipato come volontario, fu del primo gruppo di Margherita Sarfatti; presto presente nelle rassegna nazionali e internazionali parigine, espose alla Biennale veneziana dal 1920 al 1952, alla Quadriennale romana dal 1935 al 1949, e, pure senza interruzioni, alla milanese galleria di Lino Pesaro dal 1920 agli anni della guerra. Si spense a Monza nella notte del 19 novembre 1955. Anche solo da questa premessa si comprende l'importanza singolare di una manifestazione artistica che nessun vacanziere presente da queste stupende parti adriatiche dovrebbe perdere. La rassegna, dunque, si affianca a un'altra rivisitazione del Novecento, criticamente e cronologicamente più avanzata - «Sguardi sul Novecento» - curata da Annalisa Scarpa e aperta fino al 30 settembre presso la Villa Regina Margherita di Bordighera: lo fa con grande eleganza, ponendo in rilievo, in maniera assai corretta e avvincente, la continuità e la discontinuità del movimento con se stesso e con il resto della ricerca europea, proprio perché Anselmo Bucci fu, prima di tutto, un viaggiatore, attento osservatore e studioso di quanto avveniva, specialmente a Parigi, dove soggiornò dal 1906 al 1914 e dove tenne la residenza fino al 1935, regolarmente esponendo nei Salons, ammirato da critici come Apollinaire, conosciuto e stimato dal pubblico, un po' distaccato dalla colonia italiana di cui, evidentemente, soffriva l'invidia e certe chiusure nei confronti delle avanguardie. Non sarà un caso, infatti, se, per quattro volte, dal 1911 al 1913, esporrà con gli artisti di un emblematico «Groupe Libre». Ciononostante aveva conosciuto ed era diventato amico di Severini, Modigliani, Viani e, dopo la guerra, conoscerà Picasso, con cui esporrà, Dufy, Utrillo, Susanne Valadon; come in Italia era amico e vicino di Carrà, Romani, Bonzagni, Ugo Valeri. La mostra evidenzia un dato già sottolineato da Rossana Bossaglia, cui si deve l'ultima e più importante pubblicazione sul Novecento (Il Novecento Italiano, Charta editore, 1995): pur essendo colui che dette il nome al movimento nella famosa seduta del 1922 documentata da Dudreville con un lungo resoconto reso pubblico dalla stessa Bossaglia (op. cit., pp. 65-77), Bucci è il meno novecentista del gruppo e non sarà strano, quindi, che dopo i primi entusiasmi, entri in velato e meno velato contrasto con Margherita Sarfatti e non partecipi alla seconda edizione della mostra del 1929. La sua pittura, infatti, rimane costantemente europea - che non vuol dire che gli altri fossero dei provinciali - alla ricerca di una coniugazione personale fra le spinte genericamente impressioniste, apprese e vissute dal vivo nella Parigi della Belle Epoque e dopo; le novità fauves che Bucci, senza difficoltà, accosta al primitivismo degli espressionisti; il recupero classico tutto italiano per un quadro dalla solida impostazione architettonica e dal chiaro racconto, a volte persino programmatico (vedi, ad esempio, una delle sue più famose opere: I pittori, 1921-'22, in cui ritrae se stesso all'opera modesta, ed orgogliosa, per la realizzazione di un capitello). Vogliamo dire che nel corso dei cinquant'anni di attività, è facile scorgere nelle sue opere i rivoli non secondari dei movimenti con i quali veniva a contatto, con un continuum dato dalla sua profonda sensibilità e irrequietezza, che lo avvicinano più alle forme anarchiche, che diedero origine al fascismo, che ai richiami statalisti all'ordine (vedi per esempio Funerali di un anarchico, 1919). Di questo cammino complesso e articolato offre compiuta esperienza la mostra, nella scelta esemplare delle opere sue e degli amici e, attraverso i documenti esposti, dà un utile resoconto della critica e delle confessioni dell'artista durante gli anni della sua carriera, non mancando, nelle tre sezioni che la compongono, di sottolineare i vari passaggi e cambiamenti di stile: dagli inizi postimpressionisti con esiti incerti fra il Simbolismo, il gusto fauve e la tecnica divisionista (1908-1910), a una fase decisamente simbolista (1910-1913), alla solarità mediterranea acquisita dopo il viaggio in Sardegna (1913-1915), allo stile deciso e compendiario del periodo bellico (1915-1918), che approda in seguito ad un disegno più preciso e «classico» (1919-1926), a un graduale ritorno al colore intenso, mediterraneo (1927-1931), a una ripresa dei valori impressionistici, che resteranno il timbro della sua pittura fino alla morte. Fra le opere in mostra che segnano questi passaggi segnaliamo, per importanza o per bellezza particolare, soprattutto gli appunti di guerra, in cui Bucci si dimostra un vero e proprio War artist e il già ricordato In volo.


Francesco Butturini

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