Italia che cambia La fotografia è da oggi sul web

IL SAGGIO. Ebook di sette studiosi gratis on line
«Alla ricerca dell'identità perduta» tra net-generation e immigrati vip
20/02/2012

Qual è l'identità degli italiani? Cosa ci rende diversi e perciò unici nella grande famiglia europea? Viaggio in Italia. Alla ricerca dell'identità perduta, a cura di Giulia Cogoli e Vittorio Meloni, cerca di rispondere a queste domande in un momento in cui l'identità del nostro Paese è circondata da interrogativi. Il libro, da oggi scaricabile gratuitamente in formato ebook dal sito www.perfiducia.com (iniziativa sostenuta da Intesa San Paolo), raccoglie le riflessioni di Marco Aime, Gianpiero Dalla Zuanna, Luca De Biase, Ilvo Diamanti, Salvatore Natoli, Enrico Pozzi e Luigi Zoja. Sette studiosi a confrontarsi sui cambiamenti profondi, la crisi e la forza dell'Italia. Un Paese in divenire, che si popola di nuove tribù, quelle che l'antropologo Marco Aime scopre spinte dal bisogno di identità forti ed esclusive. «Le vicende umane dimostrano quali abilissimi camaleonti culturali siamo noi umani», spiega Aime, «ma l'eccessiva sovraesposizione dell'identità rischia di trasformarci in esseri unidimensionali». Gianpiero Dalla Zuanna, statistico e demografo, offre il ritratto di una rivoluzione in atto: «La forza dei cambiamenti è tale da rimodellare il volto dell'Italia e delle famiglie». Il profilo sociale e culturale sarà profondamente modificato dalla crescita degli immigrati che raddoppieranno nei prossimi trent'anni. Sbaglia chi li chiama disperati, perché «possono dare una formidabile spinta all'Italia: portano con sé il desiderio di successo, la disponibilità al sacrificio, la volontà di superare le difficoltà». Una nuova identità fatta di network sociali, è quella che ci mostra il giornalista Luca De Biase. Sono proprio le identità virtuali a mettere in discussione i legami che contano, come quelli familiari e amicali, che oggi vengono sostituiti dalla condivisione di uno stesso spazio virtuale. Ci riporta alle tante Italie che compongono «un puzzle di identità molto complesso», Ilvo Diamanti, sociologo e studioso dei rapporti tra società e politica. Gli italiani sono un popolo con un senso dello Stato molto debole: il loro sentimento nazionale riproduce la frammentarietà che riguarda «da un lato, l'appartenenza al territorio, dall'altro, il rapporto con la società e le istituzioni». Una condizione che oggi può rappresentare un limite serio, perché una società senza Stato rischia di scomporsi. GLI ITALIANI hanno una storica incapacità di riconoscersi come popolo pur riconoscendosi come parte di uno stesso spazio linguistico, culturale, geografico. Un ritardo evolutivo, come sostiene il filosofo Salvatore Natoli. Ma è la storia a cambiarci, globalizzazione compresa. Enrico Pozzi, psicologo sociale, riflette su come il nostro Paese possa oggi abbandonare lo schema, perdente, del carisma trionfante del capo «per entrare di nuovo nella storia, nella collaborazione, nel compromesso, nel difficile negoziato delle diversità». Lo psicanalista Luigi Zoja descrive invece le nuove identità dei giovani neet, che vivono come isolati e inabissati, consumando i loro anni migliori in una specie di stato di sospensione. A salvarli, ma a salvare tutti noi, ci potrebbe essere una dieta mediatica alternativa, una slow culture: «Una gastronomia dello spirito e una alimentazione della conoscenza, basata non solo sull'elettronica, ma anche su una preservazione del rapporto umano e su ritmi in ogni senso biologici, di cui le menti non potranno mai fare a meno».

Maria Teresa Ferrari