29.07.2012
VIDEOARTE. Alla galleria Artericambi suggestioni e ambiguità in salsa iberico-americana
Carles Congost lascia la cultura pop per un cortometraggio concettuale
Protagonisti il poliziotto americano dai capelli bianchi, il padre di famiglia, che potrebbe benissimo essere un venditore di assicurazioni, il ragazzo che si presume sia il figlio adolescente e un secondo agente imperturbabile che controlla l'evolversi della vicenda attraverso lo specchietto retrovisore della macchina. Tutti compaiono sullo schermo gradualmente e al rallentatore. Gli attori del video sono preannunciati da quattro immagini esposte alla Artericambi in via Antonio Cesari 10 (Borgo Venezia) fino a fine agosto. Paradigm, il video di Carles Congost — spagnolo, classe 1970, lavora con fotografia, musica, disegno, ma soprattutto cortometraggi e installazioni — in una decina di minuti crea suggestioni e ambiguità. Tante domande e nessuna risposta. Paradigm, dal linguaggio chiaramente cinematografico, rappresenta nel percorso di Congost una svolta sia formale che concettuale. In alcuni lavori del passato, l'artista aveva toccato la cultura pop dei miti adolescenziali, dei fumetti, dei video musicali, dei B-movies e dei serial televisivi, cavalcando spesso il repertorio visivo spagnolo e del cinema di Almodovar, rifettendo su questioni che spaziano dalla propria pratica artistica fno a fenomeni come la formazione dell'identità, l'isolamento e i confitti generazionali, ma in questo video va oltre. Innanzitutto c'è una colonna sonora, composta da Evpidis Sabatis e Stefano Maccarrone, che detta tempi ed emozioni: dentro a una vettura, il giovane e il padre intrecciano un loquace gioco di sguardi che fa trapelare colpa, paura, attesa, mentre un poliziotto si avvicina minacciosamente all'auto. Ci si aspetta che estragga la pistola ed invece, colpo di scena: non succede nulla di prevedibile, che rientri nel possibile ventaglio di comportamenti a cui i luoghi comuni ci hanno abituato. Il poliziotto dall'aria cattiva compie un'azione surreale, completamente estranea al contesto, che attira l'attenzione di alcuni fanciulli che giocano nel parco. Una impercettibile empatia tra i personaggi stravolge la storia. Non mancano i riferimenti a film e registi contemporanei, come il mitico C'era una volta il West (1968), regia di Sergio Leone, ma anche ai polizieschi hollywoodiani. Non manca l'invito a una riflessione sui ruoli, sugli stereotipi, sui rapporti. Ma Paradigm, capovolgendo le nostre aspettative, richiama questi tempi difficili e invita a rivedere paradigmi sociali e comportamentali. Questa terza personale di Congost nello spazio di Artericambi, la galleria che guarda con fiuto e competenza ciò che succede nel panorama contemporaneo, è una mostra che viene dopo tanti successi conquistati dall'artista in spazi prestigiosi a Tokyo, Parigi, New York, Londra. È intrigante questo video. Ognuno ci veda quel che vuole in tanta ambiguità e mistero, ma due scene sul finale danno i brividi: il poliziotto di colore a mani giunte sul cui volto scende una lacrima e quel canto finale affidato al bambino, che invita a credere in un altro spazio e tempo dove regneranno ottimismo e positività. Avviene quando l'arte emoziona.
Maria Teresa Ferrari
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