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Cultura & Spettacoli

27.06.2012

Il Mississippi e i sonetti alla mancata moglie

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Il colosso americano ebbe un tracollo economico il 24 ottobre 1929 («giovedì nero») quando la caduta della borsa di New York determinò un dramma collettivo epocale. Si parlò di Grande Depressione per l'intensità, la durata e gli effetti della crisi. Fino al 1932 scesero vertiginosamente prezzi, produzione e investimenti; il tasso di disoccupazione raggiunse il 20 per cento, con 12 milioni di senza lavoro e più del doppio costretti alla pura sussistenza. Si attribuì la colpa alla sovrapproduzione smodata degli anni Venti, al lassismo politico, alle speculazioni. «L'espressione della gente denotava un'atterrita incredulità», ha scritto l'economista Galbraith, «con un'ondata di suicidi: undici noti speculatori si erano uccisi fin da subito». Gli Usa si chiusero ai partners economici europei con il protezionismo, facendo fallire molte banche. Solo il New Deal del presidente democratico Roosevelt risollevò la nazione: intervento dello Stato nell'economia (controllando i meccanismi creditizi), ridistribuzione del reddito per riattivare i consumi (incrementando il potere d'acquisto) e riattivazione dei lavori pubblici. Le ambizioni coloniali erano lontane, il nazismo e la corsa agli armamenti vicini. La storia voltava pagina. INEDITO A 50 anni dalla scomparsa di Faulkner esce la raccolta Poesie del Mississippi (Transeuropa, 112 pagg, 9 euro) tradotta da Vanni Bianconi, antecedente i grandi romanzi e mai pubblicata in Italia. Composta nel biennio 1925-'26, è articolata in due parti: la prima, Helen, un corteggiamento, ricorda l'infatuazione per Helen Baird, che gli oppose un rifiuto al matrimonio, ma ricevette comunque in dono 15 sonetti scritti a mano su un libretto rilegato artigianalmente, riesumato dopo la morte dell'autore; la seconda, Poesie del Mississippi, fa emergere la consolazione nella natura come cura delle ansie affettive. Faulkner ebbe una vita sentimentale non trascurabile: da giovane era un dandy e si faceva chiamare il Conte. Si sposò nel 1929 con Estelle Oldham, suo primo amore, perduto e poi ritrovato (la accettò anche se era divorziata con figli). Venuto in Italia, dichiarò «mi piacciono il pane e le donne» ma, di fronte a tre tavole istituzionali imbandite, rispose «preferisco cenare con la mia traduttrice», la giovane e bella Fernanda Pivano. S.V.

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